Jacopo Santamaria, dalle moto ai trattori

Il collezionista Jacopo Santamaria di Vergato (Bologna).
Jacopo Santamaria nel Bolognese da due anni ha aggiunto una nuova tipologia di collezione. Con il marchio Fiat in primo piano

Pochi pezzi, ma molto rari e ricercati. Questa la collezione di Jacopo Santamaria, 41enne di Vergato (Bologna), località dell’Appennino. Il collezionista ha sempre avuto la passione per la meccanica, di moto e auto in particolare. Poi, a un certo punto, gli si è acceso l’interruttore dei trattori, tanto che, meno di due anni fa, ha addirittura cambiato lavoro per dedicarsi a un’attività di rivendita e officina di mezzi agricoli ed essere più a contatto con la sua passione.

Alcuni dei trattori della collezione.
Alcuni dei trattori della collezione.

«Sono un amante dei Fiat - esordisce Santamaria - e perciò mi sto dedicando principalmente a questo marchio. Come dice il mio amico e mentore Silvio Pasini, i trattori Fiat sono ambitissimi all’estero, mentre a volte in Italia sono sottovalutati. Per me invece sono fondamentali, essendo parte integrante della nostra storia agricola».

Partiamo con uno splendido Fiat 702, prima serie, dei primi anni ‘20. Sviluppa una potenza di 22 cavalli. L’esemplare è tutto originale e si hanno notizie che, in provincia di Bologna, prove tecniche con questa macchina furono fatte fin dal 1918, prima della costruzione in serie. Si tratta del primo trattore agricolo prodotto dalla casa di Torino. Pare nascesse di colore verde oppure grigio. L’avviamento era a manovella e le ruote erano in ferro, con diverse tipologie di lamelle o spuntoni in funzione del lavoro da svolgere. Il motore era molto simile a quello dell’autocarro Fiat (il 18 BLR) già utilizzato durante la guerra.

Fiat 702, la capostipite.
Fiat 702, la capostipite.

Segue in collezione un Fiat 700 A del 1928, che sviluppa una potenza pari a 30 cavalli. Ma ancor più spettacolare è la versione “industriale/stradale” del 700 A, che riporta in targhetta la dicitura 700 VI, probabile acronimo di Veicolo Industriale. Era costruito da Breda su licenza Fiat. Davanti ha un pesantissimo rullo e anche le due ruote posteriori sono larghe, allo scopo di compattare terreni/strade. Questa versione, molto rara, ha gancio traino, puleggia, verricello e una diversa cassetta degli attrezzi rispetto alla versione agricola.

Fiat 708 C.
Fiat 708 C.

«Vado molto fiero - aggiunge Santamaria - anche di questa Fiat 700 C. Motore a petrolio, deriva dal motore della 700 A. È degli anni ‘30 e si dice che fu molto usato durante le bonifiche effettuate in quel periodo. È uno dei primi cingolati, se non il primo, costruito in serie in Europa proprio per il settore agricolo». La visita alla collezione di Santamaria continua con un 708 C. È straordinario il fatto che sia completo di tutto: tendina anteriore per il radiatore, manometro originale, libretto e fattura di acquisto, set di chiavi per la manutenzione, candele e pure un grande telo marchiato Fiat per coprirlo durante i mesi invernali, in cui non veniva usato. Incredibile trovare un esemplare così completo di tutto, del quale furono costruiti 301 pezzi. Questo della collezione Santamaria proviene dalle colline bolognesi.

 

Boghetto e il suo braccio destro

Versione “industriale/ stradale” del 700 A.
Versione “industriale/stradale” del 700 A.

Altro pezzo di prestigio: un Fiat 40 Boghetto. Fra l’altro, questo esemplare si trovava proprio a Vergato, il comune di residenza del collezionista. Anche questo è in ottime condizioni. Una digressione: Santamaria opta per il restauro conservativo. Se acquista un trattore che è stato riverniciato, specie con colori non consoni all’originale, svernicia tutta la macchina e poi la lascia nel suo stato. Anche per la parte meccanica sistema tutto da solo e, se mancano pezzi della carrozzeria o altre componenti, se le costruisce da solo o si avvale di maestri artigiani, riproponendo gli stessi materiali. In genere, però, cerca i pezzi originali “cannibalizzandoli” da esemplari in demolizione.

Non solo Fiat nella collezione: qui in foto il testacalda Bubba UT3.
Non solo Fiat nella collezione:
qui in foto il testacalda Bubba UT3.

Torniamo al Fiat 40. Come riporta la targhetta identificativa, il motore è un brevetto dell’ingegner Boghetto. Si poteva alimentare con qualsiasi combustibile e veniva costruito da una controllata Fiat, la Oci (Officine costruzioni industriali) di Modena. «Il motore - afferma Santamaria - veniva messo a punto per l’alimentazione a gasolio, ma, con ulteriori regolazioni per il rapporto di compressione, l’anticipo, la portata della pompa e l’aspirazione, lo si poteva adattare per l’alimentazione a petrolio, benzina, metano, gassogeno. Detta così, può sembrare facile, ma in realtà ebbe sempre grosse difficoltà nell’utilizzo. Io ho avuto una grande fortuna, cioè essere istruito da un vispo meccanico che, da ragazzino, era stato il braccio destro dell’ingegner Boghetto. Ho avuto quindi l’insegnamento di una persona straordinaria, che conosce ogni segreto di questo motore». Anche questo esemplare è completo, con tanto di targhette identificative e tendina al radiatore per il mantenimento della temperatura. La “pluri-alimentazione” fu una richiesta degli anni ‘30 a causa delle sanzioni contro l’Italia, fra cui il blocco della vendita del petrolio al governo fascista. Si vocifera addirittura che nelle colonie il Boghetto fosse alimentato con olio di palma.

 

UT3, il primo interamente Bubba

L’UT3 è in fase di rimontaggio dopo la revisione. Il collezionista è in grado di sistemarlo da solo.
L’UT3 è in fase di rimontaggio dopo la revisione. Il collezionista è in grado di sistemarlo da solo.

«Non è un Fiat, ma ne vado molto fiero - dice Santamaria mostrando il suo Bubba UT3 del 1929 -. È il primo trattore interamente Bubba, in quanto i precedenti erano su carro Case. È in fase di rimontaggio, perché l’ho interamente revisionato in modo da farlo funzionare».

La collezione non è finita qui. Spicca anche una Fiat 60 R doppia trazione, macchina a cui Jacopo è particolarmente legato e della quale indica il logo Manuel nella scatola del differenziale. Altro trattore cui è affezionato è un Fiat 52, cingolato, a carro largo da montagna. «È stato il mio primo pezzo della collezione, quindi non me ne separerò mai. E poi è una gran bella macchina, anche se è relativamente recente (1947-50)».

Vi sono altri Fiat, che il collezionista intende cedere o scambiare «perché voglio avere meno macchine, ma dal valore storico sempre più importante. Credo che, come collezionisti, dovremmo ricercare sempre l’aspetto storico. Io mi ritengo fortunato nell’aver trovato alcune macchine complete addirittura della fattura di acquisto. Ti riportano indietro nel tempo, ti fanno vivere i sacrifici e la volontà di modernizzare l’agricoltura, quando acquistare un trattore era quasi come pensare di andare sulla luna. Un collezionismo interpretato così, come valorizzazione della storia, penso sia la mentalità giusta per evitare la deriva di accumulare oggetti».

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