Quercetti il racconto di una passione d’epoca

Quercetti
Nel cuore della provincia reatina tra rievocazioni e macchine che hanno fatto la storia agricola del nostro Paese
Landinetta 20 cv del 1960.
Landinetta 20 cv del 1960.

La casa di Dino Quercetti, un agricoltore in pensione con la passione per i trattori d’epoca, si trova a Rivodutri, un paesino di circa 1.300 abitanti a 16 km da Rieti. La strada per arrivare a Rivodutri è in pianura, divide distese di campi agricoli adagiati sotto morbide colline che fanno da cornice a uno spazio che sembra di altri tempi. «È iniziato tutto circa 15 anni fa. Sfilammo a un carnevale organizzato a Rieti con una ‘vecchia’ trebbia con sopra scritto “era meglio quando era peggio”. Una bambina meravigliata chiese al papà cosa fosse quella strana macchina». Così, il signor Dino inizia il suo racconto, il racconto di una vita, di una passione, di un territorio e delle persone che lo hanno abitato e continueranno ad abitarlo, così, come fosse una fiaba. «Siamo 15 amici, tutti agricoltori di origini contadine, un giorno ci siamo detti: perché non ci uniamo e formiamo un club per rievocare quello che facevano i nostri nonni, cominciando dalla mietitura del grano a mano? Da lì è nata la nostra associazione “Club trattori e macchine agricole d’epoca”».

Un viaggio nel passato per portare testimonianza di una tradizione e di una cultura che deve rimanere viva perché «un bambino conosce il pane, ma non sa come si fa, da cosa viene. Quattro anni fa una scuola ci chiese di fare un video didattico per i bambini delle elementari e per noi è stato motivo di orgoglio. Il pane è il risultato di duro lavoro, di vari procedimenti (semina, raccolta, macina). Insegnare ai più piccoli da dove vengono e come si fanno le cose che mangiamo è importate».

 

La festa per rievocare la trebbiatura

A Rivodutri, ci spiega Dino, una volta all’anno tutto il paese si riunisce e partecipa alla manifestazione preparata dal club: “la festa della trebbiatura”. «È una festa nel vero senso del termine che rievoca la tradizione della trebbiatura, uno dei momenti più importanti della vita degli agricoltori. Il 28 luglio abbiamo organizzato una sfilata con 35 trattori d’epoca, siamo partiti da Rivodutri e siamo arrivati a Rieti. Abbiamo riportato i trattori dentro al centro storico, è stato un successo. Organizziamo ogni anno una giornata intera nei campi, facciamo la mietitura a mano e poi portiamo il grano nell’aia, proprio come una volta; tutto contornato da musica folcloristica e prodotti tipici. Lo scopo è quello di ricreare l’atmosfera del passato per non farla dimenticare. La gente partecipa, qualcuno si appassiona ai trattori d’epoca, proprio come noi, si ricorda della sua gioventù e dei suoi nonni e la tradizione rivive».

Dino ci spiega orgoglioso che in provincia non c’è nessun altro club attivo come il loro e che hanno già un’idea per la prossima manifestazione: una trebbiatura nell’aia, ma dentro la città di Rieti, in un posto idoneo e in notturna. «Dobbiamo ancora accordarci con il sindaco per decidere il tutto, ma si farà, lei (il sindaco) è la nostra mascotte, ci segue ovunque».

Barbara Pelagotti, il sindaco di Rivodutri, è presente infatti anche a questo incontro e alla domanda “cosa pensa di queste iniziative del club?” risponde: «Sono sette anni, da quando sono stata eletta, che li seguo. Io non sono originaria di Rivodutri, sono di Firenze, ma mi sono sposata qui e piano piano ho imparato a conoscere le tradizioni locali. È stata una piacevole scoperta vedere con quanta passione loro si dedicano al reperimento dei mezzi, al restauro e alla messa in funzione dei trattori. È un’associazione che si riunisce, che organizza delle cene, che coinvolge il Paese, si respira il loro divertimento e il loro impegno. Inoltre, è importante l’aspetto didattico che ha il club per i ragazzi. Far vedere concretamente come si lavorava una volta nei campi è molto diverso rispetto a sentirlo raccontare solamente».

 

La collezione

«Abbiamo 22 macchine e la trebbiatrice che facciamo lavorare quasi tutti gli anni. Le abbiamo tutte restaurate noi». Sono otto gli esemplari che Dino ha tirato fuori e parcheggiato in un piazzale

Lugli Junior, trattorino monocilindrico da 7 cv, con cofano non originale.
Lugli Junior, trattorino monocilindrico da 7 cv, con cofano non originale.

davanti a casa sua per l’occasione. «Questo trattore è degli anni ’50, racconta, è un Landini testa calda L25 da 25 cv, monocilindrico, due tempi. Per accenderlo si posiziona la lampada a gas sotto la calotta e, dopo averla scaldata per 10-15 minuti, si dà una energetica pompata sul manettino della pompa e, se esce fumo bianco dall’alta valvola, significa che il motore è pronto per partire con un colpo di rotazione sul volano. Queste macchine vennero usate per la bonifica dell’Agro Pontino e per i lavori leggeri. Il Landini che ho io è piccolino, ma ci sono anche “bestioni” di 45-55 cv con i quali prevalentemente si aravano i campi».

Accanto al Landini testa calda, Dino ha sistemato una Landinetta 20 cv di color bronzo, un modello successivo, risalente agli anni Sessanta, non più testa calda, ma diesel. «Era una macchina alla portata di tutti i contadini. Inizialmente l’aratura si faceva con l’aiuto delle vacche, poi i contadini si sono meccanizzati e il primo passo che fecero fu quello di acquistare un trattore da 20 cv». Più potente invece l’OM 513 di colore arancione: «Questa macchina, robusta e dalle ottime prestazioni, fu una rivoluzione da parte dell’OM. È del 1961 e ha 62 cv di potenza. Come altrettanto straordinario è questo Sametto 120 (21 cv) del 1959-60, un pezzo da collezione».

Infine, Dino mostra fiero i più piccoli del suo assortimento d’epoca, i trattorini della carpigiana Lugli, Lilliput in primis (ne ha tre, due verdi e uno arancione) e uno Junior. «Sono dei piccoli gioielli, risalgono ai primi anni Cinquanta e hanno una potenza di 7 cv. E pensare che, fino a qualche anno fa, nessuno dava importanza ai Lilliput. Mentre oggi vanno a ruba, tanto che anche la committenza estera li apprezza molto».

In primo piano Lugli Lilliput arancione da 7 cv.
In primo piano Lugli Lilliput arancione da 7 cv.

I Lilliput avevano colori diversi, a ciascuno dei quali corrispondeva un impiego differente: il verde era usato nelle fornaci, l’arancione nelle cantine e il giallo negli aeroporti per tirare i carrelli dei bagagli. La loro storia, racconta Dino, parte da Carpi, in provincia di Modena. «Nel paese c’erano due fabbri (i Lugli appunto), all’epoca considerati persone che dovevano saper fare di tutto. Per accontentare le richieste dei paesani, che reclamavano un trattorino che potesse spingere i carrelli nella fornace e sollevarli dalle fatiche, andarono alla fiera di Milano e comprarono un motore diesel monocilindrico dell’azienda inglese Enfield per montarlo su uno di questi trattorini. Negli anni successivi produssero un’altra serie (Junior) equipaggiata con il motore tedesco Güldner e a seguire modelli anche più grandi, di 10 e 12 cavalli». Il Lilliput arancione di Dino è un primo tipo: «Lo presi da un rigattiere a Napoli e all’epoca non me ne accorsi, non ero esperto come oggi. Adesso è di mio nipote».

Chiudiamo con un veloce passaggio sui prezzi attuali delle macchine agricole d’epoca per sottolineare che, mentre quasi tutti i trattori d’epoca registrano quotazioni in calo, i trattorini Lugli in effetti sono oggi molto richiesti, perciò continuano ad avere prezzi discretamente alti. Un plus in più per la collezione di Quercetti.

 

MISSIONE COMPIUTA

Claudio Lugli e suo figlio Davide
Claudio Lugli e suo figlio Davide.

Cogliamo l’occasione dei trattorini Lugli citati in questo articolo per tornare a parlare di una collezione descritta su questa rivista all’inizio dello scorso anno (Macchine e Motori Agricoli n. 1-2/2016), alla quale mancava ancora un modello per definirsi completa. Stiamo parlando della collezione di Claudio Lugli e suo figlio Davide, in quel di Carpi, che al momento della nostra visita

possedevano tutti i modelli costruiti dall’omonima ditta carpigiana negli anni 50, tranne l’L10.

Un trattore agricolo costruito nel 1954 dalla Lugli, azionato da un propulsore monocilindrico a petrolio Ruggerini da 10 cavalli, quindi leggermente più potente dei predecessori Lilliput.

Ora, come si può vedere dalla foto, anche questo modello è stato acquistato, per cui si può dire che la collezione è completa, anche se in realtà mancherebbero ancora la carioca Ter 12 (non un vero e proprio trattore, quindi) e il ferroviario Titti, praticamente introvabile.

Dunque, i complimenti più sinceri di MMA a Claudio e Davide per aver completato una collezione così preziosa.

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