Nibbi, dalle pompe per irrorazione ai trattori

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Nibbi G 824 S 2RM (foto Renzo Nicolini).
All’inizio degli anni Sessanta lo storico marchio reggiano iniziò a produrre anche trattrici per vigneto

Da sempre dedicata ai collezionisti di trattori d’epoca, questa rubrica ogni tanto si concede qualche “divagazione”, raccontando brevemente le storie di alcuni marchi. Fu il caso di John Deere nel 2012, Orsi nel 2013 e Arbos/Bubba nel 2015; adesso è il momento di un altro marchio già citato qualche volta in alcune delle collezioni da noi descritte.
Si tratta di Bruno Nibbi, classe 1906, che, dopo diversi anni di lavoro alle Officine Reggiane, nel 1943 fonda a Reggio Emilia la prima società con l’amico Leonida Pratissoli, per poi crearne un’altra nel 1949 con un nuovo socio, Remo Bedogni, anch’egli con un trascorso nelle Officine Reggiane (e poi nella Lombardini), specializzata nella produzione di pompe per irrorazione.

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Il Nibbi G 419 era equipaggiato con motore Slanzi bicilindrico, 1.477 cc, raffreddato ad aria.
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Nibbi RM 2/30 S.
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Motofalciatrice Figaro.

È qui che nasce il marchio NB (Nibbi Bedogni), che rimane anche quando Bedogni esce dalla società nel 1954 e prende vita la Nibbi Bruno e Figli (nel frattempo infatti era entrato in azienda anche il figlio di Bruno, Franco Nibbi, classe 1933, perito industriale). La seconda metà degli anni Cinquanta è un periodo molto fertile per la meccanizzazione agricola italiana: la domanda di macchine per l’agricoltura, infatti, è in forte ascesa, tanto che alle pompe per irrorazione Nibbi decide di affiancare prima la produzione di motofalciatrici (commercializzate con il modello Figaro, motorizzate Lombardini e caratterizzate dalla novità, per quell’epoca, della retromarcia) e poi quella di piccole zappatrici e motocoltivatori (Artiglio in primis, ma successivamente anche 519, 119 e Brik, tutti motorizzati Lombardini).

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Motocoltivatore Artiglio E con motore Lombardini LDA 450.

Parallelamente, sotto la gestione dell’ufficio tecnico di Franco Nibbi, crescono anche la superficie aziendale (quasi 2.000 metri quadrati a fine anni Cinquanta) e il numero di dipendenti (140 all’inizio degli anni 60). Da aggiungere, infine, l’inserimento nella gamma di prodotti offerti anche le motoagricole, come la G119, la G120 e il TractorCar, ribaltabile, trilaterale, con cambio sincronizzato).
Nel 1964 l’azienda costruisce un nuovo stabilimento in via Fratelli Bandiera. Qui dà inizio alla produzione di trattori. È su questi ultimi che ci concentriamo maggiormente, nonostante le difficoltà di fare chiarezza in un listino molto esteso. Ci limiteremo quindi a ricordare i modelli più importanti e di cui siamo riusciti a raccogliere qualche informazione. I primi furono sicuramente l’RM 2/14 e l’RM 2/18 (due ruote motrici) assieme a RM 4/14 e RM 4/18 (quattro ruote motrici), con motore Slanzi, usciti sul mercato nel 1964. Sulle motivazioni che spinsero Nibbi a iniziare a produrre anche i trattori, Franco Nibbi ci spiegò, in occasione di un incontro, che i trattori specializzati erano una sorta di moda in quel momento e infatti molti costruttori di motocoltivatori (Goldoni, Valpadana, Ferrari, Pasquali, Bertolini, solo per citarne alcuni) cercarono di entrare in questo segmento, partendo dal cambio dei motocoltivatori più grossi e iniziando a a costruire qualche “trattorino”.
Dagli RM 2 al G824 passando per il Tonson
Il modello RM 2/14 S era equipaggiato con motore diesel Slanzi DVA (Diesel Verticale Aria) 680 T, bicilindrico, raffreddato ad aria, 665 cm3 di cilindrata, 14,5 cv di potenza massima e cambio a 6 marce avanti e 3 retromarce. L’RM 2/14 20 S, invece, aveva un motore Slanzi DVA 1000 T, 1.020 cc di cilindrata, da 20 cv di potenza massima, e cambio 6 AV + 1 RM. Lo stesso motore equipaggiava anche il modello RM 2/18 S, mentre il cambio aveva 6 marce avanti e 3 retromarce. Nell’RM 2/25 S il motore Slanzi è un DVA 1003 T, bicilindrico, da 1.330 cc e 29 cv di potenza massima e il cambio ha 6 marce avanti e 1 retromarcia.

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I libretti istruzione di Figaro D, Tonson 1000 e Artiglio E e G 519. 1. Pubblicità del 1970 (Macchine e Motori Agricoli) dei trattori G 419 e Tonson 1000, assieme al motocoltivatore G 119S. 2. Copertina del catalogo del Nibbi 340 L DT. 3. Serie G 219, 319 e 419 in una pubblicità su Macchine e Motori Agricoli del 1973.

Passando alle quattro ruote motrici, l’RM 4/18 montava lo Slanzi DVA 1000 T, 20 cv di potenza massima, cambio a 8 marce avanti e 4 retromarce, con appunto quattro ruote motrici di cui le posteriori disinseribili.
A questi seguirono a fine anni 60 la serie G (219, con motore Slanzi DVA 920/G da 24 cv, 319, da 18 cv, e 419, con motore Slanzi DVA 1500 da 32 cv) e poi il famoso Tonson 1000, molto venduto soprattutto nelle Filippine per i lavori nelle risaie, grazie all’ampia luce libera da terra. Montava un motore Slanzi DVA 1300 T raffreddato ad aria da 29 cv e cambio Hurth (società tedesca che aveva una filiale in provincia di Trento) con 6 marce avanti e una retromarcia. Motore e trasmissione a parte, era fatto in casa da Nibbi.
Infine, i modelli G119, le Serie A, B e D (da 14 cv), il G824 (40 cavalli) e il G819 (40 cavalli). Questi ultimi due nella versione DT (doppia trazione), presentata nel 1978 alla fiera di Arezzo, furono i più venduti, grazie a compattezza e aderenza.

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Franco Nibbi alla guida della motofalciatrice idrostatica DL 160. Franco Nibbi è venuto a mancare lo scorso anno, mentre è ancora viva la sorella Deanna, che lavorò a fianco del padre Bruno in amministrazione.

La produzione di trattori si concluderà nel 1993, due anni dopo la cessione dell’azienda al notaio Piergiorgio Corbelli (il marchio Nibbi oggi è di proprietà della Emak che come Nibbi costruisce motocoltivatori, motozappe e falciatrici). Ultimo modello la Serie 233, caratterizzata da motori Lombardini Fox (2 cilindri, 30 cv) e cambio sincronizzato. In Italia furono venduti oltre 5.000 trattori a marchio Nibbi Bruno e Figli, ma molti di più presero la via estera, finendo praticamente in tutto il mondo (Filippine, Iran, Sudamerica, Africa, Giappone), tanto che i mercati esteri arrivarono a rappresentare fino al 30% del fatturato dell’azienda.

Si ringraziano Gabriele Begnozzi, Donnino Valentini, Renzo Nicolini, Silvano Cabassi, Roberto Barbieri e Tonino Gherardi per le foto e il prezioso aiuto nel recupero delle informazioni riportate in questo articolo.

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