Bubba e Arbos, il genio italiano al servizio dell’agricoltura

La trebbiatrice della Cav. Pietro Bubba esposta in Piazza Cavalli a Piacenza.
Ripercorriamo la storia di questi due marchi, recentemente risaliti alla ribalta grazie all’acquisizione da parte della cinese Foton Lovol

Una vicenda senza dubbio affascinante, per non dire unica, quella di Bubba e Arbos, marchi storici della meccanizzazione agricola italiana, che è stata recentemente ripercorsa in occasione di un convegno presso la storica Piazza Cavalli di Piacenza, all’interno del Palazzo Gotico. Un convegno che ha visto anche la presenza del sindaco piacentino, Paolo Dosi, perché la riscoperta in particolare del marchio Arbos ha riacceso gli animi di tutta la città.

A ricordare le tappe più importanti ci hanno pensato prima Ernesto Ferrini, presidente del Camae, e poi un appassionato di macchine agricole d’epoca, Claudio Bellotti, dalla cui presentazione prendiamo spunto per riscrivere la storia di questi due marchi. A partire dal 1850, quando il professor Zangrandi, allora direttore dell’ospedale di Piacenza, ma soprattutto grande appassionato di meccanica agraria, per primo importa in Italia un locomobile trebbiatoio della Marshall Sons &C. Per farlo lavorare si affida a conduttori inglesi e italiani, tra cui i fratelli Soresi, ma già dopo la prima campagna del grano a Zangrandi viene fatto presente che non servono più i tecnici inglesi, perché gli italiani sono in grado di gestire il macchinario da soli. I fratelli Soresi a quel punto ne costruiscono uno in proprio e “abbandonano” Zangrandi, che si guarda intorno e incontra Pietro Bubba. Classe 1849, Pietro è un trebbiatore a Santimento, un paesino in provincia di Piacenza, ma assieme ai figli possiede anche un’officina dove costruisce attrezzi agricoli. Dopo pochi anni anche Bubba lascia Zangrandi e nel 1896 costruisce il primo trebbiatoio Bubba per semi minuti, che nel 1898 passa a una vera e propria produzione industriale. A inizio ‘900 la produzione si allarga ed entrano in produzione anche trebbiatrici per frumento e sfogliatrici per mais, tanto che nel 1909 nel Catalogo della Camera di Commercio di Piacenza risulta iscritta la “Bubba Pietro – Trebbiatrici – Santimento”. Purtroppo arriva anche la prima guerra mondiale (1915-1918) e la produzione si interrompe. Il governo italiano in quel periodo importa dagli Stati Uniti 6.500 trattori e organizza la Motoaratura di Stato proprio per poter lavorare i terreni incolti. A Piacenza nasce in questo periodo una scuola di addestramento, perché i trattori a fine guerra vengono messi all’asta, ma gli agricoltori non sono in grado di guidarli né tanto meno di ripararli. di Francesco Bartolozzi

Leggi l’articolo completo su Macchine e Motori agricoli n. 9/2015

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1 commento

  1. Una stupenda giornata per la città di Piacenza, che ha visto celebrati i fasti di un grande passato nella meccanica agraria. Il salone d’onore di Palazzo Gotico era gremito e i vecchi dipendenti della Arbos arrivavano con le tute da lavoro che avevano conservato per oltre 25 anni. Meraviglioso evento a preparazione della rinascita di un marchio che ha dato gloria all’Italia.

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