Galeotto fu il Sametto

Due amici nel Bresciano da circa 10 anni collezionano trattori. Tra cui i “piccoli” di casa Same

Come in altre occasioni, la storia di questa collezione nasce dalla passione trasmessa da un nonno agricoltore al proprio nipote. Ma a differenza delle altre occasioni, raccontiamo di due giovani amici, neanche quarantenni, che si sono uniti nel collezionare trattori e macchine agricole d’epoca.

Il Sametto 18 che ha dato il via alla collezione di Motti.
Il Sametto 18 che ha dato il via alla collezione di Motti.

Ci troviamo in provincia di Brescia, per la precisione a Castelcovati, e parliamo di Gianmario Motti (socio Gamae) e Paolo Andreoli. Quest’ultimo in realtà ha cominciato per primo a collezionare trattori, ma chi aveva il nonno agricoltore è Motti. «Aveva anche stalla e vacche da latte, e la passione per i trattori me l’ha trasmessa lui – conferma Gianmario –. Da piccolo ho dovuto passare un lungo periodo in ospedale e quando venivo a casa stavo spesso con i nonni. Era proprio mio nonno che mi convinceva a tornare in ospedale quando era il momento, promettendomi che mi avrebbe fatto guidare di nuovo il trattore. E anche una volta terminata la fase ospedaliera, dopo la scuola mi piaceva dargli una mano. Mi ha insegnato davvero tanto, soprattutto dal punto di vista della meccanica». Anche se oggi Gianmario preferisce occuparsi del restauro della carrozzeria, mentre la parte di meccanica è affidata a Paolo.

I pezzi di Gianmario…

Campagnolo 27.
Campagnolo 27.

Stiamo parlando di una passione abbastanza recente, del resto si tratta di giovani collezionisti, e quindi numericamente non siamo di fronte a una collezione particolarmente vasta. Ma alcuni pezzi hanno un loro perché, come si suol dire. Partiamo da Gianmario Motti, che conserva i suoi gioielli nella cascina del nonno.

Ferrari F8.
Ferrari F8.

«Il primo trattore l’ho acquistato nel 2008, era un Sametto e da lì è partito tutto. Adesso ne ho altri, presi andando in giro per fiere e paesi. Ho sempre prediletto Same e Fiat come marchi, anche se non ho un criterio particolare di scelta: diciamo che devono essere pezzi “rari”». Vediamo allora quali sono questi esemplari Same presenti in collezione, partendo dal DA 12 del 1953, il secondo della serie dei “Diesel-Aria”, prodotto in circa 900 esemplari, con motore monocilindrico verticale da 12,5 cavalli e un cambio a 4 marce avanti e 3 retromarce. Segue il Sametto 18 prima serie, che veniva costruito anche con assale anteriore regolabile, del 1957, non restaurato, ma buon conservato, tutto originale. Anche in questo caso troviamo un motore monocilindrico verticale, da 18 cv, mentre il cambio ha 5 marce avanti e una retromarcia. Proseguiamo con il Sametto 120-21, da 21 cavalli, recuperato nel Bresciano, ancora da restaurare, del 1961, con motore monocilindrico verticale da 21 cv, 5 marce avanti e 1 indietro, e infine il Sametto 120-22 DT, del 1961.

Farmall Cub Super.
Farmall Cub Super.

Per quanto riguarda il marchio Fiat, da segnalare una Fiat 600 a petrolio, ultimo acquisto in assoluto, del 1949, un buon conservato dal punto di vista estetico e ora in fase di restauro. Same e Fiat a parte, Motti ha comunque altri pezzi interessanti. A partire da un Campagnolo 27, anche questo buon conservato, del 1955, costruito a Budrio (Bo) dall’ingegner Armando Testoni assieme al socio Francesco Martelli, con cambio Original Motors a 5 marce e motore VM da 28 cavalli. È un pezzo abbastanza raro perché ne furono costruiti circa 150 esemplari tra il 1955 e il 1959. Budrio, tra l’altro, è un paesino caro a Motti, perché vi ha dovuto trascorrere da ragazzo un periodo in un Centro di riabilitazione post-ospedaliera e, per coincidenza, ha trovato il Campagnolo proprio a 1 km da questo centro.

Dell’Hart Parr 18-36, Andreoli ha cambiato i pistoni e rifatto tutto il motore.
Dell’Hart Parr 18-36, Andreoli ha cambiato i pistoni e rifatto tutto il motore.

Dell’Hart Parr 18-36, Andreoli ha cambiato i pistoni e rifatto tutto il motore.

Altro pezzo raro è un Ferrari F8, costruito in soli 10 esemplari dall’azienda di Bruno Ferrari (sorta a Carpi e poi trasferita a Reggio Emilia), con motore diesel Lombardini, monocilindrico verticale da 8 cv, raffreddamento ad aria, del 1955. Interessanti anche due Lamborghini nella collezione di Motti: l’R226, costruito in soli 230 esemplari, del 1967, motore bicilindrico da 26 cv, appartenente all’ultima serie con cofano bianco arrotondato, dotato di cambio Hurth a  due leve (e non più una sola); e poi il DL 25, con motore Lamborghini bicilindrico da 26 cavalli, immatricolato nel 1954, conservato e in fase di restauro.

Chiudiamo il capitolo trattori di Motti con un Farmall Cub Super, a benzina, importato dalla Francia, del 1960, buon conservato, anche se con etichette non originali. Il Farmall Cub era prodotto dalla International McCormick e venne lanciato nel 1947 come marchio “aggressivo” della casa; si tratta di un modello abbastanza raro per l’Italia, anche se prodotto in Usa in tantissime unità (qualcuno lo ritiene il trattore più venduto al mondo, 600mila unità, tra il 1947 e il 1954, ma poi ripreso dai vari stabilimenti IH nel mondo fino al 1960), con motore a benzina Continental da 9 cavalli, 4 cilindri in linea, raffreddamento a liquido, valvole di nuovo laterali e non in testa, accensione a spinterogeno e avviamento elettrico, cambio a 3 marce avanti e 1 retromarcia, freni indipendenti sulle ruote posteriori.

McCormick Deering 22-36. A destra in primo piano la targhetta che identifica il modello.

McCormick Deering 22-36. A destra in primo piano la targhetta che identifica il modello.
McCormick Deering 22-36. A destra in primo piano la targhetta che identifica il modello.

Trattori a parte, nella collezione di Motti troviamo altre chicche. Prima fra tutte una motoseminatrice della Fratelli Pigozzi di Stienta (Rovigo), perfettamente conservata, trovata sempre dalle parti di Bologna, precisamente a Castel S. Pietro. «Mi ha ispirato per le ruote posteriori a raggi – spiega Gianmario – dà molto il senso dei trattori degli anni ‘20-‘30, con il perno che “esce” dalle trasmissioni sulle ruote posteriori». Da citare anche un motore fisso Torelli, a petrolio, con cilindro verticale, che veniva usato per far funzionare una pompa per irrigare la vite. «Dopo la Fiat 600, trovata finalmente dopo tanti anni – conclude Motti – nel mirino avrei una Fiat 700, anche se non è facile trovarla».

…e quelli di Paolo

Sgranatrice Casali S2.
Sgranatrice Casali S2.

Passiamo a Paolo Andreoli, la cui passione è nata dieci anni fa, per caso, dopo aver comprato un trattore da restaurare. Una passione in parte legata al suocero, Mario Festa, i cui genitori erano agricoltori. «Diciamo che prediligo le macchine a petrolio – racconta Andreoli – e infatti i miei sono trattori a petrolio, degli anni 20-40, perché per me il trattore vecchio è quello con le ruote in ferro». Tra i primi pezzi che spiccano nella sua collezione troviamo quindi un Hart Parr 18-36, importato dagli Usa (Arizona), del 1926, prima serie, 18-36 cavalli (rispettivamente alla barra-puleggia), motore bicilindrico orizzontale, alimentazione a petrolio, avviamento a benzina, raffreddamento ad acqua, frizione a disco con comando a leva, cambio con 3 velocità avanti e 1 retromarcia. E rimanendo in terra americana, troviamo un McCormick Deering 22-36 della International Harvester, smontato da cima a fondo da Paolo come l’Hart Parr, del 1928, 22-36 hp, importato dall’America, ma usato in Italia.

Per quanto riguarda l’Italia, troviamo tre Landini (Vèlite, 30 e L25), un OM 35/40 e due Same (un DA 25 DT prima serie del 1952, con motore bicilindrico verticale, e un 4R20), ma anche una carioca Delmonte prima serie, cosiddetta di secondo stadio, cioè ottenuta assemblando componenti di origine militare e civile.

Da sinistra Paolo Andreoli, Mario Festa e Gianmario Motti vicino al Same DA 25.
Da sinistra Paolo Andreoli, Mario Festa e Gianmario Motti vicino al Same DA 25.

Anche Andreoli, poi, non possiede solo trattori in collezione, per cui troviamo due rare motoseminatrici (una Bodini, di Cremona, restaurata, una delle prime costruite, a fine anni ‘50, con motore Condor da 11 cv dei Fratelli Guidetti, e una DeAntoni di Vicenza) e una sgranatrice Casali S2, costruita quando la ditta di Suzzara si era già trasferita a Bologna, con motore Deutz originale, presa sulla via tra Bologna e la Toscana. «Il proprietario – racconta Andreoli – faceva il contoterzista e andava a sgranare in montagna con questa macchina perché era piccolina». Infine, un motore fisso Lorenz degli anni ‘30-’40, cecoslovacco, che veniva usato dentro una vecchia segheria in provincia di Modena.

«Mi piacerebbe avere un SuperLandini – conclude Andreoli alla classica domanda sul sogno nel cassetto – speriamo di trovare l’occasione giusta».

Per chi volesse vedere dal vivo queste perle, segnaliamo infine che i due amici organizzano una mostra statica a Castelcovati, il 6-7 agosto, con tanto di trebbiatura. Da non perdere.

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