Irroratrice Kuhn Altis 1800

L’Altis di Kuhn è una macchina che l’acquirente può plasmare sui suoi bisogni. Per parte nostra abbiamo provato una delle versioni più avanzate: con la maggior capacità possibile di botte e una delle barre più grandi tra quelle previste per questa serie

Siamo in epoca di irrorazioni: i diserbi sono finiti da poco e i trattamenti su grano e altre colture a pieno campo sono ormai imminenti. L’attrezzo protagonista di questi mesi, accanto alla seminatrice, è dunque l’irroratrice, o irroratore che dir si voglia: indispensabile per salvaguardare la produzione, ma, in qualche caso, anche per renderla vendibile: si pensi soltanto alle micotossine che si sviluppano su grano e mais a causa delle patologie fungine o della piralide, se non ben trattati.

L’importanza delle barre per trattamento è aumentata notevolmente negli ultimi anni: vuoi perché sono ormai diventati irrinunciabili gli interventi su grano e altri cereali, vuoi per la maggior consapevolezza ecologica, che impone di conciliare la difesa delle colture con quella dell’ambiente circostante. Si presta sempre più attenzione, pertanto, a ottenere una copertura efficace pur riducendo i dosaggi per ettaro, all’abbattimento della deriva e ai sistemi per la pulizia della botte dopo l’uso. Che, come noto, sono da tempo obbligatori.

In queste pagine prendiamo in esame una botte per trattamenti della Kuhn, la Altis. Si tratta di un attrezzo portato, qui con botte da 1.800 litri e abbinato a una barra da 21 metri, ma che può anche avere, nella versione più piccola, 1.300 litri di capacità e 15 metri di barra: trasformandosi, quindi, in un attrezzo adatto alla media azienda. A scelta del proprietario, l’Altis può essere un irrora tore piuttosto semplice oppure altamente evoluto; anche nelle versioni meno avanzate è comunque dotato di un buon corredo tecnologico. Che diventa eccellente, sempre secondo le esigenze del proprietario, se si monta la centralina più avanzata tra quelle disponibili e, magari, anche il regolatore di carico e il gps integrato, per evitare sovrapposizioni durante i trattamenti. Insomma, come spesso accade, l’Altis è una macchina che l’acquirente può plasmare sui suoi bisogni. Per parte nostra abbiamo provato una delle versioni più avanzate: con la maggior capacità possibile di botte e una delle barre più grandi tra quelle previste per questa serie.

Un sistema integrato

Telaio, parallelogramma e barra: per Kuhn questi tre elementi sono strategici e assieme costituiscono un sistema integrato in grado di migliorare notevolmente l’efficacia della distribuzione, ma, al tempo stesso, anche di preservare l’irroratrice da rotture e usure precoci e, infine, di migliorare le condizioni di lavoro per l’operatore. Cerchiamo di capire, allora, quali sono gli aspetti salienti dei tre dispositivi.

Partiamo dal telaio che, fa notare il costruttore, ha un profilo a L ed è realizzato in acciaio meccano-saldato. La conformazione fa sì che il telaio ospiti gli organi di lavoro – botte, pompa, sistema di valvole e parallelogramma che supporta la barra – mantenendo il più possibile il peso vicino al trattore: in questo modo il peso dell’irroratrice si scarica verticalmente sui bracci del sollevatore, rendendo possibile l’impiego di macchine di piccola dimensione senza doverle eccessivamente zavorrare. Il sistema di attacco Easy-Hitch, inoltre, rende semplice agganciare l’attrezzo al trattore e al tempo stesso lascia sufficientemente spazio tra i due elementi per permettere innesto e disinnesto della trasmissione e dei tubi idraulici. In pratica, Easy-Hitch è un supporto per il telaio dell’Altis che va fissato all’attacco a tre punti del trattore; fatto questo, si arretra, agganciando l’irroratore. Il sistema a bloccaggio automatico, fa notare Kuhn, rende impossibile dimenticarsi di fissare l’attrezzo e azzera il rischio di perderlo durante i trasferimenti.

Secondo elemento fondamentale è il parallelogramma Optilift, che Kuhn non esita a definire “la chiave di volta nella progettazione dell’Altis. Si tratta – sono sempre parole del costruttore – di un parallelo gramma in tutto simile a quello montato dalle botti maggiori. In particolare, è dotato di un sistema di sollevamento che permette di innalzare la barra fino a 2 metri (2,5 quando l’Altis è sul sollevatore). Diventa così possibile sia lavorare su colture già alte, sia superare ostacoli presenti in campo. Il movimento idraulico dei bracci della barra è inoltre indipendente (sistema a geometria variabile) e pertanto l’operatore può muovere uno soltanto dei bracci mentre l’altro continua a lavorare nella posizione standard.

Optilift offre inoltre un doppio sistema di sospensioni: il primo serve per il trasporto, a barra piegata, ed è basato sui perni dove sono fissati i supporti della barra: grazie alla possibilità di rotazione di questi ultimi, infatti, il pacchetto della barre risulta protetto da scossoni, frenate e accelerazioni che si verificano durante i trasferimenti.

Assai più complesso, naturalmente, il sistema di ammortizzamento a barra distesa. Può essere di due tipi: Trapezia, formato da un sistema pendolare a biellette con riequilibrio meccanico automatico, oppure, come nel nostro caso, Equilibra, basata su tre stadi distinti. In primo luogo abbiamo il sistema a biellette appena citato, utile per assorbire le oscillazioni della barra; a seguire troviamo due ammortizzatori ad azoto, che riducono i sobbalzi verticali, e infine il dispositivo anti-frusta, che protegge la barra – agendo indipendentemente su ogni braccio della medesima – da colpi dovuti a frenate, sterzate e accelerazioni. La barra risulta così sospesa e protetta dalle oscillazioni laterali, verticali e longitudinali, da cui l’appellativo di sospensione 3D per la Equilibra.

Completiamo il capitolo con la barra, terzo elemento caratterizzante della Altis: nel caso in esame, come anticipato, abbiamo un modello in alluminio da 21 metri, della serie Mea3 a ripiegamento obliquo. La soluzione, dunque, si differenzia tanto dalle barre orizzontali, che solitamente hanno problemi di ingombro con il trattore, sia da quelle a piegamento verticale, poco ingombranti ma dotate di un elevato numero di articolazioni (ognuna delle quali rappresenta, come noto, un punto di possibile rottura).

Il sistema obliquo, invece, consente di avere barre da 21 metri con tre sole sezioni: due con apertura simultanea a parallelogramma e la terza ad apertura verticale, ripiegabile singolarmente per effettuare il completamento del campo. Si hanno così due sole articolazioni a compasso per ogni braccio: una orizzontale e l’altra verticale. L’angolo di inclinazione, inoltre, evita che le estremità della barra ripiegate raggiungano la cabina del trattore, creando intralci al movimento del medesimo o alla visibilità.

Il trattamento

Passiamo ora agli organi di lavoro veri e propri. La Altis dispone delle classiche tre cisterne: una per il prodotto, una per il lavaggio dell’impianto (180 litri, nel nostro caso) e l’ormai indispensabile lavamani (16 litri). In aggiunta, ovviamente, abbiamo l’incorporatore di prodotto, con 35 litri di capacità e sistema Venturi per inglobare rapidamente farmaci sia liquidi sia in polvere. La distribuzione è assicurata da pompe a membrana o centrifughe, a seconda del modello (in questo caso, la pompa è una Pc 700 centrifuga). Il sistema elettronico, di cui parleremo a breve, mantiene il circuito sempre in pressione, in modo da garantire un avvio istantaneo dell’irrorazione ed evitare aree scoperte a inizio campo. Inoltre, il continuo ricircolo del prodotto evita otturazioni e assicura una miscelazione costante.

Il rispetto dei dosaggi è naturalmente affidato all’elettronica. Le Altis possono montare diversi tipi di centralina, tra cui la Reb3 che equipaggiava la macchina in prova. Si tratta, in questo caso, di uno dei terminali più avanzati di Kuhn, in grado di fornire all’operatore un quadro completo di informazioni: dosaggi per ettaro, autonomia, velocità di avanzamento, pressione del circuito. Inoltre, il terminale può gestire apertura e chiusura delle sezioni sia in modalità manuale sia, come vedremo in seguito, automaticamente, in abbinamento al un sistema di rilevamento satellitare del trattore oppure proprio della Altis (un altro optional). In un caso come nell’altro, l’operatore non deve più preoccuparsi di eventuali sovrapposizioni e può limitarsi a guidare il trattore sulla linea indicata dal computer.

Il test

Abbiamo provato un irroratore Altis 1800 nell’autunno scorso, a margine di una manifestazione in campo organizzata da Kuhn e New Holland nel Bolognese. L’attrezzo era abbinato a un T4.95 dotato di tecnologia satellitare e guida automatica e pertanto il controllo delle sezioni era affidato a quest’ultimo, attraverso il collegamento Isobus. Il terminale Reb3 dell’Altis, dunque, si limitava a gestire apertura e chiusura delle sezioni secondo gli input ricevuti dal trattore.

Durante il test abbiamo così provato a trattare diverse porzioni di campo, scegliendone, anche, alcune già parzialmente irrorate. Sempre, il controllo Gps ha disposto la chiusura delle sezioni che avrebbero effettuato la sovrapposizione, evitando così doppie distribuzioni. La centralina di Kuhn ha risposto bene alle indicazioni della guida satellitare, dimostrando di dialogare perfettamente con il trattore e di avere un ottimo controllo sulla distribuzione. Interessante anche la possibilità di far circolare il prodotto a ugelli chiusi, in modo da avere un avvio immediato dell’erogazione all’apertura dei getti. In questo modo non si la sciano zone bianche in campo anche se si dovesse lavorare in tempi stretti e dunque con partenze piuttosto veloci.

A proposito di velocità, la barra ha dimostrato di reggere bene i sobbalzi imposti dal terreno, che per la verità era piuttosto soffice e ben livellato. A ogni modo, il sistema Optilift sembra lavorare molto bene. Da notare, poi, l’assai utile geometria variabile, che consente di muovere una sola parte della barra, evitando così eventuali ostacoli senza per questo dover interrompere il trattamento con il braccio non interessato.

Grazie al buon quadro-valvole e al sistema di riempimento, inoltre, il carico della botte risulta alquanto veloce e soprattutto agevole per l’operatore. Che beneficia anche del sofisticato sistema di sospensioni: oltre a preservare la barra, infatti, quest’ultimo evita anche colpi in cabina e permette di mantenere velocità di lavoro più elevate, contribuendo a migliorare la produttività della macchina. La quale, grazie a una larghezza di lavoro di 21 metri, può fare parecchio lavoro, soprattutto se il terreno consente una discreta velocità di avanzamento. Interessante, infine, il sistema di chiusura obliqua della barra stessa, una soluzione che concilia il bisogno di ridurre le articolazioni (e pertanto i punti di cedimento della struttura) con la comodità di avere la barra lontana dal trattore e ben protetta contro urti accidentali col medesimo.

Nel complesso, Altis appare come una barra ben studiata, progettata con attenzione negli aspetti salienti e che offre, anche, un nutrito ventaglio di accessori, come il controllo elettronico di carico, i sensori per la regolazione automatica dell’inclinazione e dell’altezza, la chiusura automatica via Gps e molto altro ancora.

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