MECCANIZZAZIONE

L’Eima chiude a suon di record

Dopo il massimo storico di espositori, l’edizione 2012 chiude con 200mila presenze

Qualcuno l'ha definita l'edizione del “vorrei, ma non posso”. In effetti Eima International 2012 è stata lo specchio fedele di quanto sta accadendo sul mercato interno. Immatricolazioni e vendite in picchiata da qualche anno si scontrano con un interesse generalizzato nei confronti della meccanizzazione da parte di agricoltori, contoterzisti e operatori. Che si informano sulle novità, studiano le innovazioni, anelano l'acquisto, ma non hanno liquidità sufficiente per effettuare un determinato acquisto. E nemmeno la possibilità di accedere a finanziamenti specifici.

Certo è che l'Eima International edizione 2012 - la 40a - ha chiuso con numeri davvero record. A quelli già segnalati in termini di superfici (140mila mq netti, 270mila lordi) e di espositori (1.750), a manifestazione conclusa, si sommano il record di pubblico (196.192 visitatori nei 5 giorni) e di operatori esteri (32.133, in crescita del 22% rispetto al 2010). E il presidente di FederUnacoma, Massimo Goldoni rimarca il successo «Ogni persona e ogni impresa di quelle che hanno vissuto quest'Eima avrà molto lavoro da svolgere per l'enorme mole di contatti stabiliti in fiera, da far fruttare e tradurre in business».

Serve ora una scossa per il mercato interno. Prova a proporla il ministro agricolo Mario Catania, intervenuto al giorno inaugurale, lanciando un piano pluriennale di sostegno per l'acquisto di macchine agricole. «Lo svecchiamento del nostro parco macchine - ha ricordato Catania -, con i trattori che hanno un'età media superiore ai 20 anni, rappresenta un tema reale e stringente. Dunque, pur in presenza di un quadro congiunturale ancora problematico per il Paese, che non permette quindi di realizzare da subito un forte piano di sostegno, è possibile distribuire l'impegno economico su più anni».

Catania ha poi sottolineato la necessità di impiegare al meglio le risorse previste dalla misura 121 dei Psr che comprende gli interventi per la meccanizzazione agricola e che non sempre registra un utilizzo efficace degli stanziamenti da parte delle Regioni, tanto che alcune di queste denotano una percentuale di spesa inferiore al 10% rispetto al potenziale. «La questione - ha detto il Ministro - ci deve soprattutto indurre nella prossima programmazione a impostare meglio questa misura, per far sì che tutte le Regioni la impostino in modo ottimale». Il Ministro ha chiuso poi con l'intenzione, nell'arco dei prossimi due anni, di ricostruire un sistema specifico di credito agrario: «Dobbiamo ripensare alla scelta fatta anni orsono di cancellare il sistema specifico per il credito agrario. Un sistema in grado di valutare la realtà di un'impresa agricola e i parametri che la caratterizzano, diversi da quelli delle altre imprese presenti sul mercato».

Sulla questione dei Psr si è espresso anche il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, Paolo De Castro, con particolare riferimento alle misure dei Psr destinati alla meccanizzazione agricola, dove si registrano non poche difficoltà che rischiano di portare a un disimpegno dei fondi. Un meccanismo che dovrebbe cambiare definitivamente con i nuovi Psr (2014-2020). «Il Parlamento europeo - ha detto De Castro - ha già introdotto una norma che modifica radicalmente i disimpegni negli Stati membri che optano per i Psr a livello regionale: dalla prossima programmazione non ci saranno più i disimpegni regionali e le risorse non spese da una Regione non andranno più a Bruxelles, ma a Roma». In altri termini i fondi inutilizzati vengono redistribuiti alle Regioni più virtuose.

Dopo aver attribuito all'inefficienza organizzativa del sistema italiano il calo dei redditi agricoli nel nostro Paese (mentre in Francia e Germania aumentano), De Castro ha ribadito che «la riforma della Pac attualmente proposta non è accettabile e se il budget destinato al settore agricolo diminuirà, difficilmente il Parlamento europeo la approverà. Non c'è comunque motivo di preoccupazione: in caso di rinvio, si proseguirebbe per il tempo necessario con le regole attuali».

Intanto si complica il futuro della sperimentazione made in Italy: «Un Paese che rinuncia a ricerca e sviluppo, abdica al proprio futuro» ha denunciato il neoassessore all'Agricoltura della Lombardia, Giuseppe Elias, in conferenza stampa presso l'area Sole24ore. Eppure dal 2013 (v. figura) la Regione azzererà tutte le risorse per la sperimentazione nel nome del patto di Stabilità. «Di fronte alla crisi e al prossimio calo delle risorse Pac - ha continuato Elias - l'agricoltura ha bisogno di innovazione per ridurre i costi attraverso tecnologie sostenibili e un'appropriata gestione aziendale. E il ruolo di volano spetterebbe proprio alle Regioni».

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