Ricambio generazionale cercasi

Si fa sempre più necessario un avvicendamento tra vecchie e nuove generazioni

La mancanza di ricambio generazionale, in particolar modo nel settore agricolo, è ormai da tempo una minaccia che mette a repentaglio la continuità in questo mondo diventato tanto “complicato” da richiedere una vera e propria passione da parte di chi vuole continuare a farne parte. Sempre più giovani, attratti da lavori sicuramente meno faticosi e forse più remunerativi, preferiscono abbandonare i campi e i trattori, obbligando di fatto i vecchi a non dare continuità alla propria attività.

Ma nel concreto, cosa si può fare per stoppare questa emorragia?

Se qualche segnale di speranza lo si può intravvedere nella ripresa delle iscrizioni agli Istituti Tecnici Agrari, in questa sede vale la pena evidenziare lo sforzo che un imprenditore agricolo e contoterzista agro-industriale della provincia di Reggio Emilia sta da tempo producendo perché si torni con urgenza a inserire i giovani, non necessariamente parenti dei titolari delle aziende, nel settore primario prima che questo venga definitivamente abbandonato. Claudio Bertolini, questo è il suo nome, crede fermamente in quello che lui chiama ricambio generazionale assistito, ossia la vecchia generazione che prende sotto braccio quella giovane fino a formare un binomio strategico che consenta di dare un futuro all’agricoltura.

Questo binomio metterebbe a frutto le qualità di queste due generazioni apparentemente distanti tra di loro: l’esperienza dei nostri vecchi e la conoscenza dei giovani, molto più predisposti all’acquisizione delle nuove tecnologie che soprattutto la meccanizzazione agricola mette ogni anno a disposizione. E a proposito di meccanizzazione, è proprio in questo settore che si sta vivendo maggiormente il problema della mancanza di ricambio generazionale: imprese agromeccaniche e concessionari sono i primi a mettere in luce questa difficoltà.

Questo progetto (andate sul profilo Facebook di Bertolini e potrete leggere in prima persona la sua idea) vuole evitare che si interrompa la catena che prima consentiva di tramandare il lavoro di padre in figlio o in nipote. Un progetto basato sul reciproco bisogno, per i giovani che altrimenti sarebbero impossibilitati a prendere in mano l’attività dei vecchi e per i vecchi che non avrebbero le capacità per stare al passo coi tempi. Probabilmente ha ragione Bertolini: non ci sono al momento altre strade percorribili, la politica fa poco, i mercati sono volatili, la burocrazia la fa da padrona, per non parlare del clima sempre più ostile. Rimane solo la passione se si vuole rimanere in un settore in cui la strada si è fatta decisamente più tortuosa rispetto al passato.

L’ideale sarebbe anche un lavoro di squadra, dato che l’individualismo non ha mai portato lontano, per cui ai vecchi l’arduo compito di fare il primo passo e di fare squadra per coinvolgere i nostri giovani a salvaguardia del comparto più importante: quello primario.

 

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