Sandra Lupi Maccanti, passione al femminile

Sandra Maccanti sul suo 80R
Da Cerreto Guidi (Fi) un raro esempio di collezionista in salsa rosa

Il collezionista di questo mese ha tanti aspetti particolari per i quali vale la pena essere raccontato. Uno per tutti: è una donna. Non ci era mai capitato di descrivere una passione al femminile e la protagonista di questa storia merita la nostra attenzione. E non solo perché è una donna, ma anche perché la sua vita è un intreccio intrigante di determinazione, lungimiranza e passione per la terra, per l’agricoltura e per le macchine agricole.

Il primo 80R modificato da Maccanti: ha un motore da 190 cavalli

Sandra Lupi Maccanti gestisce assieme al marito, Sergio Maccanti, un’azienda agricola a Cerreto Guidi (Fi), nel Padule di Fucecchio. Parliamo di un cognome molto noto nella zona, tanto che Sandra e Sergio risiedono in una villa medicea nella frazione di Maccanti Palagina, dove la generazione dei Maccanti vive dal 1703. Da brava ragioniera Sandra inizialmente si è occupata degli aspetti amministrativi, ma ben presto si è ritrovata a fare la trattorista per necessità. «Fu mio suocero a insegnarmi a guidare i trattori – ci racconta – quando avevo appena 18 anni, tanto che imparai prima a guidare il trattore e solo dopo presi la patente della macchina. Allora, ma tutto sommato anche oggi, non se ne vedevano tante di donne al volante di un trattore, fatto sta che oggi mi sento al cento per cento contadina».

Fiat 220C, ovvero il piccolo bicilindrico cingolato della Fiat, 22 cv, del 1968

Tanta è la passione per questi mezzi che oggi Sandra Maccanti conduce dei corsi per il conseguimento dei patentini per i trattori e nel 2010 ne ha tenuto uno specifico per trattoriste donne. Oltre a seguire l’azienda di famiglia, dal 1991 al 2012 Sergio e Sandra Maccanti sono stati anche titolari di una concessionaria di macchine agricole (la Italmac Macchine Agricole, che commerciava soprattutto usato), per poi concentrarsi sull’azienda agricola, che oggi conta 40 ettari tra frutteti, seminativi, vigneti e orticoltura e soprattutto prevede anche la fase post produzione (di cui si occupa la figlia Manuela Maccanti), ovvero la trasformazione, con realizzazione di marmellate, confetture e salse di qualità grazie a un innovativo macchinario che cuoce a vapore. Tra l’altro, il background di ragioniera di Sandra è venuto molto utile in questa fase, ai fini dell’ottenimento dei finanziamenti previsti dalla Comunità europea.

Orsi Argo Maremma

Tornando alle macchine, proprio il fatto di girare per il Nord Italia per motivi di lavoro li ha portati a incrociare tante macchine agricole d’epoca sul loro cammino, cosa che ha innescato la scintilla della passione anche in Sandra. «Diciamo che la mania per i trattori d’epoca è partita un po’ per la passione di mio marito, eccellente meccanico autodidatta, e un po’ per il mio spirito commerciale, che vedeva nella tratta di questi pezzi una possibilità di guadagno. Oggi rimane la passione pura: questo è importante, perché ritenevamo uno spregio vedere queste macchine destinate alla rottamazione. Insomma, tutte quelle storie raccontate dai contadini e quei pezzi rari messi da parte hanno invogliato me e mio marito a comprarli». Oggi i Maccanti non ricercano più pezzi da collezionare, ma sono molto soddisfatti delle loro 15 macchine e a breve costrui- ranno un capannone ad hoc per conservarle nel migliore dei modi.

Il grande trasformatore

Andiamo a vedere allora quali sono questi pezzi, a cominciare da quelli che hanno reso famoso Sergio Maccanti come grande “modificatore” di trattori.

Sergio e Sandra Maccanti vicino al Landini Bufalo matricola 10156

Si tratta dei Fiat 80R, da sempre nel Dna dei Maccanti, perché facevano parte del parco macchine dell’azienda agricola. Ne hanno quattro, dei primi anni Sessanta: un R1, un bicolore e altri due che appunto sono stati modificati da Sergio. Il primo di questi ha solo l’estetica dell’80R, perché per il resto presenta una trasmissione a catena, la trazione doppia, con assale anteriore nuovo preso dalla serie Fiat 90, le frizioni rinforzate e il motore da 190 cavalli proveniente da un camion Fiat. Il secondo, datato 1961, quello che Sandra chiama “il mio 80R” perché le fu regalato dal marito, presenta un motore Iveco 190 E27 da addirittura 270 cavalli, smontato da un camion andato a fuoco, per applicare il quale Maccanti ha dovuto allungare la scocca. Anche questo 80R, come il precedente, è un quattro ruote motrici con assale rinforzato, sempre di derivazione Fiat 90, e la trasmissione è stata ricavata da tre cinghie di una trincia. A testimonianza del “bolide” creato, Maccanti lo ha soprannominato “Tuono Viaggiante”. Rimanendo in ambito Fiat, da segnalare poi un modello decisamente raro, ovvero la 220C, il bicilindrico cingolato della Fiat, 22 cv, del 1968, poco conosciuta, prodotta in pochi esemplari (un centinaio) per i vigneti.

Dai Landini ai Piaggio

Anche se non propriamente dei Landinisti, i Maccanti hanno in collezione cinque modelli Landini testacalda: un L35, un L45, due L55 (uno tipo A, con cambio a una leva, e uno tipo B, con cambio a due leve) e un Bufalo. Quest’ultimo ha una motivazione particolare alle spalle. «Mio padre aveva un Bufalo in azienda, matricola 10156 – spiega Sergio – mentre questo che ho ricomprato (tra l’altro il proprietario è il socio più anziano della nostra associazione Gaceb) è una matricola 10139. Anche l’L55 ha una storia particolare, in quanto è il primo L55 costruito nel 1954 (matricola 10201), e lo abbiamo trovato nell’Oltrepo Pavese».

Motore stazionario Caterpillar del 1940

Altri modelli particolari sono un raro testacalda Orsi Argo nella versione Maremma (ovvero con cambio a 6 marce, assale anteriore a V rovesciato e dischi posteriori di maggior diametro, in modo che la macchina risultasse più alta rispetto al terreno), un Same DA 30 DT, un Lugli Junior con motore Güldner (trattorino da fornaci da 7,6 cavalli, ritrovato sotto un pagliaio a San Miniato, in provincia di Pisa), un Lombardini TL 25 del 1956 con motore LDAT 95/2 da 22,5 cavalli, due trattorini T111 della Piaggio di Pontedera (Pi) dei primi anni Settanta, con motore 200 dell’Ape car (uno dei quali acquistato a Modena), e un Pasquali 986 da 21 cavalli (motore monocilindrico Lombardini) dei primi anni 80. Il Pasquali ci offre lo spunto per parlare dell’associazione presieduta da Sergio Maccanti e con Sandra come segretaria, il Gaceb. «Il Gaceb è il Gruppo Amatoriale Cottratori e Battitori di Cerreto Guidi – ci spiega Sandra – nato nel 1999, e quest’anno il 20-21 luglio organizziamo la ventiduesima edizione della festa, in occasione della quale celebriamo proprio i 70 anni di Pasquali, azienda nata qui vicino a Sovigliana. Ho fatto e continuo a fare tanto per questo gruppo, anche per quanto riguarda il coinvolgimento delle donne. Con gli anni siamo cresciuti e la nostra evoluzione è ben chiara in occasione di questa festa annuale».

Sandra Maccanti alla guida del Lugli Junior nel 2004 (foto Maccanti)

Come visto, i pezzi in collezione sono praticamente tutti italiani, ma non passa inosservato l’unico modello straniero, un cingolato K320 della tedesca Hanomag, dei primi anni Cinquanta, con motore bicilindrico Hanomag da 71 cavalli, un vero e proprio toro, progettato per lavori duri con caricatori e ruspe. «Lo abbiamo ritrovato per caso 10 anni fa a Lajatico, nel Pisano, da un rottamaio che a sua volta lo aveva preso a Livorno dal campo base americano. Ha la particolarità dell’avviamento a miscela». Da ultimo, citiamo in collezione anche il motore stazionario 1A1612 dell’americana Caterpillar, datato 1940.

I Maccanti sull’Hanomag K320 in una foto del 2003 (foto Maccanti)

Tra storie di modelli comprati, venduti e a volte ricomprati una seconda volta, ai Maccanti non resta che concretizzare l’idea del capannone per i loro mezzi. «Io sono più per la qualità che per la quantità – conclude Sandra – e mi sembra inutile mettere insieme cento macchine poco significative. Mi bastano quindici pezzi di quelli buoni e ho raggiunto il mio obiettivo».

Sandra Lupi Maccanti, passione al femminile - Ultima modifica: 2019-03-06T11:11:54+00:00 da Francesco Bartolozzi

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome