Roberto Zonta, l’uomo del Buffalo

Roberto Zonta sul suo Same Buffalo
Motore sei cilindri a V. Roberto Zonta, nel Bresciano, possiede uno dei pochi esemplari del progetto inizialmente avviato da Same e poi abbandonato

Allevatore di vacche da latte da tre generazioni in quel di Carpenedolo (Bs), Roberto Zonta è l’esempio perfetto di come la passione per le macchine agricole si trasmetta di famiglia in famiglia. Sempre a patto, però, che tu ce l’abbia nel cuore.

Il Buffalo fu introdotto da Same nel 1968, con motore V6 da 5,655 litri, ma solo nel 1974 venne commercializzato il Buffalo 120, con motore in linea a sei cilindri da 6,234 litri e 115 cv di potenza

«Per un bambino che viveva in una cascina – spiega Zonta – a quei tempi il trattore era il massimo dell’ispirazione. I miei avevano acquistato nel 1956 un Ferguson TE 20 e io già a 6 anni andavo sulle gambe di mio zio per imparare a tenere il volante. Mi mancava solo di arrivare ai pedali della frizione e del freno per poterlo guidare da solo, cosa che puntualmente si verificò già a 8 anni. In questo modo riuscivo davvero a dare una mano in azienda, perché sostituivo il lavoro di una persona. Poi, a 9 anni ho imparato a usare la falciatrice laterale, con doti di manovrabilità che in un bambino sono straordinarie, e a 10 anni ero già in grado di arare ed erpicare al posto di mio zio che nel 1970 aveva lasciato l’azienda».

Primo piano del motore del Buffalo
Primo piano del motore del Buffalo

E la passione per la meccanica? «Quella è arrivata subito dopo da sola, perché al trattore devi fare manutenzione ordinaria, cambiare olio, filtri ecc. per cui poco alla volta impari tutto. Ma la passione la devi avere dentro, altrimenti non viene fuori, tanto che mio padre ad esempio era tutto stalla e niente trattori».

L’angolo di sterzo del Buffalo non era il massimo

La passione, invece, per il collezionismo di macchine agricole d’epoca è arrivata ancora più tardi, nel 1999-2000. «Nel 1972 acquistammo per l’azienda un Landini testacalda, che poi però vendemmo nel 1976 per comprare un trattore moderno. Quel testacalda è stato il mio pallino per tanto tempo, mi piaceva l’idea di avviarlo con la lampada di preriscaldamento, insomma aveva il suo fascino. Così, quando un mio amico collezionista (Maurizio Tonini) nel 1998 iniziò a organizzare le sfilate dei trattori d’epoca, non ho saputo resistere e ho cominciato a partecipare con il mio TE-20 nel 2000, per poi ricomprare nel 2001 il Landini testacalda. Da quel momento è stato un continuo susseguirsi di “raddoppi”, per cui se nel 2002 sono andato alla sfilata con quattro macchine, nel 2003 queste sono diventate otto e nel 2004 sedici. Sono riuscito anche a coinvolgere mia moglie, regalandole un Sametto a V del 1964, maneggevole e facile da guidare, così nel 2004 è stata una delle primissime donne a guidare un trattore nelle nostre sfilate».

Un pezzo da novanta

Zonta non ha seguito un criterio particolare nella scelta dei modelli che compongono la sua collezione. O, meglio, diciamo che ha sempre valutato ogni volta l’investimento.

Il Same Ariete DT fonte di “ispirazione” dei primi Buffalo

«L’acquisto di una macchina d’epoca è sempre legato anche al suo valore e io non ho mai fatto acquisti al di fuori delle mie possibilità: alcune le ho comprate con i miei risparmi, altre me le hanno regalate. Io mi definisco un raccoglitore, cioè se la macchina mi piace e non viene chiesta una cifra impossibile, la prendo».

Primo piano dello stemma anteriore dell’Ariete

Zonta fa per lo più restauro conservativo, anche se per certi modelli ha dovuto ricorrere a un restauro totale, perché ritrovati in pessime condizioni. Nella sua collezione c’è un vero e proprio pezzo da novanta, ovvero un Buffalo della Same recuperato da un contoterzista di Montichiari che lo aveva acquistato a un demolitore della zona. Si tratta di un progetto (furono costruiti una decina di esemplari) con il motore a V a 6 cilindri da 105 cavalli, risalente al 1968. «Praticamente per tener vivo il mio Buffalo avevano “saccheggiato” altri due esemplari, per questo ritengo che sia un pezzo più unico che raro. Un altro esemplare è finito in Olanda, uno dovrebbe essere finito in Germania, in ogni caso si tratta di un trattore che all’epoca era davvero all’avanguardia: 105 cavalli, 8 marce, quattro ruote motrici, doppia frizione, sollevatore di grandi capacità, superriduttore, potenza tutta scaricata a terra, insomma tante qualità che in linea di massima derivavano dal modello Ariete di pochi anni prima (che aveva un motore con 4 cilindri in linea). Rispetto al quale, però, era più lento e molto meno maneggevole, per cui, una volta collaudati qui nel Bresciano i prototipi, alla Same capirono che non era la macchina giusta, per cui uscirono due anni dopo con il Drago sei cilindri in linea e solo nel 1974 ripresentarono il Buffalo 120 rivoluzionato in toto, dal motore al cambio al sollevatore».

Due restauri doc: Slanzi Amico SD53 (a sinistra) e Eron D 18

Zonta definisce il Buffalo il fratello maggiore del Leone 4 cilindri a V e se ne priverebbe solo dopo un’offerta di quelle a cui non puoi dire di no. «Lo farei solo se con i soldi ricavati riuscissi a prendere un SuperLandini e un Landini Bufalo – ci confida scherzando –. Del resto il Buffalo non è destinato a un collezionista normale, ma a un vero collezionista Same».

Oltre al Buffalo c’è di più

Buffalo a parte, la collezione di Zonta vanta altri pezzi interessanti.

Oto 20 primosole

A partire da un Eron D18 del 1954, con motore monocilindrico, 15 cavalli, 4 ruote motrici e motore diesel Meroni (non più Guidetti Condor come nei precedenti modelli D). Questo è uno dei pochi modelli restaurati da Zonta, così come lo Slanzi Amico SD53, targato Asi come l’Eron, del 1951, 17 cavalli, 6 marce, 4 ruote motrici. «Aveva già la frenata idraulica – fa notare Zonta – due ponti rigidi che consentivano una stabilità straordinaria su pendenze proibitive e una trazione paragonabile a un Landini L25. Insomma, soluzioni tecniche che fanno capire la genialità del costruttore».

Ferrari F8 (motore e fari non sono originali)

In collezione spiccano anche un Carraro 23 e diversi Oto Melara, alcuni poco diffusi come l’Oto 20 R4 primosole (ribassato, cofano arrotondato, senza griglia anteriore), assieme a un Oto 20, un Oto C25 e un Oto C25 cingolato.

Foto di gruppo per i Landini della collezione Zonta: da sinistra Vélite, 44 Major e tre esemplari di L25

Diversi, poi, i Landini recuperati da Zonta, tutti conservati, anche a livello meccanico: un Vélite del 1953, usato ancora nelle dimostrazioni di aratura, un 44 Major, ultimo testacalda costruito da Landini nel 1959, e tre L25 (del 1953, 1955 e 1957), uno dei quali, recuperato nel Mantovano, con il colore verde caratteristico dei modelli finanziati da uno specifico piano italiano con incentivi per le macchine agricole.

Sametto a V

Una citazione particolare merita un F8 Ferrari, ultimo arrivato nella collezione di Zonta, abbastanza raro, anch’esso restaurato (con qualche dubbio da parte del proprietario sui colori originali), equipaggiato con motore Slanzi DVA 800T da 12 cavalli (il motore originale era, però, un Lombardini monocilindrico).

David Brown Implematic 990

In ambito Same, oltre al Buffalo, troviamo un Sametto 120, un Sametto a V bicilindrico (restaurato, del 1964, “fratellino” del Buffalo), un Same DA 30 e un Ariete DT del 1960, 8 marce avanti e 4 retro. «All’epoca avere un 85 cavalli su 4 ruote motrici non era cosa da poco – sottolinea Zonta – perché l’Ariete uscì come concorrente del Fiat R80, dotato di minore aderenza in quanto due ruote motrici».

Il Ferguson TE 20 dell’azienda Zonta con alla guida lo zio di Roberto, Angelo, qualche anno fa

Concludiamo con alcuni trattori stranieri, restaurati e non: Field Boy (bicilindrico, 30 cv), David Brown Implematic 990 (del 1961, motore 4 cilindri in linea, 52 cv, dotato di sollevatore evoluto e facile da controllare), Fendt Dieselross 28 PZ (del 1956, 28 cavalli), Hanomag 425 e 430, Fortschritt ZT 303 (4 cilindri, 100 cv), Steyr 180, Nuffield 470 con pala anteriore originale, Fordson Major 44, Ferguson 35 e due Ferguson TE 20, uno dei quali è ancora il primo trattore che l’azienda comprò nel 1956.

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