Accanito fan dei Rossi-Raimondi

Raimondi-Rossi
Da sinistra, Mario Tampieri e Marco Gentilini.
Mario Tampieri, nel Ravennate, ha messo insieme la collezione quasi completa dei mezzi della casa modenese-bolognese

La famiglia Tampieri comprò negli anni ‘50 un trattore Rossi-Raimondi per lavorare i propri terreni. Successivamente il figlio, Mario Tampieri, se ne è innamorato dal punto di vista collezionistico e ha cominciato la disperata ricerca di tutti i mezzi della casa emiliana. Attualmente in collezione ha quasi tutti i modelli realizzati, più altri pezzi da non trascurare. Al suo fianco c’è il nipote Marco Gentilini, appena 26enne, ma abile e meticoloso restauratore.

Raimondi-Rossi
Motore fisso Lombardini, restaurato alla perfezione da Marco Gentilini.
Raimondi-Rossi
Motomeccanica 50B, anni '30, restaurato in 11 mesi di duro lavoro specie nel ricercare i pezzi originali.

Il collezionista si trova a Castel Bolognese, in provincia di Ravenna. Partiamo dai trattori che fanno da cornice. Un Balilla competo di tutto, restaurato da Marco, ha ancora la storica effige ed è stato ripreso utilizzando l’esatto Ral verde della vernice originale. La placchetta identificativa porta la data del 21/07/1942. Altro pezzo della grande famiglia Motomeccanica è il 50B, restaurato da Marco in 11 mesi di duro lavoro.

Raimondi-Rossi
Seminatrice dei primi del '900.

L’aspetto più difficile è stato scovare i pezzi mancanti. Con un po’ di pazienza, fortuna ed euro, quel che mancava è stato recuperato originale in giro per l’Italia. Non poteva mancare un Landini (L25), così come è presente un Oto Melara C18R4 del 1953, un 18 cv da 1.717 cc di cilindrata e alimentato a gasolio. Marco in prima persona è appassionato di motori fissi e tempo fa ha acquistato e restaurato un Lombardini LDO 150 alimentato a gasolio, 150 mm di alesaggio per 200 mm di corsa tanto per dare un’idea di cosa stiamo parlando. Davvero curiosa una macchina seminatrice, databile ai primi del ‘900, i cui contrappesi non sono semplici cilindri di ferro, ma hanno la forma dei sacchi di grano. Una piccola opera d’arte, un vezzo del costruttore che volle rendere gradevole anche un semplice elemento come dei contrappesi.

Bruco in primo piano
Il cuore pulsante della collezione però sono i Rossi-Raimondi. «Ne ho messi da parte più di 30 – afferma Tampieri – e un po’ alla volta procediamo con il restauro. Non dico di aver raggiunto la collezione completa, ma sono a buon punto. La casa emiliana cominciò a muoversi subito dopo la guerra e fu da subito innovativa. Nei primi modelli si nota il telaio portante nella parte inferiore con robusti sostegni tubolari; le frizioni erano scoperte e, più in generale, ogni trattore aveva una caratteristica di artigianalità che li rende diversi l’uno dall’altro, anche se dello stesso modello».

Raimondi-Rossi
L'intramontabile Balilla: la placchetta identificativa porta la data del 21/07/1942.

Negli anni ‘50 inizia la realizzazione ravvicinata di più modelli, come il 15 cv che monta il motore modello T15. Oppure il T27, ma qui siamo già qualche anno dopo: la sua originalità sta nel fatto che a 1500 giri erogava 25 cv e a 1.800 salivano a 35. «Il top dell’innovazione – continua il collezionista – sta nel Bruco. In pratica, i moderni bob a ruote che sterzano come un cingolato non sono altro che l’evoluzione di questa macchina. Il primo modello, l’R4, era un 35 cv e grazie alle due leve sterzava facendo perno su un lato. Il modello successivo era più potente, un 48 cv».
Il Bruco è dotato di 4 ruote motrici sempre in presa, collegate fra loro da ingranaggi di acciaio al Nichel-cromo, diritti, lavoranti a bagno d’olio. Per voltare vengono usate le frizioni laterali di sterzo, come se si trattasse di un comune trattore a cingoli. In tal modo ogni forma di slittamento che potrebbe riscontrarsi nei comuni trattori a 4 ruote motrici, muniti di differenziali, viene completamente eliminata, in quanto è sufficiente che una sola delle 4 ruote faccia aderenza sul terreno cosicché le altre aderiscano perfettamente. La casa lo consigliava come particolarmente adatto per lavori in zone collinari e montane in quanto in grado di superare pendenze longitudinali con il 55% di dislivello e pendenze trasversali del 45%. Chiaro il messaggio di aggredire un mercato florido in Italia, data la complessità del territorio, ma proponendo una macchina che diventava “cingolata” o con ruote in pochi minuti a seconda delle esigenze.

Raimondi-Rossi
Alcuni dei Raimondi-Rossi della collezione Tampieri.

Al Bruco si potevano aggiungere i cingoli sopraruote che pesavano circa 155 kg e avevano 27 suole ciascuno, con una larghezza di 32 cm ogni suola. Tampieri ha anche i libri di manutenzione, dove si spiega come procedere per l’applicazione dei cingoli. Prima di tutto andavano stesi a terra; poi andavano sgonfiate le gomme e/o tolta l’acqua con cui erano riempite. A quel punto ci si saliva sopra e si andava ad avvolgerli agganciandoli con perni e bulloni. L’ultima operazione era rigonfiare gli pneumatici in modo da far aderire alla perfezione tutto il sistema. Era dotato di 5 marce più la retro. Gli ingranaggi del cambio, della trasmissione e dei riduttori erano realizzati tutti i acciaio al Nichel-cromo ad alta resistenza. Tutti gli ingranaggi e i relativi alberi erano montati su cuscinetti Riv. Il trattore pesava 19,50 quintali e fu realizzato anche con 6 ruote, oltre che adattato a tanti usi. Rispetto all’innovazione che aveva, non riscosse il successo che avrebbe meritato. Poteva essere acquistato anche con accessori, da pagarsi a parte: puleggia operatrice posteriore; presa di forza, sollevatore idraulico, barra falciante semiautomatico portata; rotofresa portata per frutteti; pompa per irrorare; pompa per irrigare; argano posteriore; ruote di ferro allargate; ruote gemellate anteriori e posteriori; pala caricatrice; bulldozer e, come già descritto, cingoli.

Leprotto e Torello
«La Rossi-Raimondi curava molto tutti i dettagli, anche estetici. Tantissimi pezzi hanno, in rilievo, il logo aziendale. Le mascherine, specie quelle delle prime serie, venivano rifinite a mano. I colori, il giallo e il rosso, divennero presto il distintivo di questi trattori».

Raimondi-Rossi
Il Leprotto da 4,5 cavalli.
Torello
Il Torello da 7 cv.

Tra i modelli realizzati dalla Raimondi si distinguono il Leprotto e il Torello. Erano due piccole macchine da 7 cv utilizzate soprattutto in campo industriale, per trainare file di carrelli o vagoncini, ma anche in campagna potevano trovare facile utilizzo, specie per il traino. Il colore di questi due modelli non era il classico giallo e rosso, ma il grigio. Interessante una nota che si legge nel manuale: «Il trattore Rossi modello R4–35 è di completa fabbricazione italiana: può essere acquistato a mezzo della legge 949 che contempla il pagamento in 5 anni al 3% di interesse». Tale legge, del 1952, mirava a modernizzare il comparto agricolo italiano tramite la concessione di prestiti per acquistare macchinari a un tasso agevolato.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome