Minority Report sul trattore

Come nel celebre film. I costruttori puntano a individuare i guasti prima ancora che si verifichino. Il più avanzato in tal senso è John Deere: già otto concessionari ricevono messaggi di possibile malfunzionamento e contattano i proprietari per programmare la visita del meccanico

L’avvento della tecnologia sulle macchine agricole ha migliorato la produttività delle medesime e ancor più il comfort di lavoro per chi le utilizza. D’altro canto, ne ha accresciuto la complessità aumentando, di conseguenza, le possibili occasioni di guasto.

Soprattutto perché i circuiti stampati e i cablaggi, per quanto ben fatti, sono sensibili a polvere, umidità e condizioni di lavoro estreme. Molto più di un albero cardanico o di un ingranaggio, indubbiamente.

Dal problema, tuttavia, arriva anche la soluzione: l’elettronica può riparare l’elettronica.

Anche a distanza, anche senza la presenza fisica di un tecnico. Addirittura, prevenendo futuri guasti meccanici.

Verso un mondo connesso

Fra qualche anno sarà normale, come ora lo è parlare di guide parallele o automatiche. Al momento, ha ancora il sapore della fantascienza, eppure è attualità: già oggi molti trattori di ultima generazione possono inviare dati sul funzionamento, la posizione e i parametri operativi alle sedi aziendali o sul cellulare del proprietario. Pochissimi permettono di intervenire sul terminale di una macchina al lavoro, visualizzando quel che accade, esattamente come se ci si trovasse a bordo. Soltanto uno, a quanto ci risulta, ha già ribaltato il tradizionale rapporto tra proprietario e officina, facendo in modo che sia quest’ultima a chiamare l’agricoltore per segnalare un guasto e non viceversa. Parliamo di John Deere; ma non c’è dubbio che, come scritto sopra, tra qualche anno tutto questo sarà la regola, perché il mondo è sempre più connesso e il 4.0, che prevede il dialogo diretto tra le macchine, avanza a grandi passi.

MACHINE DASHBOARD
Agribertocchi è uno degli otto concessionari italiani presso cui si sperimenta Machine Dashboard. Tutte le macchine connesse sono visualizzate su un tabellone (in alto a sinistra). Tramite il collegamento remoto è possibile visualizzare in tempo reale il terminale del trattore al lavoro (in alto a destra). Tutto questo è reso possibile dalla centralina Jd Lik (in basso a destra).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per capire come cambierà in un prossimo futuro l’assistenza, abbiamo deciso di focalizzarci sul caso di John Deere, che tra l’altro è stato premiato al recente Sima Innovation Awards.

Lo facciamo con l’aiuto di Simone Nardin, responsabile del service per John Deere Italia, e di Alessandro Ortolan, che ha funzioni di coordinatore del progetto Machine Dashboard.

La diagnostica proattiva

Quest’ultima è, in sostanza, una piattaforma che permette al proprietario di conoscere le statistiche e i parametri di funzionamento della macchina via computer, tablet o cellulare. Soprattutto, però, la Dashboard è pensata per i concessionari, cui fornisce una panoramica completa di tutte le macchine collegate (il collegamento è volontario: il proprietario può attivarlo o bloccarlo in ogni momento). Di tutte, elenca i messaggi di malfunzionamento o semplice anomalia, suddivisi in tre categorie (rossa, gialla o blu), a seconda delle gravità. I più seri salgono in cima alla lista.

TUTTI IN CORSA
Tutti i gruppi si muovono verso la connettività totale. Tra i più avanzati Claas (in alto a sinistra) che ha da poco lanciato un servizio per l’assistenza a distanza. Anche Agco ha attivato una funzione di telemetria avanzata, per ora su Valtra (in alto a destra). Il gruppo Cnh, infine, sfrutta la piattaforma Plm per il controllo remoto delle macchine (in basso a destra).

A che serve tutto questo? L’obiettivo è evitare che il trattore si rompa: quando riceve una segnalazione, l’officina contatta il proprietario, proponendo una visita di controllo. Inutile dire che le segnalazioni gialle o rosse richiedono un intervento immediato, in quanto la macchina è prossima a fermarsi, mentre quelle blu possono essere ritardate di qualche giorno. «In sostanza - ci spiega Simone Nardin - con questa soluzione rovesciamo la classica procedura secondo cui il proprietario si rende conto che qualcosa non va e chiama l’assistenza: nel nostro caso è l’assistenza a chiamare il proprietario per avvertirlo che il suo trattore potrebbe avere un problema entro pochi giorni». Il cambiamento, per John Deere, è strategico: «Si passa da un’assistenza di tipo reattivo a una proattiva, che cerca di prevedere cosa potrà accadere in futuro e monitora costantemente le macchine per informare il cliente su ciò che avviene. Anche quando si tratta di un avviso che l’operatore può annullare premendo un tasto, in quanto non rappresenta ancora un allerta critico».

Un grande fratello agricolo

Machine Dashboard integra e implementa componenti già presenti da tempo sui John Deere, come il sistema di telemetria Jd Link, e altri di nuova concezione, tra cui Expert Alerts. Quest’ultimo è un protocollo di pre-allarme creato dal gruppo del Cervo e che sfrutta i big data a disposizione delle fabbriche John Deere. Le quali tengono monitorate tutte le loro macchine, per le funzioni più importanti, e dispongono quindi di una casistica fatta da migliaia di trattori. Quando uno di essi emette un segnale di malfunzionamento ripetuto, l’algoritmo creato dagli ingegneri John Deere esamina tutte le macchine dello stesso tipo, individua quelle che lavorano in condizioni simili (per carico di lavoro, tipo di attività, carico motore etc) e invia ai concessionari che le hanno vendute un Alert. L’assistenza, a questo punto, ha 10 giorni di tempo per contattare il cliente e chiudere la pratica. «L’obiettivo è completare almeno il 65% degli Alert ricevuti in 10 giorni. Sappiamo che non è facile, soprattutto quando si lavora con l’officina già piena, ma è la strada da percorerre se vogliamo ridurre o azzerare i fermo-macchina», spiega Alessandro Ortolan.

Alessandro Ortolan

«Quello che proponiamo - continua Nardin - è un cambio di mentalità radicale, sia da parte del cliente sia dell’officina, chiamata a intervenire su un presunto problema, magari in un momento in cui ha diversi problemi reali da risolvere. Vista sotto un altro aspetto, però, questa impostazione porta ad annullare il rischio di fermo macchina».

La piattaforma funziona inoltre come un service advisor remote, ovvero in un sistema di diagnosi da remoto. «Sostanzialmente è come se il meccanico dell’officina collegasse lo spinotto al terminale del trattore: pur non essendo fisicamente sulla macchina, può vedere e fare tutto quel che si può normalmente fare con la diagnostica, compresa mappatura di centraline e aggiornamento dei software che non pongano problemi di sicurezza», spiega ancora Ortolan. Aggiungendo che, sempre con l’autorizzazione del proprietario, è anche possibile avviare una registrazione automatica dei parametri. «Una cosa molto utile, per esempio, per individuare malfunzionamenti che si ripetono in modo apparentemente casuale. Possiamo fare in modo che, quando parte un determinato segnale di allarme, si avvii una registrazione che può risalire anche ai tre minuti precedenti l’attivazione della spia. Potremo così sapere cosa stava succedendo prima dell’allarme e capire quale combinazioni di fattori può averlo provocato. Tutto ciò, senza che il tecnico abbia mai visto fisicamente la macchina».

A oggi, il progetto Machine Dashboard è disponibile per trattori dalla serie 6 alla 9 ed è stato attivato in otto concessionarie italiane, tra cui la Agribertocchi, presso cui abbiamo scattato le foto che pubblichiamo. Dal prossimo anno, tuttavia, funzionerà in tutta la rete vendita John Deere. Con libertà, per ciascun dealer, di stabilire il modo in cui proporlo ai clienti: servizio a pagamento singolo, facente parte di un pacchetto esteso o offerto gratuitamente. Tra l’altro, la piattaforma è soltanto agli inizi e presto si estenderà verso una serie di servizi che riguardano anche l’agronomia, come spiega Alberto Vittori, responsabile della rete di John Deere Italia, nell’intervista che pubblichiamo su questo numero.

 

Non soltanto John Deere

Ci siamo occupati in modo esteso di John Deere perché, a quanto ci risulta, è il costruttore che più si è mosso in questo campo. Sulla stessa strada troviamo però tutti i grandi gruppi. Tra i più avanzati, per esempio, abbiamo Claas, che di recente ha lanciato un proprio sistema di assistenza a distanza, grazie al quale, nel momento in cui si verifica un guasto, la macchina invia un segnale al proprietario e all’assistenza, che può così individuare il problema, preparare i pezzi di ricambio ed effettuare la riparazione. Il sistema funziona in modo proattivo per la manutenzione: quando si avvicina la scadenza, la macchina avverte l’officina, che ordina i ricambi e concorda una data per l’intervento. Una funzione presente anche sulla Dashboard di John Deere.

Sostanzialmente alla pari, infine, Agco, con Agco Connect, e il gruppo Cnh, con le soluzioni Plm. Per quanto riguarda il primo, ricordiamo che giusto a gennaio è stato lanciato Valtra Connect, che sarà presto seguito da Fendt Connect e, entro fine anno, da Massey Ferguson Connect. Che sono, in sostanza, le versioni brandizzate di Agco Connect. Attraverso di esse, sia il proprietario sia l’officina hanno accesso ai dati operativi, alle spie di stato e di allarme e infine ai codici di errore. Non ancora, però, in remote mirroring (vedo il monitor come lo vede l’operatore). Né vi è, attualmente, la possibilità di intervenire sul software da parte dell’operatore. In Agco, tuttavia, nessuno nasconde che l’obiettivo a breve-medio termine sia quello.

Punta chiaramente all’assistenza predittiva anche il gruppo Cnh, come confermato di recente a Macchine e Motori Agricoli da Andrea Leonardi, Business Director Italia di New Holland. «Grazie ai sistemi di telemetria e telediagnosi che a breve collegheranno tutte le macchine, potremo prevenire gli inconvenienti, evitando che si verifichino. Passeremo quindi dall’assistenza programmata all’assistenza predittiva, un progetto che in Iveco è già realtà da qualche anno, per il monitoraggio della flotta di trasporto pesante». E il passaggio da industriale ad agricolo, come noto, in Cnh è una consuetudine. O.R.

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