Life Help Soil, per passare dal convenzionale al conservativo

Le conclusioni del progetto triennale, che ha coinvolto venti aziende del Nord Italia. Evidenti i benefici ambientali, meno quelli economici

Conciliare gli obiettivi d’impresa con le richieste dell’ambiente non è una missione impossibile. L’agricoltura conservativa, ossia l’insieme delle pratiche colturali tese a garantire la salute del terreno, rappresenta un’opportunità concreta per le aziende italiane impegnate a incrementare il loro livello di sostenibilità economica e ambientale. Ma il passaggio da un’agricoltura convenzionale a una conservativa non è né semplice né scontato e necessita di un forte sostegno tecnico e, in alcuni casi, economico.

Queste, in estrema sintesi, le conclusioni di Life Help Soil, progetto interregionale co-finanziato dall’Unione europea, che ha visto coinvolte 20 aziende dimostrative provenienti da Lombardia (Regione capofila), Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna. Dal 2013 fino a giugno di quest’anno sono state messe a confronto modalità di gestione dei suoli conservative (non aratura o riduzione delle lavorazioni, avvicendamenti colturali, copertura permanente del terreno) con tecniche convenzionali imperniate sull’aratura. Per tre annate consecutive sono stati raccolti ed esaminati i dati per valutare le prestazioni agro-ambientali ed economiche delle tecniche. Obiettivo ultimo del progetto era dimostrare quanto le pratiche di agricoltura conservativa fossero realmente praticabili e in grado di migliorare la salute generale dell’ambiente e dell’azienda.

 

Si può fare

Obiettivo ultimo del progetto era dimostrare quanto le tecniche di agricoltura conservativa fossero realmente praticabili e in grado di migliorare la salute generale dell’ambiente e dell’azienda.
Obiettivo ultimo del progetto era dimostrare quanto le tecniche di agricoltura conservativa fossero realmente praticabili e in grado di migliorare la salute generale dell’ambiente e dell’azienda.

«Ci si è riusciti? Sostanzialmente sì – ha spiegato Stefano Brenna (Ersaf), il coordinatore del progetto –. Diciamo che produrre di più con meno è possibile e comporta vantaggi per il clima, l’ambiente e la biodiversità. I risultati ambientali sono più che evidenti, quelli economici sicuramente più complessi». Uno dei grandi problemi è dato dalla variabilità. «Diciamo che ogni azienda è quasi un caso a sé e quindi diventano fondamentali la consulenza tecnica, la preparazione e la conoscenza del proprio terreno, lo scambio di informazioni». Essenziale inoltre la capacità di adattamento a nuove condizioni organizzative e la possibilità di dotarsi di macchinari specifici per la situazione italiana. Un problema, quest’ultimo, che negli ultimi anni si sta lentamente superando.

«In generale il periodo più delicato è comunque quello della transizione, che dura in media 3-5 anni, ma può essere anche più rapido. In questa fase si possono sperimentare anche perdite economiche e difficoltà agronomiche. E in tal senso diventa importante anche un sostegno finanziario pubblico». Da sottolineare, inoltre, che i risultati sono più positivi quando non ci si limita a ridurre le lavorazioni del terreno, ma contemporaneamente si diversificano le rotazioni e si procede con la copertura permanente del suolo con residui colturali o cover crop.

 

I risultati nel dettaglio

Entriamo, dunque, nel dettaglio dei risultati ottenuti nel corso di questo triennio di sperimentazione. Le rese produttive (mais, soia, frumento) sono sostanzialmente in linea con il convenzionale, anche se è emersa una maggiore variabilità. Maggiori le difficoltà per la soia e soprattutto per il mais, anche se, nelle aziende che avevano mediamente un livello di resa elevato in convenzionale, la resa in conservativo si è mantenuta alta, se non in alcuni casi superiore. I rendimenti colturali sono stati tuttavia inferiori in alcune aziende nel periodo di transizione o laddove hanno continuato a persistere problemi di compattamento dei suoli, controllo delle malerbe e gestione dei residui.

Anche l’efficienza economica iniziale è apparsa simile: i consumi di gasolio e manodopera sono stati significativamente più bassi, ma si è dovuta modificare la gestione dell’azienda. L’adattamento delle pratiche colturali alle nuove condizioni del suolo è risultato un fattore determinante per una corretta scelta delle modalità più efficaci di gestione delle coltivazioni.

È apparso possibile mantenere livelli di micotossine nella granella di mais e frumento comparabili al convenzionale e non aumentare il ricorso a trattamenti fitosanitari. Tuttavia, è emerso un maggior rischio di diffusione di infestanti perenni e una possibile presenza di limacce. Nei terreni in cui si è riusciti ad aumentare il livello di sostanza organica, l’infiltrazione dell’acqua è migliorata e i fabbisogni idrici sono stati più contenuti. Minore anche la dispersione di nitrati nel suolo.

Al di là di ogni dubbio i risultati ambientali e climatici. I suoli sono risultati più ricchi in sostanza organica, con maggiore attività microbica, una più elevata biodiversità e una migliore fertilità fisica. La costante copertura vegetale del suolo ha garantito protezione dall’erosione, uno dei primi effetti evidenti.

 

Non è semplice ma si può fare

Tagliate le emissioni di CO2, con riduzione del 50-60 per cento nel consumo di combustibili fossili e una più bassa impronta di carbonio. È emersa inoltre un’effettiva potenzialità di sequestrare

CO2 nel terreno, soprattutto se il ricorso alle cover crop è continuo (fino a 0,4 t/ha/anno). Il progetto, ufficialmente concluso, ha lasciato in eredità, oltre a un network di contatti tra esperti, tecnici, amministratori e agricoltori, una serie di documenti e linee guida per aiutare le aziende che vogliono sperimentare l’agricoltura conservativa a convertirsi. «Abbiamo dimostrato che si può fare. Anche se la strada non è semplice, queste tecniche sono un’opportunità per rendere il settore più sostenibile e capace di affrontare e combattere i cambiamenti climatici».

Visualizza Sintesi delle linee guida del progetto

 

I VANTAGGI ATTESI

L’agricoltura conservativa è l’insieme delle pratiche colturali tese a garantire una sostenibile e stabile produttività, preservando e rafforzando al contempo le risorse agricole e l’ambiente. Tre i principi su cui si basa:

1) Minimo disturbo del suolo con le lavorazioni (lavorazione minima, superficiale, a strisce, non lavorazione)

2) Copertura permanente del suolo

3) Diversificazione colturale

Questi i vantaggi attesi:

  • più contenuto in carbonio organico dei suoli
  • più fertilità biologica del suolo
  • più efficienza nell’uso di acqua di irrigazione e dei fertilizzanti
  • più capacità di adattamento al cambiamento climatico
  • più eco-efficienza e competitività
  • più stabilità delle rese in presenza di crescente variabilità climatica

 

  • meno erosione del suolo
  • meno emissioni di gas serra e ammoniaca
  • meno ricorso all’impiego di prodotti fitosanitari
  • meno consumo di carburanti (50-60%)

 

IL PROGETTO LIFE HELP SOIL

Il progetto Life, iniziato nel 2013 e conclusosi a giugno 2017 aveva l’obiettivo di dimostrare che l’agricoltura conservativa è possibile e sostenibile lungo la Pianura Padana e nelle aree collinari e pedemontane limitrofe.

Venti le aziende agricole coinvolte lungo la Pianura Padana, di cui:

  • 17 a indirizzo cerealicolo foraggero
  • 2 a indirizzo cerealicolo vinicolo
  • 1 risicola

Capofila del progetto è la Regione Lombardia, partner le Regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte e tre enti tecnici regionali, Ersaf, Crpa e Veneto Agricoltura. Il progetto è stato inoltre sostenuto da un cofinanziamento Kuhn Italia.

Tutte le informazioni relative al progetto sono disponibili presso il sito
http://www.lifehelpsoil.eu

 

 

 

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