L’agricoltura di precisione spiegata da chi la usa in campo

Mais seminato a rateo variabile a Porto Felloni.
All’incontro tecnico dei giovani di Confagricoltura Piacenza l’esempio della Tenuta Porto Felloni e della ditta Casella

Secondo i principi dell’agricoltura di precisione la conoscenza della variabilità spaziale del terreno rappresenta il punto di partenza per una gestione del campo che, attuando interventi mirati, consente di soddisfare le reali esigenze delle colture.

Trattrici con cingolature innovative, dispositivi satellitari per la guida semi-automatica e la distribuzione a rateo variabile.

A Lagosanto (Fe) la Società Agricola Porto Felloni della famiglia Salvagnin coltiva 500 ettari di terreno di proprietà utilizzando ormai da vent’anni tecniche sempre più avanzate di precision farming e sistemi integrati che oggi arrivano a trasferire dai macchinari in campo le informazioni nei gestionali dell’azienda.

Massimo Salvagnin e il nipote Simone Gatto hanno raccontato la loro esperienza in occasione di un incontro tecnico-divulgativo organizzato dalla sezione di Piacenza di Anga, l’associazione dei giovani di Confagricoltura. «Il nostro obiettivo – ha affermato Salvagnin – è massimizzare le rese, dal momento che i prezzi dei prodotti non si possono influenzare. Vogliamo anche la massima qualità per tentare di avere un riconoscimento di prezzo. Abbiamo iniziato a fine anni Novanta raccogliendo mappe di produzione, prima su mais, poi anche sulle altre colture. Tutta la zona è di bonifica relativamente recente ed eravamo consapevoli della disomogeneità dei terreni. Con le mappe di resa abbiamo capito dov’erano i problemi». Nel 2000 l’impresa ha condotto analisi georeferenziate, nel 2002 ha installato il software gestionale con la cartografia alla quale sono stati sovrapposti i dati delle analisi e nel 2005 sono state realizzate le mappe di prescrizione.

Rateo variabile dal 2006

Fertilizzazione a rateo variabile a Porto Felloni.

Nel 2006 è stata avviata la distribuzione a dose variabile dei fertilizzanti con macchine dotate di guida satellitare e dal 2012 l’azienda ha iniziato a utilizzare anche l’analisi Arp, che funziona in base al principio della conducibilità (resistività) elettrica. Il test è realizzato grazie a un carrello con ruote dentate che emettono e raccolgono impulsi elettrici a tre livelli di profondità: 50, 100 e 200 centimetri. Il segnale raccolto varia a seconda della tessitura del terreno ed è quindi in grado di ricostruirne la composizione. «Questa mappatura – ha spiegato Salvagnin – è fatta una volta per tutte perché la tessitura del terreno (la sua composizione in argilla, limo e sabbia) è una caratteristica fisica che non cambierà nel tempo. È un’informazione importante che, data la tecnologia disponibile, oggi consiglierei di acquisire a livello preliminare. L’investimento è contenuto e ampiamente ripagato. Il sistema è veloce e si possono mappare decine di ettari in un giorno».

Irrigatore a rateo variabile con tecnologia HYDRO-SAT in grado di distribuire la quantità d’acqua richiesta in base alla mappa di vigore vegetativo, alla composizione del suolo e al tipo di coltura; composto da piattaforma satellitare sul getto e centralina di controllo sull’irrigatore. Il computer regola la velocità di rientro in base alle necessità specifiche delle parcelle interessate. Mentre rientra il getto, le parcelle bagnate cambiano e il sistema ricalcola e modula in continuo la velocità di rientro.

Negli ultimi quattro anni l’azienda ha ulteriormente implementato le tecnologie in campo e le informazioni disponibili acquisendo immagini satellitari e da drone, utilizzando sonde per la rilevazione dell’umidità in tempo reale, elaborando modelli previsionali e mettendo in campo anche una seminatrice di precisione per il mais e altre due per soia/fagiolino/pisello e grano. L’ultima innovazione è stata quella di introdurre macchine cingolate sperimentali per preservare il più possibile la struttura del terreno.

Gestione integrata

«Tutta l’azienda è mappata – ha illustrato Gatto – conosciamo la struttura del terreno, la presenza di elementi nutritivi, le produzioni, la salinità e le pendenze. Incrociando i dati, possiamo avere una gestione aziendale integrata. Grazie agli input inviati dai macchinari in campo ai software in azienda (Field View, Aquatek, Manna, Geoscan, JD Office, Topol e Irrimax sono alcuni di quelli utilizzati) abbiamo il controllo delle persone, dei macchinari e dei prodotti, il che ci permette un’analisi dei costi e una rintracciabilità continua, puntuale e accurata di tutte le operazioni colturali».

Sensore prossimale multiparametrico (con sensori per la rilevazione di temperatura, umidità atmosferica e ottici e sistema Gps incorporato) montato su trattore.

«Grazie alla semina a dose variabile – ha sottolineato Salvagnin – siamo in grado di incrementare la densità a ettaro nelle aree a maggiore produttività (fino a 10 piante/m² nel mais), mentre evitiamo di investire su terreni poco fertili e calibriamo in tal senso anche fertilizzazione e irrigazione. Questi sistemi aiutano a documentare quanto nutrimento viene asportato dalla coltura, permettendoci di risparmiare dal 10% al 40% in concimi e fitofarmaci, con rese in costante aumento».

Spandiconcime a rateo variabile, gestito direttamente dalla cabina del trattore, in grado di distribuire a spaglio, con interramento o interramento + soffiante.

Una simile gestione è il risultato di un percorso lungo, che presuppone anche un’adeguata formazione degli operatori. Il bilancio tracciato dai protagonisti è positivo, tuttavia è un’esperienza non facilmente trasferibile a realtà più piccole. Per questo il mercato offre soluzioni con macchinari di agricoltura di precisione d’impiego pressoché immediato, come quelle presentate da Giovanni Arata, ingegnere e progettista della ditta Casella Macchine Agricole, che con il collega Giancarlo Bertuzzi ha illustrato soluzioni “chiavi in mano”, dal rilevamento dei dati al post-processing, fino alla gestione di macchine a rateo variabile, che assumono come primo dato fondamentale mappe georeferenziate di vigore fogliare (alle quali si possono sovrapporre altre informazioni come la mappa delle analisi del suolo). «In particolare – ha spiegato Bertuzzi – da alcuni anni realizziamo un sensore prossimale che legge direttamente i dati in campo che vengono elaborati dal software in dotazione e scaricati per rendere la macchina subito operativa, utilizzando le informazioni in mappa».

Da sinistra: Filippo Gasparini, Simone Gatto, Massimo Salvagnin, Corrado Peratici, Giancarlo Bertuzzi, Giovanni Arata, Alda Dalledonne.

«Il tema è più che mai attuale – ha sottolineato Corrado Peratici, presidente di Anga Piacenza, alla presenza del presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini, del presidente nazionale di Anga Raffaele Maria Maiorano e della vicepresidente Alda Dalledonne – e lo scopo dell’incontro è stato quello di discuterne insieme e analizzare nuove possibilità concrete. Con i costi dei fattori produttivi in costante rialzo è sempre più importante avvalersi della tecnologia giusta, valutarne oculatamente gli aspetti economici, in termini di ritorno sull’investimento, e vedere i risultati che altre aziende hanno ottenuto. Come associazione che raggruppa i giovani di Confagricoltura ci impegniamo per creare momenti di formazione e informazione che possano essere funzionali».

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