Sarchiatrici ottiche o meccaniche?

Le sarchiatrici di ultima generazione si dividono in due filoni, a seconda della tecnologia adottata per avvicinarsi il più possibile alla pianta. E, a volte, lavorare anche tra una pianta e l’altra

Prima manuale, poi meccanica, infine abbandonata a favore della chimica. Ora, dopo alterne vicende, la sarchiatura sta tornando di moda, anche in orticoltura. Lo fa sia per l’innegabile sviluppo delle coltivazioni biologiche sia per la difficoltà sempre crescente di utilizzare i diserbanti chimici in un settore caratterizzato da rapidi cicli colturali e un turn-over molto stretto, che rende complesso e antieconomico rispettare i tempi di decadimento. Senza contare che, sempre più spesso, le grandi catene di distribuzione impongono, nei loro disciplinari, forti limitazioni all’impiego di prodotti chimici per la lotta alle infestanti.

Si stanno così facendo avanti nuove generazioni di sarchiatrici, caratterizzate da un’efficienza sempre maggiore nella lavorazione interfila, ma anche, talvolta, inter-pianta. Macchine che, per quantità e soprattutto qualità del lavoro, rappresentano una valida alternativa alla scerbatura manuale, avendo come ulteriore vantaggio la nota azione di arieggiamento del terreno che preserva l’umidità e favorisce lo sviluppo radicale. Le sarchiatrici di ultima generazione si dividono sostanzialmente in due categorie: quelle che ricorrono a un’elettronica spinta per arrivare vicinissime alla pianta e quelle che provano a ottenere lo stesso risultato grazie ad alcune ingegnose soluzioni meccaniche.

Leggi l’articolo completo su Macchine e Motori Agricoli n. 10/2016 – L’edicola di Macchine e Motori Agricoli

 

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