Malavolti: mercato macchine agricole verso un 2019 tranquillo

Dopo il calo post Mother Regulation, il presidente di FederUnacoma Alessandro Malavolti prevede un anno in leggera crescita. «Entro gennaio dovrebbe finalmente arrivare il decreto attuativo per le revisioni, che contribuirà a ridurre le morti sul lavoro»

Non è Nostradamus né certamente uno dei tanti improbabili maghi che affollano le tv in questo periodo, ma quando si avvicina la fine dell’anno nemmeno il presidente di Federunacoma può esimersi dal fare qualche previsione per i prossimi 12 mesi. E sono, fortunatamente, previsioni incoraggianti.
Incontriamo Alessandro Malavolti nell’ultimo giorno di lavoro prima delle feste natalizie: «Il primo tranquillo da inizio anno», ci dice con un sorriso. Siamo a San Martino in Rio (Re), nella sede dell’Ama, l’azienda che Malavolti ha preso in mano e portato a fatturare oltre 200 milioni di euro. Assieme a lui, analizziamo l’anno che se ne sta andando e quello che arriverà. «A livello mondiale non siamo andati male. Nonostante i problemi di forte siccità nel nord Europa e di eccessive piogge da noi, il mercato ha tenuto abbastanza. Nel complesso, il comparto va avanti. Addirittura bene se guardiamo alle attrezzature, mentre per i trattori, anche se non ho ancora in mano i dati di dicembre, mi sento di prevedere una chiusura a 19mila macchine, cento più, cento meno. Lo scorso anno erano 22mila, quindi il calo va oltre il 10%».
Motivi? «L’effetto Mother regulation, in primo luogo. Infatti, se confrontiamo i dati del 2018 con quelli di due anni fa, non influenzati dalle immatricolazioni pre Mother regulation, vediamo che sono sostanzialmente allineati».

Non si può parlare di crisi, allora, ma soltanto di mercato drogato dalle nuove normative. «Non è detto. C’è un valore preoccupante, ed è il rapporto tra nuovo e usato. Negli ultimi 15 anni si è ribaltato: oggi, su un totale di circa 55mila macchine vendute in Italia, soltanto 20mila circa sono nuove. l’usato, per contro, nel giro di cinque anni è passato da 25mila a 35mila macchine l’anno. In Spagna e Francia va anche peggio: per quest’ultima, soprattutto, il rapporto tra nuovo e usato è di uno a tre».
Passione per le ruote d’epoca o cosa? «Piuttosto, alti costi del nuovo. Dovuti principalmente agli adeguamenti normativi: sia quelli in materia di emissioni, sia quelli della Mother regulation. Tutto ciò, assieme all’aumento della componente elettronica, ha fatto lievitare il prezzo dei trattori, per cui ci si rivolge con sempre maggior frequenza all’usato».
C’è differenza, però, tra un trattore di 20 anni fa e uno fresco di fabbrica. «In termini di dotazione elettronica e comfort, certamente. Ma se guardiamo alla produttività, cambia poi molto? O perlomeno, qual è la percezione dell’agricoltore? Quanti sono disposti a spendere molto di più se non vedono una significativa differenza in termini di prestazioni? Per questo motivo vorremmo che gli adeguamenti in materia di emissioni non seguissero il ritmo delle autovetture. In agricoltura un cambio di limiti ogni quattro anni è troppo, non c’è il tempo per ammortizzare i motori che è già ora di progettarne di nuovi».
Prospettive incoraggianti
Per i costruttori, allora, sarebbe meglio non fare riforme? «Non dico questo. La Mother regulation, per esempio, è una buona norma, che noi stessi abbiamo contribuito a scrivere. È perfettibile, certamente, e in qualche caso ha creato confusione, come è normale quando si affronta un cambiamento così radicale. Ma non dimentichiamoci che con la Mother regulation le macchine sono molto più sicure. E in un settore dove si registrano quasi 200 morti all’anno, il 60% delle quali per ribaltamento del trattore, un incremento della sicurezza non può che farci piacere. Sulle emissioni, invece, pur essendo d’accordo sul principio, vorremmo un po’ più di respiro».

A proposito di sicurezza: notizie dal mondo perduto delle revisioni? «A gennaio dovrebbe finalmente arrivare il decreto attuativo. Questo, almeno, quanto ci hanno promesso. Completare questo iter è la nostra prima richiesta al mondo politico. Anche per questioni di mercato: con 200 morti bianche all’anno, facciamo la figura di quelli che non sanno costruire i trattori. Invece è colpa di un parco macchine obsoleto, soprattutto. Con le revisioni a regime, nel giro di un decennio la situazione si dovrebbe sanare. Non grandi cose, ma tutti i trattori avranno arco di protezione, cinture di sicurezza e un impianto luci almeno funzionante. Il minimo, insomma».
La vediamo fiducioso, dopotutto. «In effetti sì. La sostanziale tenuta delle derrate agricole – dai cereali al latte – lascia ben sperare. Olio e vino, inoltre, vivono un buon momento, per cui credo che avremo un 2019 in leggera crescita o perlomeno tranquillo.
Il settore della meccanica agricola, poi, è vitale: non ci sono aziende in grosse difficoltà. Perlomeno non come nel recente passato. L’export va bene e siamo saldamente al secondo posto nella graduatoria mondiale dei costruttori di macchine agricole, a un passo dalla Germania». Sotto le feste, dopotutto, è giusto vedere anche il bicchiere mezzo pieno.

L’intervista in versione integrale sarà pubblicata sul n. 1/2019 di Macchine e Motori Agricoli

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