Sospensioni, idrauliche o pneumatiche?

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Negli anni il settore agricolo si è via via aperto a soluzioni più tecnologiche, come le sospensioni idrauliche o – di recente – anche pneumatiche, derivate direttamente dal trasporto pesante

Sale l’aria, cala il bilanciere. Il mondo delle sospensioni, al pari del resto della meccanica agricola, non è immutabile: subisce l’effetto del progresso tecnologico e, in qualche modo, anche delle mode. Per cui capita che in un certo periodo si diffonda l’uso di alcune soluzioni che, pur essendo già presenti da anni, erano state sostanzialmente ignorate dal mercato. È il caso, per esempio, delle sospensioni a ruote indipendenti di cui parleremo più avanti.
Sebbene - come si può leggere più avanti in questo speciale - vi siano diversi produttori di mezzi agricoli che realizzano in proprio le sospensioni, o almeno una parte di esse, si tende a considerare che questi dispositivi siano ormai materia che richiede una competenza specifica. Dunque, che siano prodotti da ditte specializzate in sospensioni o perlomeno in assali. Settore in cui l’Italia vanta numeri importanti, pur non essendo primatista europea (il podio spetta alla Germania).
Fondamentalmente, le sospensioni per uso agricolo si dividono in tre categorie: meccaniche, idrauliche e pneumatiche.

Meccaniche
Le sospensioni meccaniche, che sono ovviamente le più semplici e meno costose, si basano sul principio dell’elasticità dei metalli. Sfruttano, infatti, per ammortizzare i sobbalzi e gli urti ricevuti dal terreno, molle d’acciaio a strati sovrapposti, vale a dire le arcinote balestre. Variabili per numero e larghezza delle lamine (foglie, in gergo), possono ammortizzare pochi quintali come pure decine di tonnellate. Se la resistenza è senza dubbio una loro caratteristica specifica, lo stesso non si può dire del comfort: le sospensioni a balestra assorbono i contraccolpi più violenti, ma ne trasmettono parecchi al telaio. Inoltre, sono efficaci a pieno carico ma, nel caso per esempio dei rimorchi, sono quasi totalmente inutili quando si viaggia a vuoto, poiché tarate sul peso massimo trasportabile.

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Sospensione Tridem Serie KW della Adr di Uboldo (Varese)

Le sospensioni a balestra si differenziano in base al sistema utilizzato per fissarle al telaio. Si possono così avere attacchi a balestra semplice, bogie, bilanciere a ruote indipendenti, tandem o tridem. Il bogie è un tipo di sospensione oscillante nel senso di marcia, adatta a carichi gravosi e terreni particolarmente difficili, proprio per la capacità dell’attacco di muoversi rispetto al telaio. Tandem e tridem sono invece sistemi di fissaggio multiplo delle sospensioni, pensati per carri a due e tre assi. Nell’attacco tandem, i due estremi più esterni delle balestre sono fissati al telaio, mentre le due estremità contigue poggiano su un supporto comune. Nel tridem avviene la stessa cosa, con la differenza che le balestre poste in linea sono tre (quella centrale, quindi, è fissata da entrambi i lati alle due balestre esterne). Di solito l’aggancio è di tipo a bilanciere. Il quale, tuttavia, è presente anche in versione a ruote indipendenti. In via di abbandono, da quanto ci dicono gli addetti ai lavori, a causa della Mother Regulation, che richiede un sistema di regolazione della trasposizione dinamica del carico durante le frenate.

Idrauliche
Le sospensioni idrauliche sono indubbiamente più evolute di quelle meccaniche e rappresentano una soluzione di maggior efficienza (e costo), largamente utilizzata sulle macchine semoventi (trattori, macchine da raccolta e simili), ma anche sui rimorchi di alta gamma. Sono composte da un cilindro idraulico collegato a un accumulatore di azoto con funzione di polmone e smorzatore: quando il mezzo subisce un colpo, il fluido manda in pressione l’accumulatore di azoto che, grazie all’elasticità del gas, riduce gli effetti dell’urto.
In linea di massima le sospensioni idrauliche possono essere montate su un assale rigido o su semiassi indipendenti.

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Sospensione pneumatica Apeiron della bresciana (Carpenedolo) Fad Assali

Nel primo caso, le due ruote dell’asse restano collegate e se una di esse finisce in una buca, anche l’altra ne risente. Se gli ammortizzatori idraulici sono invece fissati su semiassi indipendenti, ogni ruota è completamente autonoma. Una soluzione di tipo automobilistico, che assicura la massima compensazione possibile su ogni tipo di terreno, ma fa, al tempo stesso, lievitare i costi e riduce le portate massime ammissibili.

Pneumatiche
Da qualche anno, infine, anche in agricoltura stanno prendendo piede le sospensioni pneumatiche. Che, sostanzialmente, estremizzano il concetto della sospensione idraulica: in questo caso non si ha un cilindro pieno di fluido, ma direttamente un ammortizzatore riempito d’aria. Le pareti di quest’ultimo sono in gomma e tela, a tenuta stagna, e l’azione di smorzamento di urti e vibrazioni è assicurata dall’aria presente al suo interno. In pratica, quindi, il mezzo poggia su cuscinetti d’aria. Questa soluzione, se da una parte garantisce un elevato livello di comfort, dall’altra crea problemi su terreni sconnessi, in quanto la risposta dell’ammortizzatore rischia di essere troppo violenta e portare, in casi estremi, alla fuoriuscita del carico trasportato o, se si viaggiasse in pendenza trasversale, al ribaltamento del mezzo.

Le scelte dei costruttori
Vediamo ora come i vari fabbricanti di assali affrontano il tema delle sospensioni per carri, botti e dumper.
Iniziamo con Adr, primo gruppo per fatturato, che propone una gamma completa di ammortizzatori. Si parte da quelli meccanici - con balestre a numero e larghezza di foglia viariabile, per adattarsi a ogni tipo di rimorchio - per arrivare all’alta tecnologia del Tecnoax 2.0, che rappresenta, per nostra conoscenza, il primo esempio di assale connesso in agricoltura. In sostanza, gli ingegneri Adr hanno informatizzato l’assale Tecnoax, dotato di sospensioni idrauliche, installandovi una serie di sensori che misurano la pressione degli pneumatici, il carico sopportato dall’assale e lo stato di usura dei freni.

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Sistema Sidra One di Fad Assali

In questo modo, spiega Adr, diventa possibile variare la pressione di lavoro in base alle condizioni del carico, monitorare l’usura degli pneumatici e dei freni e intervenire con le manutenzioni soltanto quando effettivamente richiesto dalle condizioni d’uso del carro. Si ottengono inoltre informazioni sui carichi trasportati, i chilometri percorsi, l’eventuale tracciabilità del carico.
Sugli assalti standard si possono infine montare diversi tipi di sospensione: dai Bogie con balestra alle combinazioni tandem e tridem, fino alle oleodinamiche a bracci indipendenti Hydro Evo o alle Multilink, che permettono un’ampia oscillazione trasversale senza pregiudizio per la stabilità del carro.

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Sospensione pneumatica di tipo Torpress della Ror di Oppeano, in provincia di Verona

In tema di sospensioni ha molto da dire anche Fad Assali, che opera di solito in collaborazione con produttori specializzati in sistemi di ammortizzamento. Attraverso una joint venture di questo tipo, per esempio, dieci anni fa è stata messa a punto Sidra, su progetto Dbd, realtà italiana ad alta innovazione. Brevettata dal suo ideatore, la sospensione Sidra è commercializzata in Italia dalla Dbd e all’estero da Fad e da pochi anni, ci spiega il direttore commerciale Daniel Consolati, inizia a essere capita e richiesta dai costruttori di carri. Sidra è, in parole povere, un sistema a semiassi, dunque con sospensioni indipendenti sulle ruote. Assicura una maggior aderenza al terreno - ogni ruota si muove in modo indipendente in caso di buche o dossi - ma ha il difetto di essere molto più costosa (circa il 30% rispetto a un sistema pneumatico) e anche più complessa rispetto al classico sistema di ammortizzamento ad assale rigido. Per chi non potesse fare a meno di quest’ultimo - con il Sidra si deve usare forzatamente un semiasse Fad - il costruttore bresciano, sempre in tandem con Dbd, ha creato Syka Free, che ricalca il principio del Sidra, ma lo abbina a un assale unico. Si perde, pertanto, il beneficio delle sospensioni indipendenti.

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Le sospensioni idrauliche sono più evolute di quelle meccaniche e rappresentano una soluzione molto usata sulle macchine semoventi

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Terminiamo con l’ultima nata in casa Fad: Apeiron, la prima sospensione pneumatica, secondo Fad, progettata esclusivamente per l’ambiente agricolo. I classici ammortizzatori ad aria sono stati modificati con pareti in caucciù rinforzato: «Molti costruttori di prodotti specifici, come le vasche per uva, lamentavano l’eccessiva elasticità della sospensione. Abbiamo così creato Apeiron, che presenta un soffietto in caucciù speciale a tre anse con rinforzi interni e stabilità superiore anche del 70% rispetto al classico sistema pneumatico. I primi test -conclude Consolati - dimostrano che Apeiron risolve quasi integralmente i problemi delle sospensioni pneumatiche in campo, mentre un leggero gonfiaggio dell’ammortizzatore permette, su strada, le stesse prestazioni della sospensione standard».
Se parliamo di sospensioni ad aria, non possiamo prescindere da Ror, marchio oggi appartenente ad Assali Stefen e specializzato in prodotti per l’industria e il trasporto pesante. «Non abbiamo una vera linea agricola - spiega il direttore commerciale Francesco Romio - tuttavia alcuni costruttori di carri richiedono i nostri prodotti proprio per avere specifiche di livello superiore. Trattandosi di dispositivi tarati per il trasporto stradale pesante hanno infatti caratteristiche superiori rispetto a un assale agricolo. Per esempio, una portata di 10 t per asse e una velocità tollerata fino a 90 km/h su strada». Tecnologicamente parlando, i Ror sono ammortizzatori pneumatici standard montati su un assale rigido. Una soluzione che, come abbiamo detto, sta prendendo piede anche nel settore agricolo.

Sospensioni, idrauliche o pneumatiche? - Ultima modifica: 2019-03-05T17:35:01+00:00 da Lucia Berti

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