Giovani collezionisti crescono

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Da sinistra Giacomo Vescovi, Manuele Mela e Michele Mela.
Tre perugini di 18, 19 e 21 anni protagonisti di una passione davvero rara per ragazzi della loro età

Qualche giovane collezionista di macchine agricole d’epoca lo abbiamo già ospitato su questa rubrica, ma giovanissimi no. Li abbiamo incontrati per la prima volta in occasione della festa annuale 2018 del Gamae a Bagnolo in Piano (Re) e quindi siamo andati a trovarli in quel di Bastia Umbra, in provincia di Perugia.
Parliamo di due fratelli, Manuele e Michele Mela, rispettivamente di 19 e 21 anni, e del loro amico Giacomo Vescovi, di 18 anni, che, oltre a caratterizzarsi per la “tenera” età, hanno un’altra particolarità: la loro passione per le macchine agricole d’epoca è nata “spontaneamente”, ovvero non hanno alcun legame con l’agricoltura e i genitori non sono agricoltori né possiedono terra. «Qui vicino a casa ogni anno si teneva una piccola festa della trebbiatura – ci spiega Michele – quindi forse è da lì che è nata la curiosità di vedere e poi di capire come funzionavano queste macchine, in particolare le trebbie».

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Sfogliasgranatrice Maravelli. Nacque con già l’imboccatore automatico e il battitore da 90 cm di diametro e 100 di larghezza.

Ed è proprio dalle trebbie che iniziamo per descrivere la collezione di questi ragazzi, perché la prima macchina che hanno restaurato è una Hofherr Schrantz H-900 da grano, datata primi anni ‘30, appartenente a Giacomo Vescovi, recuperata sulle montagne intorno a Bastia Umbra. «È stata utilizzata dai proprietari ininterrottamente addirittura fino al 2000 prima di essere accantonata e lasciata fuori alle intemperie – ci raccontano i giovani collezionisti –. Era messa decisamente male, aveva preso per anni acqua e sole, soprattutto su una fiancata, e il legno si era inevitabilmente deformato, per cui abbiamo recuperato tutto il possibile, smontandola in ogni sua parte e rifacendo diversi pezzi ex novo. Abbiamo finito il restauro nell’agosto 2017, ma solo quest’estate siamo riusciti a farla lavorare durante la festa della trebbiatura qui da noi, sul campo sotto la basilica di San Francesco d’Assisi: è stata davvero una grande soddisfazione».

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Nuffield Universal DM 4 a doppia trazione.

Hofherr Schrantz era una marca ungherese, anche perché le trebbie che lavoravano in Italia agli inizi del secolo scrso erano soltanto straniere. In seguito, iniziarono a diffondersi quelle italiane. La trebbia a fermo, infatti, risale agli anni ‘30 per il nostro paese, ma Hofherr Schrantz esportava le proprie trebbie già dal 1915. «La particolarità della nostra Hofherr – spiega Michele – è che proviene dallo stabilimento di Vienna, mentre la maggior parte delle macchine in circolazione è stata costruita a Budapest: essendo, però, ancora gli anni dell’impero austroungarico, la ditta aveva un impianto anche a Vienna. Inoltre, quasi tutte presentano il telaio e i longaroni in ferro, mentre la nostra è tutta in legno (assali, ralla ecc.)».

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Gli ultimi due trattori acquistati: Landini Vélite (a sinistra) e Landini L25.

La H-900 non è l’unica trebbia presente nella collezione Mela-Vescovi. A settembre dello scorso anno, infatti, hanno recuperato a Nocera Umbra (Pg) una sfogliasgranatrice da granoturco Maravelli di Suzzara (Mn), da un vecchio trebbiatore che ha deciso di donargliela visto che non la utilizzava più. «Pur essendo ferma da 20 anni, era messa meglio della Hofherr – ci spiegano i ragazzi – perché è stata sempre sotto un capannone. La vernice è quella originale, così come le ruote, per cui abbiamo dovuto “solo” lavarla e ingrassare i cuscinetti, senza sostituire alcun pezzo. La particolarità è che abbiamo anche il disegno originale della casa costruttrice, con il ventilatore, anch’esso Maravelli, davanti alle ruote: insomma, è ancora come quando uscì di fabbrica (una delle ultime) intorno al 1960-61».
La Maravelli costruì due tipi di sgranatrici: il tipo 100, su telaio a quattro ruote (quello posseduto da Mela e Vescovi), e il 90, su telaio a due ruote. «Non era una ditta molto conosciuta – aggiungono i collezionisti – avrà prodotto sì e no una ventina di queste macchine: la nostra ha un battitore da 90 cm di diametro e, da quanto sappiamo, è l’unicaancora in circolazione assieme a un’altra a Castelfiorentino (Fi)».

Motori fissi e trattori 

Chiudiamo il capitolo trebbie e andiamo a vedere quali altre macchine d’epoca si trovano nella collezione dei giovani perugini, per il momento non numerosa, ma con pezzi comunque particolari, come il motore fisso Sendling dei primi anni ‘30.

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Motore stazionario Sendling in fase di restauro.

Non ci sono grandi informazioni su questo modello dell’azienda di Monaco di Baviera: si sa che è una matricola n. 099, quindi uno dei primi, ed è un 10 cavalli a benzina raffreddato a vasca.
Dopo diversi interventi di ricostruzione (carrello compreso) e adattamento sulla base di motori simili di quel periodo – non esistendo documentazione specifica a riguardo – adesso è di nuovo funzionante. Sempre come motore stazionario in collezione si trova un Protani tipo U47 a benzina. «Ci teniamo in modo particolare – spiega Michele – innanzitutto perché si tratta di un costruttore perugino, poi perché azionava una motopompa di un costruttore di Spello, quindi sempre in provincia di Perugia, e infine perché rappresenta effettivamente il primo lavoro di restauro meccanico effettuato da me».

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Motore stazionario Protani U47 dopo il restauro.

E chiudiamo con i trattori. Il primo della lista è un Fiat 25R, recuperato appena prima che venisse rottamato. «Era ancora funzionante – spiegano i ragazzi – ma visto che qualche problema lo aveva, abbiamo smontato il motore sostituendo praticamente l’intero monoblocco in ghisa. È stato il primo grosso lavoro di restauro come trattore e dobbiamo riconoscere che il Fiat è una buona macchina per fare scuola, perché è comodo (nel senso che ci si lavora bene) e abbastanza intuitivo, per cui ti serve da base per poi passare a trattori di altri costruttori». E a proposito di altri marchi, troviamo due Landini, recuperati per il desiderio di avere almeno un testa calda in collezione: si tratta di un Vélite, che è stato oggetto di restauro conservativo, e di un L25, meccanicamente a posto, ma ancora da restaurare come carrozzeria. «Questo L25 – raccontano i Mela – è un po’ particolare, perché è il 322esimo trattore L25 costruito dalla Landini e quindi si colloca a cavallo tra la prima e la seconda serie: ha, infatti, svariati pezzi della prima serie e altri della seconda, per esempio dietro ha ancora la barca tonda senza fori e non la piastra, oltre all’assale dritto, mentre la cassa dell’acqua ha la scritta L25 di fusione».
Oltre a Fiat e Landini, Mela e Vescovi hanno acquistato anche, in attesa di restauro, uno Steyr N182a, un Oto C40 e un Nuffield Universal a doppia trazione. «Questo Nuffield – aggiunge Michele – appartiene alla serie di 800 modelli con la modifica a 4 ruote motrici effettuata dalla ditta Vittorio Cantatore (che allora importava i trattori inglesi)».

Due maestri doc
Ovviamente, per imparare a restaurare questi pezzi d’antiquariato, pur avendo delle basi di meccanica per aver frequentato l’Istituto Tecnico di Bastia Umbra, i fratelli Mela e Giacomo Vescovi si sono affidati a mani esperte come quelle di Gianfranco Tardioli di Assisi, in provincia di Perugia (presidente dell’Automotoclub storico Assisano, di cui i fratelli Mela e Vescovi sono soci) e Sergio Bibiani (meccanico, nonché collezionista) di Spoleto (Pg).

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Anche un carro agricolo tra i restauri dei giovani collezionisti perugini
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«Sono stati per noi fondamentali, soprattutto in occasione del primo restauro del Fiat 25 R – confermano i giovani collezionisti – poi abbiamo affinato le nostre conoscenze a forza di smontare e rimontare, e ora siamo in grado di fare tutto da soli, dalla carrozzeria alla meccanica». Il sogno nel cassetto di questi ragazzi oggi non è tanto un modello particolare, quanto una struttura dove ricoverare questi gioielli del passato. «Sarà la nostra prossima grande spesa – concludono – perché tenerli all’aperto significherebbe vanificare tutto il lavoro e il tempo che ci abbiamo dedicato».

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