Niente scherzi sulla Pac

Le posizioni pro e contro Europa a livello nazionale rischiano di indebolire la posizione italiana. E a rischiare di più sembrano proprio i produttori agricoli

Pare proprio che l’Europa piaccia sempre meno. Gli attacchi alle istituzioni comunitarie
sono concentrici e continuativi. E solo pochi irriducibili si prendono la briga di difendere posizioni pro-Bruxelles.
Ormai i padri fondatori dell’Europa unita - Adenauer, Monnet, il nostro Spinelli, ma anche l’”agricoltore” Mansholt e l’avvocato Schumann - sono più che dimenticati dai cittadini del Vecchio Continente.
E la tendenza negativa sembra consolidarsi.
Soffia, in sostanza, un imperioso vento contrario.
Si può essere soddisfatti?
L’Italia ha le spalle così forti da potersi permettere di denigrare l’Unione europea?
E, ancora, per tornare nei nostri lidi, l’agricoltura nazionale può davvero fare a meno dei sostegni comunitari e delle strategie continentali?
Senza entrare nelle diatribe politiche e nel gioco delle parti,
senza parlare di sovranismo e populismo da una parte,
o di Stati Uniiti d’Europa dall’altra,
una Brexit all’italiana, un Ex-It giocando sulle parole,
pare davvero di una lungimiranza modesta.
A livello economico generale. A livello agricolo di più.

La guerra del bilancio

E, chi adombra il non pagamento della quota italiana alle casse di Bruxelles,
di non voler contribuire più al bilancio europeo,
sembra proprio non abbia contezza dello scenario di riferimento.
Ancora oggi, la ‘matrigna’ Europa si concede cospicuamente all’agricoltura italiana:
i fondi Ue rappresentano una linfa vitale di 37,5 miliardi di euro che Bruxelles ha versato (dal 2014), sta versando e verserà (fino al 2020) a 1,6 milioni di agricoltori italiani,
«ma anche - usando le parole dell’ex ministro agricolo Paolo De Castro - a chi lavora
e vive nelle campagne, e soprattutto ai giovani con meno di 35 anni
che con entusiasmo stanno tornando (+10mila solo nel 2017) alla terra».
La crescita delle posizioni anti-europee si verifica proprio mentre si stanno definendo
il prossimo budget comunitario e l’impalcatura della nuova Pac 2021-2027.
E varrebbe la pena non dimenticare che, ancora oggi, gli aiuti di Bruxelles
rappresentano mediamente in Italia il 25% del reddito dei produttori.
Mica bruscolini.

Autolesionismo

Senza dimenticare il sostegno alle aree rurali, di cui l’Italia è in questi 7 anni
la prima beneficiaria con 10,4 miliardi di euro.
Un contrasto all’Ue che sa tanto di autolesionismo.
Del resto, come dice il Mahatma Gandhi,
«nessuno può farti più male di quello che fai tu a te stesso».

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