Mercato mietitrebbie, di nuovo giù

Le vendite al dettaglio nella stagione 2013/2014 sono scese del 16% circa. Ancora peggio le immatricolazioni, che chiudono a -26,6%

È durata solo un anno la ripresa delle vendite e delle immatricolazioni di mietitrebbie sul mercato italiano. Se infatti lo scorso anno dopo quattro anni consecutivi di calo, le immatricolazioni erano aumentate del 14% e le vendite al dettaglio di circa il 10%, quest’anno siamo tornati a registrare un segno negativo e non lieve. Le immatricolazioni hanno chiuso infatti a quota 325 (-26,6% rispetto alle 443 del 2013), mentre le vendite al cliente finale dovrebbero “limitarsi” a un -16% (320 macchine circa contro le 380 stimate la scorsa stagione).

I player e le quote di mercato

Lasciando da parte la ormai nota disparità numerica (e temporale) tra le due categorie di dati, prima di commentare brevemente il mercato riferiamo anche dell’andamento delle tipologie di macchine e delle quote mercato. Per quanto riguarda le prime, si segnala la leggera ripresa delle autolivellanti (+2%) e la crescita delle non convenzionali (+2%, soprattutto le assiali) a discapito delle convenzionali (-4%), anche se le variazioni non sono così eclatanti, per cui il mercato rimane dominato dalle convenzionali (43%), seguite dalle non convenzionali (30%) e dalle autolivellanti (27%). A livello di brand, anche in questo caso non si sono registrati particolari scossoni: permane il duello tra Claas e New Holland, quest’anno vinto per poche macchine dal gruppo di Harsewinkel (32% di quota vs 31% di New Holland), seguite da Laverda (23%), John Deere (10%), Case-IH (3%) e Deutz-Fahr (1%). Da questa stagione, inoltre, andremo a conteggiare anche le vendite di un nuovo marchio che si è affacciato sul nostro mercato, ossia Fendt.

I motivi del crollo della scorsa stagione

Il dato di fatto è che il mercato italiano delle mietitrebbie continua ad attraversare un periodo decisamente infelice. Quali sono le motivazioni del crollo di quest’anno? Il nostro tradizionale giro di consultazione con i player del mercato ha evidenziato innanzitutto che le mietitrebbie vengono da due stagioni climatiche disastrose. Prima la siccità, poi la piovosità fuori dal normale hanno messo a dura prova gli umori dei cerealicoltori italiani e hanno quindi ulteriormente anestetizzato l’eventuale voglia di investire in nuove macchine. A livello macroeconomico e politico, poi, la situazione è tutt’altro che superata, così come rimangono deterrenti di rilievo i prezzi poco remunerativi dei cereali e la perdurante difficoltà di accesso al credito. In un clima del genere le previsioni per il 2015 non sono ottimistiche. Anche se l’arrivo dei nuovi Psr avrà una forte influenza sul mercato, si presume che per la stagione in corso non arriveranno in tempo e quindi nonostante un prestagionale discreto e un umore variabile a seconda delle regioni, a casa dei costruttori ci si dichiara contenti se si riuscirà a mantenere i volumi della stagione passata, ma sarà più verosimile un calo (-4/5%), seppure leggero.

Il contesto italiano e quello europeo

Se guardiamo al trend delle immatricolazioni dal 2000 a oggi, dopo le quasi 800 immatricolazioni nel 2004 e un “picco” nel 2008 (631 immatricolazioni), le vendite di mietitrebbie sono ormai scese sotto le 400 unità, tanto che quest’anno per la prima volta il mercato spagnolo potrebbe superarci. Nonostante questo, il mercato italiano delle mietitrebbie non da tutti i player viene considerato ormai “marginale”. Piuttosto si riconosce che ha avuto un’evoluzione, per cui in certi contesti, soprattutto nel Nord Italia, il contoterzismo ha avuto un incremento importante che ha portato a macchine sempre più grandi e potenti e al conseguente calo dei numeri di macchine vendute. Al contrario, in altre zone più difficili, marginali, con basse rese per ettaro, tipiche del Sud Italia, si è registrata una tendenza verso modelli più piccoli ed economici, sufficienti per gestire superfici aziendali da 100-150 ettari. Vi è poi anche la speranza che la mietitrebbia si riprenda quei margini a livello di mercato erosi in questi ultimi anni dalle trince, dato che il settore del biogas ha finito il boom e si sta trasformando. Del resto, tutti i player giocano una partita importante anche a livello europeo, per cui anche se in un contesto di sofferenza un po’ generalizzato, mercati come Germania e Francia continuano a essere i più ambiti anche nel 2015, con outsider come Spagna, Repubblica Ceca e Romania. A proposito di Europa, tra i mercati più importanti la Francia è quella che ha chiuso la scorsa stagione con il calo più pesante (-14,5%), seguita dalla Germania (-9,4%), mentre hanno registrato un incremento il Regno Unito (+3,9%) e la Spagna (+1,1%). Mercati che potrebbero dare soddisfazioni nel 2015 sono anche Regno Unito e Danimarca, nonché, uscendo un po’ dai confini europei, Turchia, Russia e Ucraina.

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