Trattore Bcs Sky Jump

Dopo dieci anni di studi e test arriva sul mercato il semicingolo di Bcs: nastri posteriori e due ruote anteriori

Con il primo numero dell'anno inauguriamo un corposo rinnovamento di Macchine e Motori Agricoli, che diventerà sempre più una rivista dedicata alle prove sul campo delle macchine agricole di ogni tipo. C'è prova e prova, tuttavia, e quello che avete davanti è l'esempio di un nuovo tipo di test. Fatto non soltanto andando a verificare sul campo le doti di una macchina, ma principalmente chiedendo al suo proprietario come si comporta la medesima nel lavoro di tutti i giorni. A differenza delle valutazioni sulle macchine nuove, pertanto, la “Prova in azienda” prenderà in considerazione mezzi già al lavoro da qualche mese o anno e che, come tali, hanno dato modo agli utilizzatori di farsi un'idea precisa su ciò che funziona o che andrebbe, viceversa, migliorato.

Per la prima puntata di questo nuovo servizio abbiamo scelto un protagonista d'eccezione, che certamente non avrebbe sfigurato tra le macchine da provare in campo: lo Sky Jump di Bcs, un trattore che, per la verità, non è ancora entrato in produzione.

Dieci anni di gestazione

Lo vedemmo, la prima volta, esposto all'Eima 2012 in tutta la sua luccicante novità: un semicingolo dalla linea avveniristica e dall'aspetto davvero accattivante. Due anni dopo, passata anche l'Eima 2014, lo Sky Jump (letteralmente: salto in cielo, nome che si dà a un particolare tipo di portaerei) si prepara a fare il suo “salto nel cielo”; anzi nel mercato. La produzione, assicura Bcs, partirà questa primavera. Ciò detto, come possiamo pubblicare le impressioni di qualcuno che lo ha già usato per un'intera stagione? Semplicemente perché siamo andati a scovare uno dei prototipi che già da un paio di campagne sono in fase di test presso alcune aziende selezionate. Lo ha in uso la famiglia Cristina, di Montalto Pavese (Pv). Giuseppe e il figlio Davide gestiscono, tra le altre cose, 80 ettari di vigneto in uno dei territori con le colline più impervie del Nord Italia. Ecco perché Bcs ha scelto questa azienda per testare sul campo la sua macchina in versione (quasi) definitiva.

Prima di raccontare i dettagli della macchina, tuttavia, tracciamone per sommi capi la storia. Secondo quanto spiega la stessa casa di Abbiategrasso (Mi), l'idea di mettere i cingoli a un proprio mezzo venne nel 2005, allo scopo di entrare nel mercato fino ad allora riservato ai cingolati in ferro, portandovi però una macchina che non avesse le stesse limitazioni di questi ultimi (velocità massima ridotta, impossibilità di viaggiare su asfalto e via dicendo). Dopo aver valutato – e scartato – la soluzione a quattro cingoli per vari motivi, si optò per due cingoli triangolari posteriori abbinati a ruote anteriori. Il risultato è lo Sky Jump: semicingolo, linea aggressiva, color bianco avorio, sterzata Dual Steer, cabina ribassata. È il momento, allora, di vederlo nei dettagli.

Quattro cilindri, 91 cavalli

Prima di Eima 2014, Bcs non aveva mai fornito una vera scheda tecnica della macchina, limitandosi ad alcune informazioni generali. Oggi, invece, siamo in grado di sapere più o meno tutto dello Sky Jump. Il motore, per esempio, è un VM da quattro cilindri per 3 litri di volume, turbo intercooler, Euro 3 (o Tier 3 che dir si voglia), finché i regolamenti lo consentiranno. La macchina è offerta, per ora, con una sola motorizzazione e in una sola categoria di potenza: 91 cavalli, con 420 Nm di coppia massima a mille giri. In questo allestimento sarà venduta anche con i colori di Ferrari e Pasquali, marchi facenti parte del gruppo di Abbiategrasso.

Torniamo al motore. Il VM è dotato del solo intercooler, dunque non vi sono né ricircolo dei gas di scarico né altre soluzioni per ridurre le emissioni inquinanti; che sono del resto contenute, vista la piccola potenza della macchina. Interessante, invece, la soluzione adottata per i radiatori: dietro ai medesimi troviamo una ventola tradizionale, ma davanti abbiamo il self cleaning system: una seconda ventola, più piccola, che ha la funzione di soffiare via semi e polvere dalle griglie del muso, ritardando gli interventi di manutenzione. Allo stesso scopo è presente anche un pre-filtro a ciclone con presa d'aria esterna.

Inversore brevettato

La macchina monta lo sterzo Dual Steer, un brevetto Bcs: un sistema che lavora sia sulle ruote anteriori sia sull'articolazione del telaio. Oltre allo sterzo, anche l'inversore è brevettato ed è stato realizzato totalmente in casa da Bcs. Si tratta di un controllo elettroidraulico del tutto simile a quelli che troviamo sui trattori da pieno campo e che consente di variare la direzione semplicemente tirando indietro la leva, senza bisogno di ricorrere alla frizione. Una soluzione assai interessante, ma che, come vedremo più avanti, necessita ancora di qualche messa a punto.

Una funzione assai utile dell'inversore è la frenatura della macchina: quando si muove la leva, il sistema elettronico aziona i freni, ferma il trattore e lo fa ripartire in senso inverso. Cosa più importante, il trattore resta frenato quando si mette l'inversore in posizione neutra, come se montasse un cambio a variazione continua. Soluzione preziosa in collina e che si può disinserire tramite apposito comando. Automatico anche il freno di stazionamento: si inserisce non appena si spegne il motore. I freni di lavoro sono invece a dischi multipli in bagno d'olio con comando idrostatico.

Il cambio è basato su quattro gamme e quattro marce per ciascuna di esse. Una trasmissione abbastanza tradizionale, quindi, senza rapporti sotto carico. E che presenta, inoltre, le leve sul tunnel centrale (non è il massimo, come accessibilità, specie considerando che il volante è, di serie, fisso). I differenziali sono tre: anteriore, posteriore e sullo snodo centrale. Innesto e disinnesto sono elettroidraulici. Lo stesso vale per la doppia trazione e per la Pto, che gira a 540/750 o 540/1.000 rpm, a seconda di cosa si chiede al momento dell'acquisto. Grazie al Dual steer abbiamo una maneggevolezza elevata, con un raggio di 2,85 metri (esterno ruota).

Idraulica di buon livello

L'impianto idraulico è essenziale, sui trattori specialistici. Nel caso dello Sky Jump abbiamo un doppio circuito, con scambiatore di calore per il raffreddamento rapido. Il primo impianto, che serve l'idroguida, ha una portata standard di 28,5 litri al minuto. Idem quello che alimenta sollevatore e servizi, ma in questo caso i litri possono diventare 49 (pompa maggiorata disponibile come optional o quando si sceglie l'allestimento con joystick elettroidraulico). Vediamo la dotazione di distributori idraulici: di base sono due, ma possono arrivare fino a quattro con comando meccanico, mentre in allestimento con il joystick elettroidraulico, ai due posteriori se ne aggiungono fino a quattro anteriori più una via a ritorno libero.

Il sollevatore, di categoria I o II, può avere terzo punto e tirante idraulici e tocca i 27 quintali di portata. Il controllo è meccanico sulle macchine standard, elettronico sulla versione con joystick. Disponibile, infine, un sollevatore anteriore con otto quintali di capacità.

L'opinione del proprietario

Parliamo, a questo punto, con Davide Cristina, viticoltore oltrepadano e tra i primi al mondo ad aver lavorato con uno Sky Jump. «In realtà, con due. Ce ne diedero infatti una prima versione – ci spiega – che fu poi sostituita dalla macchina che abbiamo ancora oggi e che ha lavorato, in una stagione, per oltre 400 ore». Tutte alquanto impegnative, come si conviene a un buon test di affidabilità.

Cominciamo dalla caratteristica che contraddistingue la macchina, ovvero l'abbinamento tra cingoli e ruote. «Abbinamento indovinato. Le doti di arrampicatore non si discutono: lo abbiamo messo alla prova, su pendenze estreme, di fianco a un cingolato tradizionale. Ebbene, le prestazioni sono praticamente identiche. Con la differenza che lo Sky Jump se la cava molto meglio sul bagnato e sul terreno ghiacciato. Dove – parlo dei nostri suoli argillosi – il trattore cingolato non fa presa e scivola». Invece, continua il viticoltore, il trattore Bcs teme l'erba bagnata con fondo duro: «In quel caso si registrano piccoli slittamenti che, pur non essendo pericolosi, mettono comunque un po' di apprensione». Il galleggiamento, grazie ai cingoli, dovrebbe essere molto buono; ce lo conferma Davide Cristina, secondo cui anche con terreno bagnato la macchina non affonda quasi mai. Inoltre, ci ha spiegato, i cingoli restano molto puliti, anche nella parte alta dei rulli, a differenza dei cingoli in ferro.

«Nel complesso è una macchina molto valida, con alcune soluzioni interessanti, come la frenatura automatica: quando si è in forte pendenza è importante, perché non si corre il rischio che il trattore scappi appena si mette l'inversore in folle. In questa stagione – continua Cristina – l'abbiamo usato per diverse attività e dà il meglio, a mio parere, con i trattamenti, perché permette di entrare nel vigneto anche con terreno bagnato. Siamo arrivati a usarlo in condizioni estreme, con le ruote anteriori che praticamente non toccavano terra per la forte pendenza e il carico posteriore. Eppure lavorava lo stesso». Il motore da 91 cavalli, dunque, è indovinato. «Però, dalle nostre parti, non farebbe male avere una decina di cavalli in più, proprio per le pendenze estreme di questi vigneti».

Pregi e difetti

Le doti da scalatore sono, a quanto si capisce, in cima alle preferenze di Davide Cristina. Al quale piace – e molto – anche il fatto che la macchina unisca i vantaggi del cingolo in ferro con il comfort e la versatilità del gommato. Per esempio, può circolare liberamente su strada senza pattini o altro. Buono anche il cambio, che offre 16 rapporti ed è abbastanza ben strutturato: con poche sovrapposizioni e dunque in grado di sfruttare bene tutte le marce. Naturalmente il passaggio di gamma richiede di fermare la macchina, mentre i quattro rapporti di lavoro sono sincronizzati, anche se non è sempre facile inserirli.

Altro aspetto da considerare attentamente è l'inversore, che come abbiamo visto è un'esclusiva Bcs. Nel giorno della nostra visita ha manifestato qualche limite, dovuto a un guasto temporaneo nel dialogo con la frizione. In particolare, il pedale di quest'ultima, in qualche occasione, non funzionava a dovere e per fermarsi si doveva ricorrere alla leva al volante. Si tratta di difetti comprensibili in una preserie e che non si erano manifestati in precedenza, assicura Davide Cristina. Il quale ci dice anche che, pur potendo ancora migliorare, la macchina è già dotata di un inversore di tutto rispetto.

Passiamo alla postazione di guida. La cabina, modello Compact, è un optional: in versione standard, infatti, lo Sky Jump dispone del solo arco di protezione. Non è in listino, inoltre, la cabina normale, visto che un mezzo di questo tipo è usato solitamente in vigneti di collina e comunque in condizioni in cui non si può eccedere con l'altezza. Grazie all'abitacolo compatto, lo Sky Jump ha un'altezza massima di 1,7 metri, ancora compatibile con il lavoro sotto chioma o con fili passanti. Naturalmente la presenza della cabina aggiunge comfort: l'operatore è riparato da polvere e soprattutto fitofarmaci (tra gli optional sono disponibili i filtri con carboni attivi) e dispone anche di aria condizionata. La cabina è piuttosto spartana e di dimensioni ridotte, in linea con la larghezza massima della macchina (1,3 metri). Può comunque ospitare un uomo di stazza media senza alcun problema. La visibilità è generalmente buona, su tutti i lati. L'insonorizzazione lascia invece un po' a desiderare, ma ancora una volta dobbiamo tenere a mente che ci troviamo su un trattore specialistico.

Lo Sky Jump di Cristina è dotato di allestimento joystick, che come abbiamo visto comporta più distributori, sollevatore elettronico e altri benefit. Inoltre, razionalizza e migliora notevolmente la disposizione dei comandi, raggruppando sollevatore e distributori su un'unica leva. Per il resto abbiamo le leve delle marce e delle gamme sul tunnel centrale; cosa che non facilita l'accesso alla postazione di guida, soprattutto perché il volante, di serie, non ha la regolazione dell'altezza. Il cruscotto è ben leggibile e chiaro e i rimanenti comandi sono in posizione ergonomica. Soltanto il pedale dell'acceleratore risulta un po' scomodo: troppo spostato a destra e vicino alla parete dell'abitacolo.

Nel complesso, dunque, la postazione di guida guadagna buoni giudizi, come del resto il trattore nel suo complesso. «Sono convinto – conclude il proprietario – che questa macchina abbia importanti carte da giocare, soprattutto sotto l'aspetto della versatilità e della capacità di lavorare in condizioni estreme. Ha ancora qualche noia elettronica, ma risolte quelle sarà davvero un concorrente temibile per tutti».

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