Telescopico Merlo TF 45.11 CS

Mettiamo alla prova una pre-serie del nuovo TF 45.11 Cs, il Turbofarmer di seconda generazione con 4,5 tonnellate di portata, cabina sospesa e trasmissione a variazione continua: praticamente un concentrato di tutto quel che Merlo può offrire in materia di tecnologia e automazione. Il test a Lonato (Bs) in un impianto di biogas

Spostare 4 tonnellate e mezzo a 9 metri d’altezza non è cosa da tutti, specialmente in ambito agricolo. Ci riesce la nuovissima gamma Turbofarmer Heavy Duty di Merlo, un altro tassello della rivoluzione modulare avviata un anno fa dal noto costruttore piemontese.

In questa sede ci occupiamo del modello più piccolo della serie, ovvero il 45.11 (l’altro è il TF 50.8), che, per l’appunto, ha una capacità di sollevamento massima di 45 quintali a circa 9 metri, ma dispone anche di un braccio a triplo sfilo che raggiunge gli 11 metri di altezza massima. Naturalmente, con un carico ben inferiore; in caso contrario, il sistema Cdc – controllo dinamico del carico – entra in allarme e dopo aver messo il “semaforo” sul giallo, va in zona rossa, ovvero in blocco anti-ribaltamento, una situazione che permette soltanto il rientro del braccio fino a raggiungere nuovamente una condizione di sicurezza.

È, questa, una delle dotazioni più appetitose di questo nuovo Turbofarmer, telescopico dalla chiara vocazione agricola – lo dimostrano il gancio di traino, i due distributori, ma soprattutto la Pto posteriore – che per prestazioni e dimensioni ricorda però da vicino la gamma per l’edilizia. Insomma, una macchina che strizza l’occhio alla tendenza, ancora evidente, al rialzo delle prestazioni anche per i telescopici dedicati all’agricoltura. E costruiti pensando, in particolare, agli impianti di biogas, un ambiente dove il TF 45.11 si troverà senz’altro a suo agio.

Non a caso, è appunto in questo ambito che abbiamo eseguito il nostro test in campo, per il quale ci siamo avvalsi di una pala desilatrice da tremila litri di capacità. La movimentazione del materiale – letame, nel caso specifico – è interessante in sé, ma rappresenta anche l’occasione per valutare il comportamento della macchina nel suo complesso. A cominciare dai sistemi di sicurezza, cui abbiamo già fatto cenno, per continuare con il comportamento della cabina sospesa, una dotazione di lusso su cui Merlo vanta l’esclusiva. E poi c’è molto altro, naturalmente: dal nuovo climatizzatore alla trasmissione a variazione continua con doppio motore idrostatico. Fino ad arrivare al motore vero e proprio – quello endotermico, intendiamo – che nel caso specifico sviluppa 156 cavalli di potenza massima.

Deutz sotto il cofano

La carne al fuoco, come si dice, è molta e dunque vediamo gli aspetti salienti della macchina. Che è, lo ribadiamo, una novità assoluta, tanto è vero che per il nostro test Merlo ci ha messo a disposizione un prototipo. La costruzione in serie è partita infatti nel corso dell’estate e le consegne entrano nel pieno proprio in queste settimane; quella che vi offriamo è, pertanto, una succosa anteprima di ciò che vedrete presso i concessionari a partire dall’autunno.

Partiamo anche noi, allora, ma con la descrizione. Lo facciamo iniziando dal motore, che è un quattro cilindri marchiato Deutz. Dal noto costruttore tedesco, Merlo ottiene un propulsore con tecnologia Scr, 4,1 litri di volume e una potenza massima che arriva, nel caso in esame, a 156 cavalli, pari a 114,7 kW. Livello di emissioni, Tier 4i, dunque un passo sotto al gradino finale, ma pienamente in regola con le normative vigenti.

Come noto, nel caso di Merlo il motore non è collegato direttamente alle ruote, dal momento che la trasmissione era, è e resta idrostatica. Dunque il Deutz aziona una pompa idraulica, che a sua volta manda olio a un motore idrostatico. Da questo, attraverso un albero di trasmissione, il moto arriva alle ruote. Sul TF 45.11 è però montata la trasmissione Merlo CvTronic, ovvero il cambio a variazione continua ideato dal costruttore piemontese. Si tratta di un sistema che si basa su due motori idrostatici, alimentati dalla pompa idraulica citata sopra. Il CvTronic sfrutta entrambi i motori a bassa velocità, per aumentare la coppia, mentre in trasporto resta attivo soltanto quello principale, sufficiente a raggiungere i 40 km orari di velocità massima. Tutto questo, per l’operatore, si concretizza in un tasto a tre posizioni: tartaruga, per i lavori impegnativi; lepre, per trasferimenti e trasporti, e infine Auto, dove il software passa automaticamente da lepre a tartaruga e viceversa.

Altra caratteristica peculiare delle trasmissioni Merlo è la Epd (Eco-power-drive), un dispositivo in grado di ridurre i consumi fino al 18 per cento, sostengono i costruttori. In sostanza, l’Epd separa le funzioni di regolazione della velocità e del regine motore, lasciando la prima sul pedale e spostando il secondo su un potenziometro sistemato sul bracciolo. Risultato: come nei trattori con cambio a variazione continua, è possibile procedere con un’andatura molto lenta e un elevato regime motore o, viceversa, ad andatura rapida e regime ridotto. Contribuisce a ridurre i consumi anche il tasto Eco, che limita la macchina a 1.800 giri massimi e torna utile quando si fanno applicazioni non troppo impegnative. Completiamo il capitolo ricordando le tre modalità di sterzata – un classico per i telescopici – e il bloccaggio del differenziale posteriore di serie, oltre ai freni a dischi anteriori e posteriori.

Idraulica e sicurezza

Abbiamo già sintetizzato i dati più salienti che riguardano le prestazioni, ma li ripetiamo: 45 quintali di portata massima, fino a 9 metri di altezza o quasi 2 di sbraccio, 35 quintali alla massima altezza (11 metri) e 7 metri di sbraccio massimo con un carico di 6,5 quintali. Ce n’è evidentemente a sufficienza per tutte le comuni attività in ambito agricolo. Il braccio di sollevamento è, come al solito, prodotto in casa da Merlo, con una tecnologia in parte segreta. Piuttosto che descrivere i dettagli del medesimo, però, preferiamo concentrarci sulla questione della sicurezza, un tema su cui il costruttore piemontese ha investito moltissimo. Fino a creare un proprio standard di controllo del carico: il Cdc, o controllo dinamico del carico Merlo, per l’appunto. Il dispositivo, di serie su tutti i telescopici heavy duty, si basa sul riconoscimento automatico dell’attrezzo e su una serie di curve di carico pre-impostate nel terminale del sollevatore. In pratica, quando agganciamo un attrezzo – che sia la forca, la pala per inerti o quella per digestato – il sistema lo riconosce e attiva la relativa curva di carico, per lavorare sempre nella massima sicurezza. Se l’operatore esce dal diagramma, per esempio sbracciando eccessivamente o alzando carichi troppo elevati, entra in funzione il Cdc, che prima avverte il conducente con una serie di allarmi sonori e con l’accensione di una luce gialla sul “semaforo” posto sul montante destro e infine blocca qualsiasi movimento della macchina, eccezion fatta per il rientro del braccio.

Sempre in tema di sicurezza, notiamo con piacere anche la presenza, come standard, del correttore di pendenza per il telaio, in modo da livellare sempre il piano di lavoro, e la cabina Fops-Rops, una garanzia in caso di ribaltamento o perdita del carico.

Per il controllo del braccio e dell’attrezzo abbiamo il joystick proporzionale, qui in versione elettronica. Consente una regolazione molto precisa dello sfilo e dell’alzata. Si aggiunga, in tema di precisione, l’avanzamento millimetrico reso possibile dal pedale inching, molto utile in caso di manovre delicate.

Il test

Per la nostra prova, come anticipato, abbiamo sfruttato una macchina della pre-serie, offerta da Merlo in collaborazione con Agricam, nuovo concessionario del gruppo per parte della provincia di Brescia. Il test è stato eseguito a Lonato (Bs), a casa del vicepresidente della cooperativa, Marco Baresi, proprietario di un allevamento da 300 capi con impianto di biogas da 250 kW. Qui abbiamo usato per una mezza giornata un TF 45.11 attrezzato con una pala desilatrice. Con questo attrezzo abbiamo movimentato un certo quantitativo di letame, materiale usato da Baresi come alimento principale del digestore, assieme a liquami e una piccola quota di colture dedicate.

Cominciamo proprio dalle prestazioni del braccio. Ovviamente portata e altezza massima sono quelli dichiarati dal costruttore, dunque inutile soffermarvisi. Con il 45.11, in ogni caso, si possono fare dei bei carichi: la benna ha una capacità di tre metri cubi, tale da rendere efficiente e rapido l’impiego del telescopico. Per esempio – come si vede dalle immagini – per rifornire il carro miscelatore che andrà poi al biodigestore. La gestione del carico è agevole, grazie al joystick elettronico e proporzionale. Si apprezza, soprattutto, la possibilità di regolare con estrema precisione sfilo e movimento verso l’alto, mentre la discesa risulta leggermente più brusca, se effettuata a pieno carico. Ci è piaciuto, particolarmente, il rientro del braccio: quando è quasi completo, il sistema elettronico rallenta autonomamente la corsa e permette di completare l’operazione senza il minimo scossone. Unico neo della leva multifunzioni è la necessità di tenere costantemente premuto il consenso, per evitare che un urto accidentale possa far cadere il carico. Obbligo po’ fastidioso, ma legato a questioni di sicurezza e quindi lo si accetta di buon grado.

La portata della pompa – 152 litri al minuto – ci è sembrata più che sufficiente, tanto è vero che il braccio si muove abbastanza velocemente anche a regime ridotto. Il doppio movimento, inoltre, è possibile, anche se non proprio simultaneo.

Leggermente da migliorare, a nostro parere, l’imbennata: con un materiale tenace e abbastanza resistente come il letame, per esempio, abbiamo avuto qualche difficoltà di caricamento, causa slittamento delle ruote sul fondo liscio del piazzale. Anche il bloccaggio del differenziale posteriore – nota positiva: tutti i TF 45.11 lo prevedono – ha risolto soltanto parzialmente il problema. La difficoltà non è comunque dovuta a carenza di motore, visto che la macchina dispone di 156 cavalli, a nostro parere sufficienti per qualsiasi applicazione tradizionale in campo agricolo. Tanto è vero che, grazie ai due distributori posteriori e alla Pto a trasmissione meccanica, il Turbofarmer può in alcuni casi sostituire degnamente un trattore. Per esempio, per fienagione o trasporto di carri dal campo a casa. Per migliorare la spinta servirebbe invece, secondo noi, qualche quintale in più sulle ruote.

Proseguendo con il resoconto, arriviamo alla CvTronic. Che ci è sembrata davvero molto interessante. Il passaggio dalla prima alla seconda gamma è semplice e immediato e inoltre la modalità automatica permette di gestire la macchina come un trattore con cambio a variazione continua. L’aggiunta del doppio motore idrostatico, inoltre, migliora le prestazioni sotto sforzo, mentre il sistema Eco consente di ridurre i consumi, che non dovrebbero superare i 15 litri l’ora, per applicazioni normali. Cambieremmo soltanto, nella trasmissione, l’inversore al volante, realizzato con due tasti che non sono il massimo della comodità.

Le modalità di sterzata sono quelle solite: avanzamento a granchio, oppure due e quattro ruote sterzanti. Con quest’ultima impostazione, anche una macchina piuttosto ingombrante e voluminosa come il 45.11 gira davvero in un fazzoletto di terra. Dunque piena promozione per la manovrabilità. Non, invece, per la frenata: discreta, ma nulla di più. Anzi, leggermente lunga a nostro giudizio. Completiamo l’elenco dei punti da migliorare con quella che è a nostro avviso la vera lacuna di questa bella macchina: gli attacchi idraulici sulla testata non sono rapidi, ma a vite. E nel 2015 nessuno ha più voglia di mettersi a sganciare la benna con una chiave inglese, tenendo conto del fatto che, in certe stagioni e in certe aziende, si cambia attrezzo anche tutti i giorni.

Dal momento che abbiamo riportato il principale limite, diamo altrettanto spazio al maggior pregio, sempre a giudizio di chi scrive: stiamo parlando delle sospensioni della cabina, un elemento che abbiamo volutamente escluso dalla descrizione precedente. Si basano su quattro ammortizzatori pneumatici e un bilanciere, che serve a stabilizzare la cabina in caso di forti spostamenti laterali. Abbiamo verificato l’efficacia del CS (Cabina Sospesa), sigla che ritroviamo anche nel nome della macchina, su una strada di campagna piuttosto sconnessa e dobbiamo dire che non ha nulla da invidiare a una buona cabina per trattori. Notiamo, anche, che Merlo è al momento il solo costruttore di telescopici ad avere un sistema così sofisticato per l’ammortizzamento della postazione di guida.

A proposito di quest’ultima, diciamo subito che sul TF 45.11 troviamo la maggior larghezza del mercato, con un metro abbondante tra le due pareti. All’interno abbiamo, oltre al sedile ammortizzato, un volante ben impostato e con un cruscotto che permette di leggere le informazioni principali sulla macchina. Sul montante destro compare invece una serie di luci – il semaforo, nella terminologia Merlo – che dà immediatamente indicazione del rischio di ribaltamento o di eventuali posizioni da correggere a breve termine. Le stesse informazioni si possono ottenere, in maniera più dettagliata e compiuta, consultando il terminale del telescopico, dove è mostrato, oltre al tipo di attrezzo montato, il relativo diagramma di carico. Sempre in cabina si apprezzano la visibilità – buona – e una discreta insonorizzazione. Compromessa però dalla ventola del climatizzatore, un po’ rumorosa.

A conti fatti, il nuovo Turbofarmer “maxi” è dunque una macchina che molti imprenditori nel campo delle bioenergie troveranno interessante, ma che può tornare utile anche in grossi allevamenti e aziende cerealicole. Ha certamente molto da dire dal punto di vista delle prestazioni, ma è nel comfort di lavoro che dà il massimo: con cabina sospesa, cambio automatico e un sofisticato sistema di controllo del carico, all’operatore resta davvero poco da fare, se non concentrarsi sul suo lavoro.

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