Seminatrice-pacciamatrice Spapperi SMP

Arriva nelle campagne una seminatrice di precisione rivoluzionaria: secondo il costruttore permette di coltivare mais senza irrigazione e senza lavorazioni oltre a semina e raccolta. La macchina, al suo secondo anno di prove, promette miracoli e per questo siamo andati a vederla lavorare al confine tra Piacenza e Cremona

Dopo l’irrigazione a goccia e la semina in file binate, una nuova tecnica promette di rivoluzionare la coltivazione del mais: la semina con pacciamatura. Una soluzione che si propone di stravolgere il settore, permettendo di coltivare in zone non irrigue producendo, per giunta, più mais di un terreno normalmente irrigato. Tutto questo, utilizzando meno concime e risparmiando anche sui trattamenti. Oltre oltre che su lavorazioni accessorie come sarchiatura e rincalzo.
Inutile dire, inoltre, che il sistema favorisce un netto anticipo di germinazione e di maturazione, dal momento che assicura un microclima ideale per lo sviluppo della pianta sia in termini di temperatura, che risulta sensibilmente più alta del normale, sia di umidità, grazie al blocco quasi totale dell’evaporazione e a un effetto di osmosi che richiama umidità dagli strati profondi del terreno, permettendo di portare il mais quasi a maturazione senza irrigare. Questo effetto è reso possibile dalla tecnica di semina, che permette di interrare i semi praticando minuscoli fori nel telo. Pertanto, quando il mais spunta e lo stelo si irrobustisce, va a chiudere i medesimi sigillando lo spazio sottostante e bloccando quasi totalmente l’evaporazione.
Le foto che pubblichiamo in questa pagina sembrano dimostrare questa teoria. In esse si vede, tra le altre cose, il confronto tra un mais seminato con la tecnica della pacciamatura e uno tradizionale. Le due operazioni sono state eseguite a una settimana di differenza: prima il mais pacciamato, poi quello convenzionale. Lo sviluppo del primo – come si vede dalle immagini – è però ben superiore a quello che sarebbe lecito aspettarsi. E dunque, almeno nel primo mese e mezzo di vita la pacciamatura sembra avere un effetto evidente. Altro vantaggio di questa tecnica sperimentale, secondo i primi test effettuati, è che grazie a essa si ottiene una granella con minor tasso di umidità – ovvero che necessita di meno ore di essiccatoio – e più sana, quindi con meno problemi di piralide e anche di micotossine. Questo, lo ripetiamo, pur senza fare il trattamento antipiralide: impossibile senza distruggere il telo di pacciamatura.

Leggi l’articolo completo su Macchine e Motori Agricoli n. 10/2015

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