Coltivatore combinato Kuhn Performer 4000

Kuhn ha presentato lo scorso anno il suo Performer, un coltivatore combinato in grado di effettuare fino a quattro lavorazioni differenti. Utilizzando in modo diverso ancore, dischi e rullo, è infatti possibile compiere un’ampia gamma di interventi. Lo abbiamo provato nel Bolognese, abbinato a un T8 da 400 cv

“Al vertice della polivalenza”: così Kuhn presenta il Performer, coltivatore combinato tra gli ultimi prodotti del costruttore francese. La macchina appartiene ovviamente all’ormai nutrita schiera dei preparatori multipli: attrezzi che uniscono diversi sistemi di lavorazione del terreno – ancore con o senza esplosori, dischi dritti o inclinati, rulli a denti o a dischi – per fare una coltivazione che sia al tempo stesso veloce e accurata. Fino a permettere, su certi terreni, di seminare dopo un solo passaggio. Si tratta di macchine caratterizzate, solitamente, da dimensioni importanti, notevole assorbimento di potenza e necessità di lavorare a velocità sostenuta per espletare al meglio il loro compito. Tutti attributi che si addicono perfettamente al Performer, come vedremo.

Sfruttando la prima macchina arrivata in Italia, abbiamo visto lavorare questo nuovo preparatore in provincia di Bologna, su terreno piuttosto ostico, in abbinamento a un trattore New Holland T8.420.

Struttura a tre stadi

Vediamo la macchina nel dettaglio. E partiamo dalle dimensioni: in Italia il Performer è offerto nelle versioni 4000 (oggetto del nostro test) e 5000, con larghezze, rispettivamente, di 4 e 5 metri e un assorbimento di potenza senza dubbio importante. Pari, secondo scheda tecnica del costruttore, a circa 100 cv per metro di larghezza se si lavora in profondità, mentre si scende a 60 cv/metro se si effettuano lavorazioni superficiali. Il Performer, come vedremo più avanti, è stato costruito per fare l’una e le altre; del resto, in caso contrario non si giustificherebbe l’accento posto sulla sua estrema polivalenza. Il peso è importante: 69 quintali per il 4000, sette in più per la versione da cinque metri.

Analizzato pezzo per pezzo, risulta essere un grande coltivatore combinato, composto da due file di dischi da 51 centimetri di diametro e quattro file di denti distanziati di 28 cm uno dall’altro, ciascuno protetto da una molla di sicurezza.

Il modello 4000, protagonista della nostra prova, porta 14 denti, 30 dischi di apertura e 10 di livellamento. Seguiti, per chiudere il cantiere, da un rullo di compattamento che esercita una pressione al suolo di 225 kg per metro, oltre a fungere da regolazione della profondità di lavoro. La versione da 5 metri, invece, ha 38 dischi di apertura, 18 ancore e 12 dischi di livellamento. In ogni caso sono montati su una trave 30x30, con estensioni 12x8 e supporti per i denti a sezione quadrata da 10 cm di larghezza. I dischi sono fissati su mozzi senza necessità di ingrassaggio, mentre le ancore, con sicurezza a doppia molla, possono avere vari tipi di punta: da 50 mm per fessurazione oppure da 80 mm per una lavorazione più energica del terreno o ancora con alette per una miglior asportazione delle radici infestanti. Su suoli molto tenaci si possono usare alette al carburo per ridurre la necessità di manutenzione.

Disposte su quattro file, le ancore lasciano un passaggio importante sotto al telaio, in modo da non aver problemi con i residui e lavorano comunque il terreno a una distanza di 28 cm una dall’altra, esercitando una pressione costante tra 600 e 800 kg. Il loro compito è di miscelare in profondità il terreno e rivoltarlo, mentre i dischi anteriori incidono i residui e le radici delle infestanti e quelli posteriori, regolabili in continuo e con sicurezza in elastomero, rompono le zolle prima del passaggio del rullo compattatore.

Quattro in uno

Dalla descrizione appena fatta risulta chiaro che il Performer è un sostituto dell’aratro: rientra infatti nella categoria dei coltivatori combinati, in grado di rimpiazzare totalmente le lavorazioni convenzionali, con terreno adatto. Tuttavia sarebbe semplicistico ridurlo a una combinazione di erpice ad ancore e a dischi grazie alla quale si può fare preparazione del letto di semina. Secondo Kuhn, infatti, questa macchina racchiude in sé quattro funzioni diverse. Vediamole.

Passaggio unico. Utilizzato in tutte le sue componenti, il Performer è un classico preparatore combinato, che in una sola passata può trasformare un terreno ricco di residui in un letto di semina. I dischi, infatti, tagliano e interrano i residui e le infestanti, mentre le ancore effettuano una lavorazione profonda nonché il ribaltamento del terreno. Il rullo, infine, compatta le zolle per lasciare un buon letto di semina. Se tuttavia si effettua una lavorazione autunnale, è possibile sollevare il rullo, facilitando così l’azione disgregatrice del gelo invernale. Infine, se invece dei denti da 8 centimetri di larghezza si usano quelli da 5 centimetri, il Performer si trasforma in un ripuntatore con dischiera anteriore. Avremo pertanto un’azione di sminuzzamento dei residui e arieggiamento profondo – fino a 35 centimetri circa – senza compromettere la portanza del terreno o rimettere in superficie gli strati meno fertili.

Lavorazione superficiale. Se vuole effettuare una lavorazione leggera, che lasci lo strato fertile del terreno più in superficie, si possono montare degli esplosori sulle ancore, lavorando poi a una quindicina di centimetri di profondità. Con questa impostazione, il Performer taglia e interra i residui operando però soltanto sul primo strato di terreno, dove attecchiscono le radici.

Erpicatura ad ancore. Alzando i dischi anteriori si può usare il Performer come un erpice ad ancore, sul modello del Cultimer, e unire così la produttività a una buona qualità del lavoro. Con questa opzione, Kuhn suggerisce di montare denti da otto centimetri.

Erpicatura a dischi. Infine, sollevando le ancore centrali, ecco che Performer diventa un erpice a dischi, con il quale fare preparazione del terreno ad elevata velocità, innalzando la produttività oraria. Con questo allestimento si ottengono il taglio dei residui e delle radici infestanti, nonché una lavorazione leggera, che mantiene in superficie gli strati fertili del terreno.

Regolazione centralizzata

Questa estrema variabilità è resa possibile dal telaio del coltivatore, che poggia su ruote e può alzare, indipendentemente, le file di dischi, le ancore o il rullo. In quest’ultimo caso, il controllo della profondità è effettuato attraverso le ruote, mentre nelle altre situazioni è il rullo a stabilire l’altezza di lavoro, dal momento che le ancore sono fissate al telaio in modo rigido. Tutte le regolazioni si eseguono comunque dalla cabina del trattore, grazie al selettore idraulico Kth, che centralizza le funzioni idrauliche occupando soltanto due distributori, nonostante il Performer sia dotato di un cilindro sul timone e due sul rullo. Attraverso i quali, oltre alla profondità di lavoro, si regola anche l’inclinazione della macchina.

Come optional è infine possibile montare una seminatrice a spaglio, per effettuare, assieme alla lavorazione, la semina di cover crop o anche di colza. Il modulo ha una capacità di 200 o 400 litri e si installa sul telaio del Performer.

In prova

Abbiamo messo alla prova il Performer sfruttando un test in campo eseguito da New Holland in provincia di Bologna, su terreno tipicamente tenace e argilloso. L’attrezzo era abbinato a un T8.420, macchina da 370 cavalli nominali e 400 di potenza massima, cui se ne aggiungono una ventina forniti dall’extra-potenza nelle lavorazioni in velocità. Non, però, nel nostro caso, dal momento che il Performer deve sì lavorare a 10 km orari, ma questi ultimi non sono sufficienti ad attivare il power boost. In effetti, considerando la tenacia del terreno, abbiamo tenuto un’andatura di circa 8 km/h, con regime motore a circa 1.700 giri e consumi istantanei tra i 52 e i 58 litri l’ora. A questa velocità si ha una produttività di poco inferiore ai 3 ettari l’ora, con una profondità di lavoro di circa 20 cm e macchina impostata sulla lavorazione completa: vale a dire alzando le ruote centrali e lasciando lavorare sia i dischi anteriori sia le ancore, con il rullo a fare da regolatore di profondità.

Dal punto di vista qualitativo, il Performer sembra comportarsi molto bene. Come si vede anche dalle foto, rivolta il terreno senza grandi problemi, favorito anche dalla ridotta profondità di lavoro. Che, però, fa sì che un po’ di stoppie restino in superficie.

Per avere un giudizio più accurato sulle prestazioni della macchina sentiamo allora il suo proprietario. Si tratta di Enrico Agliardi, contoterzista bergamasco: «Si tratta di un attrezzo molto interessante e soprattutto versatile. A parte il suo impiego canonico, infatti, grazie alla dimensione dei dischi e alla particolare struttura può essere utilizzato anche come semplice dischiera, per una lavorazione veloce e superficiale. In questi casi, di solito si tiene il rullo abbassato, usandolo come regolatore della profondità. Utilizzato con dischi e ancore, invece, è un buon sostituto dell’aratura, dal momento che le ancore da 8 centimetri lavorano il terreno in profondità e lo rivoltano completamente».

Come unico inconveniente, Agliardi segnala qualche problema di lavorazione su mais, con residui abbondanti e soprattutto accumulati sull’andana centrale. «Se gli stocchi sono ben distribuiti dalla mietitrebbia non ci sono problemi; se invece si trovano accumuli, si fatica. Succede soprattutto con le macchine assiali, che in pratica fanno un’andana di residui sulle due file centrali».

La gestione della profondità di lavoro, come anticipato, si effettua attraverso la centralina idraulica, dalla cabina, ed è quindi senza dubbio semplice. Per il trasporto, la macchina si chiude in verticale, rientrando nei 3 metri di larghezza. Un limite è, se mai, la lunghezza: vista la dimensione del cantiere completo, muoversi non è facile, né in campo né sulle strette strade di campagna. Ma se si hanno i terreni giusti, certamente il Performer ha qualcosa da dire.

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