Kubota, un altro passo verso la full line

Kubota
Kubota. Aratro RM 2000 che lavora a una profondità di 30 cm
Presentata la Fase 2 del lancio degli “orange implement” in Italia. Disponibili da settembre

Procede come da programma l’introduzione delle attrezzature in livrea arancione Kubota in Italia. A metà luglio, presso una delle più grandi e innovative aziende agricole del Nord ItalIa, “Le Colombaie” di Visano, in provincia di Brescia (circa 500 ettari a mais e frumento foraggero, 1.000 capi in lattazione, produzione di circa 350 q di latte di qualità, da 10 anni ha abbandonato l’aratura per la minima lavorazione), è stata infatti presentata ai concessionari Kubota la cosiddetta Fase 2, relativa alle attrezzature a marchio Kubota per la lavorazione del terreno e la semina, nonché l’anticipazione della Fase 3, più specificatamente dedicata all’agricoltura di precisione.
«La Fase 1 – ha spiegato l’amministratore delegato di Kverneland Group Italia (Kvgi), Eleonora Benassi – relativa a fienagione, raccolta e concimazione è già stata presentata alla scorsa Eima, mentre le Fasi 2 e 3 saranno commercializzate rispettivamente a partire da settembre 2017 e gennaio 2018. Questo è un chiaro messaggio di full line che Kubota vuole trasmettere e ha un’importanza strategica in un mercato dove ormai tutti i costruttori di trattori si sono attrezzati o si stanno attrezzando per la full line. Kubota, quindi, non può permettersi di perdere questo treno che sta passando, anzi in questo momento parte avvantaggiata, perché da domani potremo offrire anche in Italia la gamma full line più completa esistente sul mercato». Kverneland, lo ricordiamo, “serve” a Kubota perché lavora in stretto coordinamento con tutte le filiali Kubota nei vari paesi e supporta direttamente la rete vendita Kubota. Ed è per questo che sta lavorando a una crescita organica dei dealer. «Da settembre vi forniremo tutti gli strumenti per lavorare nella maniera migliore – ha aggiunto Luca Romagnoli, responsabile della filiale Kubota in Italia Divisione Trattori, anticipando che proprio a settembre sarà disponibile il sollevatore elettronico anche sugli M 5 –. L’orange implement sta diventando per noi un prodotto sempre più importante, perché i nostri concorrenti hanno un po’ seguito le orme di Kubota nel capire che il futuro della meccanizzazione passa per la full line. Quindi, la sinergia trattori-attrezzature diventerà sempre più importante in futuro». «Con il lancio delle Fasi 2 e 3 avete la possibilità di sbaragliare il mercato – ha rimarcato ai dealer Sandro Battini, direttore commerciale Kvgi – perché avete la gamma più innovativa sul mercato, soprattutto se parliamo di precision farming». «I prezzi attuali delle commodity – ha concluso Roberto Bartolini, consulente agronomico Kvgi – non consentono marginalità se non si applica l’innovazione. Dovete farlo capire agli agricoltori, che non solo devono acquistare attrezzature innovative come queste, ma anche ripensare il percorso agronomico».

Cantiere lavorazione tradizionale

Il CU3300.
Il CU3300.

Nell’occasione sono state presentate 20 macchine, alcune relative alla Fase 1, di cui 7 hanno lavorato in campo in tre cantieri separati: lavorazione tradizionale, minima lavorazione e agricoltura di precisione. Per la lavorazione tradizionale, a livello statico è stato presentato l’erpice rotante, “bandito” dalle sovvenzioni europee, ma comunque ancora utilizzato, nel modello PH 1500F. PH, ha spiegato Battini, sta per Power Harrow (cioè erpice in inglese) e F sta per foldable (cioè pieghevole). Kubota ha infatti previsto il lancio di due gamme pieghevoli e tre fisse, in versione 4 e 5 metri, con varie tipologie di rulli a scelta, rullo packer da 585 mm, cuscinetti a rulli conici e posizionamento elicoidale dei denti (brevettato), cioè a formare una doppia elica che permette al terreno di essere portato dall’esterno verso l’interno, in modo da ridurre drasticamente la potenza necessaria (bastano 150 cv per il modello da 5 m). Sempre a livello statico è stata descritta la fresa SE 2185, una delle più vendute in Italia, ha ricordato Battini. Una macchina molto semplice, perché Kubota ha seguito la linea di distribuire una gamma intermedia da 155-185-200 cm di larghezza (100-200-250 cm nella versione Plus con scatola esterna). Come seminatrici, a livello statico è stato esposto il modello pneumatico PP1450V, macchina diversa da tutte le altre, ha spiegato Battini, perché il sistema del ballasting kit le permette di seminare su sodo (nonostante sia portata), su semilavorato e su terreno perfettamente preparato. Può seminare a file variabili (6 file da 37,5 cm x 80 – 7 file da 37,5 cm x 70 cm – 8 file da 37,5 x 55 cm), può fare semina a file parallele o a quinconce, è 100% Isobus compatibile ed è l’unica macchina a gestire la trasmissione elettrica con motorini a bassa tensione (sistema brevettato).
In campo è stato visto in azione l’aratro RM2000, una gamma dove Kubota si è concentrata sulle potenze massime a disposizione (cioè 180 cv). RM sta per Reversible Mounted (portato reversibile, mentre CM sta per Conventional Mounted) e si tratta di una serie lanciata 3 anni fa, su cui sono presenti alcuni brevetti importanti, tra cui il versoio, che può essere usato con gommatura da 520 fino a 710. Inoltre, presenta delle ancore derivate dalla concezione dei coltivatori CU, cioè tubolari, non piene, che riducono del 9% il peso dell’aratro (il che significa meno potenza del trattore richiesta). Infine, la testata è collegata al telaio tramite un supporto a parallelogramma che permette la centratura costante rispetto al trattore. La gamma prevede da 3 a 6 vomeri, larghezza di lavoro variabile a passo o fissa, bullone di sicurezza o autoreset a balestra e/o idraulico. A seguire ha lavorato la seminatrice pneumatica portata SD1300M con erpice rotante fisso PH2301 da 3 m di larghezza di lavoro. Da evidenziare, in particolare, nell’erpice il nuovo rullo packer “shark”, cioè con denti che ricordano le pinne dello squalo, per renderlo ancora più leggero (110 kg in meno nel modello da 3 m), e il fatto di poter lavorare direttamente su sodo. La seminatrice, invece, è molto compatta (3 m, 175 cv di potenza richiesta), accoppiabile (ma solo questo modello) a qualsiasi erpice anche della concorrenza e disponibile con il dosatore a controllo elettronico Eldos. Anche in questo caso troviamo un sistema a parallelogramma indipendente dall’erpice, a garanzia di una profondità di semina costante, e si possono gestire volumetrie di diverso tipo, soia compresa. La gamma è disponibile da 3 m, 4 m e 4,5 m, in versione falcione o doppio disco (uno in acciaio uno in teflon, disassati e di diverso diametro l’uno dall’altro).

Cantiere minima lavorazione
Per la minima lavorazione sono stati presentati un erpice e un coltivatore. Il primo è un modello a dischi, il CD2300, dove CD sta per Compact Disc. La gamma 2000 è quella Profi (professionale), ma è disponibile anche la versione più economica 1000 (Farmer), e prevede modelli fissi, pieghevoli e pieghevoli trainati, fino a 7 m di larghezza di lavoro. La prerogativa è il rullo ActiPack, per un lavoro di affinamento del terreno superiore, ma vanno ricordati anche la regolazione dell’aggressività semplice da effettuare, i dischi vuoti e non pieni da 600 mm di diametro e l’angolo costante di penetrazione del disco nel terreno per una gestione ottimale dello spazio di sovrapposizione. Il coltivatore è il CU3300, con 3 file di denti (altrimenti si ha la serie 2000 da 2 file e 3 m di larghezza di lavoro, per trattori a bassa potenza) e 4 m di larghezza di lavoro. Anche qui troviamo dischi pareggiatori e rullo ActiPack, ma le ancore potrebbero anche combinarsi con dischi per la lavorazione del terreno così da ottenere in un unico passaggio rimescolamento e sminuzzamento del terreno. In quest’azienda, ha specificato Battini, viene usato questo modello (a 35 cm di profondità e a 11 km/h di velocità) senza la prima fila di 3 ancore, sostituita da una dischiera anteriore per avere un abbattimento iniziale dei residui colturali.

Cantiere difesa  e precision farming
Protagonisti dell’ultimo cantiere sono stati due irroratrici e uno spandiconcime. La prima irroratrice è la XMS112, macchina portata da 2,45 m di ingombro, con nuovissima barra Hosa in alluminio da 15 m o barra HC in acciaio da 18-20-21 m a geometria variabile. La X nella sigla ricorda un concetto ricorrente Kverneland, cioè il progetto iXter su botti portate. Questa serie, la 100, è gestibile completamente dal trattore, ma non è Isobus compatibile, quindi non consente di gestire le dosi variabili, ma tutto il resto sì, come ad esempio il controllo delle sezioni. Da segnalare, infine, il monitor FMC (FlowMate Control) che gestisce tutte le funzioni di volumetria della barra, e uno switch box con cui l’operatore può governare tutte le funzioni elettroidrauliche. Tre i serbatoi disponibili: 800, 1.000 e 1.200 litri (nel modello in questione). La seconda irroratrice è la XMS213, cioè Serie 200, Isobus compatibile, con barra HC18FMC a geometria variabile (come la precedente, ma più evoluta). Può gestire un serbatoio frontale (XFT211, da 1.100 l), mentre il sistema opzionale iXClean Pro permette il lavaggio e il ricircolo in continuo dell’impianto per la pulizia automatica.
Infine, è stato visto in azione sulla mappa di prescrizione su cui avevano lavorato le due irroratrici, anche lo spandiconcime DSM-W Geospread 1550 da 2,20 m di ingombro, con 4 celle di carico, sensore di referenza per mantenere costanti tutti i parametri di distribuzione e kit TrimFlow per la copertura della distribuzione a bordo campo. Gestisce 14 sezioni da 2 m l’una grazie alla precamera, evitando quindi le sovrapposizioni.

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