SPANDICONCIME

In crescita il mercato delle macchine “hi-tech”

DaVendite stabili nel 2012. Ma continua l’ascesa dei modelli con pesa elettronica e collegamento Gps.

Da “ultima ruota del carro” a macchina strategica per il conto economico aziendale. Ne ha fatta di strada in questi ultimi anni il “povero” spandiconcime e adesso è entrato di diritto nell’élite del parco macchine di un’azienda agricola. Il tutto a seguito del costante incremento dei costi dei fertilizzanti e grazie al contestuale progresso delle tecnologie applicate a questa macchina, che oggi significano distribuzione proporzionale all’avanzamento, pesa elettronica, combinazione con il satellitare e compatibilità Isobus.

Intendiamoci, il grosso dei numeri (si parla di circa 7.000 macchine vendute complessivamente ogni anno in Italia) è fatto ancora dai modelli medio-piccoli e “basici”, ma il fatturato dei player più importanti di questo mercato si sta decisamente spostando verso macchine “di qualità”, tecnologicamente avanzate. Una stima abbastanza realista individua in circa 3mila unità il vero mercato degli spandiconcime a uso agricolo in Italia, dove la fanno da padrone i marchi stranieri come Kuhn, Amazone, Sulky, Kverneland/Vicon, Bogballe, Lely. Senza dimenticare costruttori italiani come Agrex, Gamberini, Matermacc, Damax, Gaspardo solo per citarne alcuni, che messi assieme rappresentano oltre il 50% del mercato.

Lasciando da parte una graduatoria (sempre difficile da stilare in mancanza di dati ufficiali e in virtù della varietà dei segmenti in ciascun costruttore opera e che bisognerebbe differenziare), ci sono altre due tendenze da evidenziare, partendo dal dato che gli spandiconcime operativi nelle campagne italiane superano le 200mila unità.

La prima tendenza è che la quasi totalità degli spandiconcime messi oggi sul mercato è rappresentata da modelli centrifughi, a discapito di quelli pneumatici ormai in via d’estinzione. Oggi, infatti, tutti i costruttori grazie al sistema centrifugo e al doppio disco raggiungono dei coefficienti di variabilità distributiva molto bassi, ormai inferiori al 10%, il che significa una lettura di precisione distributiva davvero elevata e prossima a quella del pneumatico, che peraltro costruttivamente parlando è più complicato.

Secondo trend degno di menzione è il fatto che più dell’80% degli spandiconcime centrifughi operativi sia ancora monodisco, dei quali in più di un’occasione è stata sottolineata l’inferiorità rispetto ai bidisco in termini di qualità della distribuzione. Dunque, nei prossimi anni il mercato degli spandiconcime assisterà a un’ulteriore “mini-rivoluzione”.

Numeri in flessione, fatturati in aumento

Torniamo sulla questione del mercato Italia e di come si sono evolute le vendite nel 2012. In linea di massima, la tendenza sul mondo degli spandiconcime si è abbastanza stabilizzata, con la stagione 2012 che si è chiusa sostanzialmente in linea con il 2011. A livello numerico, forse, si segnala una leggera flessione, ma compensata da quello che si era visto già come tendenza nel 2011, ovverosia l’abbandono degli spandiconcime più semplici e tradizionali per avvicinarsi in modo significativo a macchine hi-tech, dalle prestazioni più importanti, quindi anche più costose, con conseguenti vantaggi per il fatturato dei costruttori che è rimasto stabile o addirittura è aumentato.

L’azienda agricola rimane ancora il cliente principale di questo tipo di attrezzatura (anche se le versioni tecnologicamente più avanzate sono prerogativa più che altro delle imprese agromeccaniche), nel senso che comunque lo spandiconcime è visto un po’ come l’irroratrice, per cui è vero che certi servizi li può prestare anche il contoterzista, ma fino a un certo punto. In altre parole, lo spandiconcime è una macchina che va letta in un contesto aziendale, quindi per i costruttori il riferimento è ancora l’azienda agricola, piccola, media o grande che sia, quell’azienda che ha cominciato a mettere mano ai conti, comprendendo che ridurre i costi diminuendo la quantità di concime da distribuire alle colture non è la strada corretta da percorrere. La quantità di concime va preservata, nel senso che va gestita meglio in termini distributivi, arrivando a collocare il fertilizzante dove effettivamente ce n’è bisogno. Ecco allora che le tecnologie di cui parlavamo all’inizio fanno la differenza e anche se fanno lievitare il costo dello spandiconcime nei confronti di un modello tradizionale, vale la pena sostenere la spesa. Perchè nel giro di un paio d’anni, dicono i costruttori, l’investimento iniziale si ripaga ampiamente.

Altro aspetto da sottolineare è la tendenza a spostarsi verso grandi capacità: macchine da 4-5mila litri sono ormai diffuse anche sul nostro territorio e non è più fantascienza parlare anche per i campi italiani di distribuzioni su 42-52 metri, abbandonando quindi in parte il tradizionale 24 metri. Così come va notato che, anche se in termini percentuali i modelli portati sono decisamente la maggioranza rispetto ai trainati, molti spandiconcime nascono portati e poi diventano trainati, quindi l’incidenza di questi ultimi è maggiore di quanto non risulti dalle statistiche.

Chiudiamo con un commento sull’inizio della stagione 2013. Non si fanno salti di gioia, però trapela un cauto ottimismo. La situazione viene definita tendenzialmente di attesa, di riflessione. Da un lato ci sono i soliti Psr che possono dare la spinta, dall’altro in alcune zone d’Italia ci sono difficoltà per le piogge abbondanti nel periodo autunno-invernale. L’augurio dei costruttori è ovviamente che i clienti non aspettino le sovvenzioni per fare un investimento, ma al momento rimangono solo i grandi clienti a potersi permettere una logica imprenditoriale a tutto tondo nella propria azienda agricola, con conseguente impatto anche sul parco macchine in dotazione.

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