Psr sempre e solo agricoli?

Dopo tanti richiami di sirene, molti ammiccamenti e speranze conseguenti, pare proprio che la possibilità di entrare nella pianificazione dei Psr si allontani

«L’attesa del piacere è essa stessa il piacere», diceva Lessing.
Nel caso in questione l’attesa sta diventando un dispiacere continuo. Somigliante più al Beckett e al suo ‘Aspettando Godot’.
Andiamo al dunque.
Il riferimento è ai Piani di sviluppo rurale e alle aspettative delle imprese agromeccaniche di poter usufruire di parte dei contributi dalla nuova programmazione comunitaria/regionale.
Dopo tanti richiami di sirene, molti ammiccamenti e speranze conseguenti, pare proprio che la possibilità di entrare nella pianificazione dei Psr si allontani.
A oggi (giugno 2015) sono 4 (Bolzano, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana) i Piani di sviluppo già approvati da Bruxelles e, in questi, misure specifiche per i contoterzisti non se ne vedono.
I prossimi, per quanto riguarda l’Italia, dovrebbero essere quelli di Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria e Umbria. E anche in questi casi, nonostante le notevoli aperture di alcuni assessorati regionali, nessun stanziamento specifico è previsto.
La materia è complessa, ma proprio recentemente all’assemblea Unima Angelo Frascarelli, attento analista degli affari comunitari e dei documenti in uscita dai palazzi di Bruxelles, di fronte ai contoterzisti della più importante associazione italiana di agromeccanici, ha dichiarato di vedere pochi spiragli nella faccenda.
Come dire: le disposizioni impartite a suo tempo per l’elaborazione e la costruzione dei Psr non prevedono l’inserimento delle imprese agromeccaniche in una o in altra misura.
Gelo.
E così si è cominciato a ragionare sulle interpretazioni, sulle possibilità di essere inseriti in misure non specifiche, ma 'spendibili' anche per i contoterzisti, sul fatto che la programmazione era ancora 'modellabile'.
Difficile, davvero difficile.
E non è un caso che lo stesso presidente Unima, Silvano Ramadori, in un editoriale su Il Contoterzista, ha lanciato un preciso atto d'accusa alle amministrazioni, ammettendo implicitamente che agli agromeccanici le porte erano state chiuse: «Pochi Assessori regionali - scrive Ramadori - hanno saputo mantenere la calma e si sono realmente letti il regolamento che ammette ai fondi per lo sviluppo rurale anche le imprese definite 'non agricole' dal diritto comunitario, ma che operano direttamente a supporto della produzione agricola».
Una scelta («politica») sbagliata secondo Ramadori che ricadrà sugli stessi assessorati che «non hanno voluto attivare misure in grado di migliorare l'efficienza nel settore agricolo».
Se alle parole di Ramadori si aggiungono poi quelle di Mario Guidi, presidente di Confagricoltura, il dado appare tratto. Nella stessa assise Unima Guidi ha infatti apertamente dichiarato che la Confederazione che presiede è contraria all’accesso alle risorse del Programma di sviluppo rurale da parte dei contoterzisti agricoli, con riferimento alla diffusione di tecnologie innovative, poiché tali aiuti competono solo agli agricoltori.
La dura replica del Cai - il coordinamento degli agromeccanici italiani che vede assieme Unima e Confai - che parla di «visione offuscata e contraria alle esigenze delle aziende agricole. Le quali nell’impossibilità di acquistare trattrici e altri mezzi di una certa potenza, chiedono sempre più l’intervento degli agromeccanici», non cambia la sostanza delle cose: per i contoterzisti ci saranno, se ci saranno, solo briciole.
Al di là degli interessi di parte, una posizione che appare oggettivamente anacronistica. Se i Psr, per definizione stessa, devono tendere allo 'sviluppo rurale', in questo momento storico difficilmente si può prescindere dalla spinta innovativa e dalla necessità di tecnologia intrinseche all'attuale figura del contoterzista.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome