Furti di attrezzature agricole, non più un’eccezione

security cameras on the building corner
Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un susseguirsi di furti di attrezzature agricole che non trova riscontri nel tempo

William Shakespeare diceva: «La bellezza tenta i ladri più dell’oro».
Evidentemente nel settore della meccanizzazione agricola devono essere presenti poche cose auree e molte di un bello fuori dall’ordinario, di un’estetica davvero attraente.
Infatti, gli ultimi anni – ma la cosa è montata esponenzialmente – sono stati caratterizzati da un susseguirsi di furti che non trova riscontri nel tempo.
Da una frequenza di azioni fraudolente che ormai ha abbondantemente travalicato il concetto di eccezione e si sta pericolosamente avvicinando all’idea di regola.
Trattori in primis, ma anche mietitrebbie e attrezzature, spariscono in un batter d’occhio.
A volte vengono smontati in poche ore, altre volte caricati su camion capienti e fatti arrivare all’estero nel giro di un giorno, in luoghi poco accessibili e difficilmente rintracciabili.
Quello che sembrava un fenomeno circoscritto a poche aree geografiche nazionali, è ormai un clichè che si ripete in tutte le province agricole, dal Nord al Sud, con una continuità che non conosce barriere regionali.
La Puglia sembrava uno dei centri nevralgici. Sembrava... Poiché in poco tempo si sono succeduti note e comunicati di associazioni agricole, agromeccaniche e dei dealer che segnalavano ripetute azioni furtive. In Lombardia, nel Veneto, in Emilia-Romagna.
Unima, l’Unione nazionale delle imprese agromeccaniche, in piena estate, è uscita con un preoccupato e preoccupante comunicato, in cui chiedeva la collaborazione delle varie forze di polizia «contro la dilagante piaga dei furti di trattori agricoli», in grado di mettere a dura prova l’operatività stessa del settore agricolo. L’associazione individuava l’area interessata dai furti come caratterizzata da una forte concentrazione di trattori nuovi e di alto livello tecnologico, oltre che da un’ottima posizione geografica. In grado di favorire la celere spedizione dei mezzi rubati.
La stessa Unima segnalava «che gli eventi più frequenti interessano trattori di media potenza – fra 80 e 120 cavalli – con dimensioni tali da potere essere agevolmente caricati
in autocarri chiusi o centinati, in grado di eludere la sorveglianza delle forze dell’ordine ed essere avviati ai mercati finali; il fenomeno denuncia chiaramente la presenza di professionisti del crimine, capaci di violare anche i sistemi antifurto più sofisticati».
Sulla stessa lunghezza d’onda Unacma, l’Unione nazionale dei commercianti di macchine agricole, che parla di furti «che sono diventati un costo insostenibile per le aziende e per coloro che le assicurano».
L’allarme è talmente alto che «per definire le strategie operative da concordare con le forze dell’ordine occorre un dato nazionale in grado di dare forza alle rimostranze con le autorità politiche e giudiziarie». Pertanto Unacma auspica la collaborazione di tutti i rivenditori
ai quali chiede di compilare un dettagliato sondaggi conoscitivo.
E così, dopo gasolio e attrezzature, i ladri puntano ancora più in alto.
A macchine che costano diverse centinaia di migliaia di euro e che possono essere efficacemente riutilizzate.
Un fenomeno molto complesso da contrastare e che può essere limitato solo con l’apporto congiunto di molti soggetti: agricoltori, contoterzisti, rivenditori e forze dell’ordine.
Poichè la copertura assicurativa può essere un sollievo, uno zuccherino. Ma non la soluzione.

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