FederUnacoma sprona BolognaFiere

Il presidente di FederUnacoma interviene sulla questione di BolognaFiere evidenziando come il piano di investimenti per il miglioramento del quartiere non rappresenti un azzardo ma al contrario una scelta corretta dal punto di vista strategico e imprenditoriale

«Il dibattito sul futuro della Fiera di Bologna, e sul piano per la riqualificazione del quartiere, non dovrebbe riguardare l’opportunità o meno di fare investimenti, ma solo il modo in cui articolare il piano, poiché appare evidente come questo porterà vantaggi tanto alla Fiera quanto alla città».

Con queste parole Massimo Goldoni, presidente di FederUnacoma, la federazione italiana dei costruttori di macchine agricole (Confindustria), organizzatrice dell’Eima, interviene sulla questione di BolognaFiere e sulle polemiche e le contrapposizioni che in questi giorni hanno visto profilarsi un fronte del “no”, contrario al piano di sviluppo del quartiere.

Una manifestazione come Eima International – rende noto la Federazione dei costruttori di macchine per l’agricoltura – non soltanto rappresenta un’eccellenza nel calendario fieristico di Bologna, ma produce per la città e la provincia, solo in termini di indotto per quanto riguarda l’ospitalità alberghiera, la ristorazione, i trasporti e i servizi, un fatturato non inferiore ai 30 milioni di euro per ogni edizione.

Secondo FederUnacoma gli interventi per la riqualificazione della struttura e per l’ampliamento della superficie espositiva non sono dunque un azzardo dal punto di vista imprenditoriale ma un passaggio necessario per mantenere il quartiere efficiente e competitivo. In più occasioni la Federazione ha dimostrato, con dati concreti, la necessità di migliorare le strutture per contrastare la concorrenza estera e per mantenere a Bologna un business fieristico che rappresenta per l’intera città una risorsa importante.

La carenza di superficie espositiva si sta palesando in modo sempre più evidente: a oggi, con nove mesi di anticipo sull’evento, che si svolgerà dal 9 al 13 novembre prossimo, gli organizzatori di Eima hanno già impegnato oltre il 70 per cento dell’intero quartiere fieristico, e questo fa prevedere che anche per questa edizione un cospicuo numero di industrie non potrà prendere parte alla manifestazione per mancanza di spazio.

«Una rassegna come l’Eima è il prodotto di una storia lunga, è una grande fucina di idee, è la vetrina di un settore industriale che rappresenta un’eccellenza del Made in Italy e che da anni sceglie la città capoluogo come piattaforma per la propria promozione e il proprio business – sostiene Goldoni – e ragionare sul piano di ristrutturazione della Fiera come se questa fosse un ‘contenitore’ ancora da riempire è profondamente sbagliato».

«La Fiera dovrebbe identificarsi negli eventi che in essa si svolgono – conclude Goldoni – e l’adeguamento delle strutture alle esigenze del mercato dovrebbe essere un processo spontaneo e fisiologico. Senza interventi migliorativi le grandi rassegne non potranno restare a Bologna e non si capisce a chi potrebbe giovare una simile conclusione».

A sostegno del progetto di sviluppo del Quartiere Fieristico si sono nuovamente pronunciate l’amministrazione cittadina e la Regione Emilia-Romagna. Nella giornata di ieri, infatti, il presidente Goldoni ha incontrato ufficialmente il sindaco di Bologna, Virginio Merola, e l’Assessore Regionale alle Attività Produttive, Palma Costi, i quali hanno garantito l’impegno finanziario di 10 milioni di euro previsto a carico della parte pubblica per la realizzazione del progetto di riqualificazione.

Nel corso dell’incontro il sindaco e l’assessore hanno voluto ancora una volta sottolineare l’importanza che la rassegna Eima resti a Bologna, e che quindi FederUnacoma venga messa in condizione di rispettare il contratto che la lega al capoluogo emiliano sino al 2024.

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1 commento

  1. La fiera EIMA per tornare a livelli importanti in Europa e nel mondo, con una sede comparabile con quella di Hannover, ed essere più facilmente raggiungilbile da tutti gli stranieri, incluso dal nord ed est Europa, sono anni che penso che non possa che trasferirsi a Milano.
    Altrimenti rischia di fare la fine di Verona. Ma ai dirigenti Unacoma l’idea Milano non sembra piacere.

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