Contoterzisti vitali, eppure discriminati

La figura del contoterzista è vitale per l'agricoltura italiana e protagonista dell'innovazione, ma viene discriminata

Andando a sfogliare qualche numero di Macchine e Motori Agricoli di quasi 20 anni fa, si può, forse con sorpresa, scoprire che già allora la figura del contoterzista era ritenuta vitale per l’agricoltura italiana. Nonchè protagonista assoluta dell’innovazione.
Scriveva sulla nostra rivista nel lontano 1998 l’allora presidente di Unacma, Massimo Albonetti: «Questa figura, il contoterzista agricolo, non ancora riconosciuto ufficialmente in tutte le legislazioni che riguardano l’agricoltura, però ormai in modo indiscutibile cardine nella gesione ordinaria di un’azienda agricola, fatica a farsi largo istituzionalmente. Pur essendo oggi il protagonista nella meccanizzazione agricola, per quanto concerne investimento e aggiornamento tecnologico, spesso è dimenticato da chi predispone aiuti finanziari di settore».
Per chi ha a che fare con le imprese agromeccaniche salta subito all’occhio il parallelo con la situazione odierna. Se escludiamo il passaggio relativo al riconoscimento ufficiale della categoria, ormai da tempo ottenuto, il resto è tremendamente e tristemente attuale. Ne è stata riprova anche la recente esclusione dei contoterzisti dai Psr.
Ma non è solo una questione di contributi. Anche l’attribuzione di un ruolo fondamentale alle imprese agromeccaniche nel mantenimento di un’agricoltura competitiva è ormai riconosciuta da più parti. Ci sono anche dei numeri a conferma di questo trend, come l’indagine condotta da Nomisma e Unima proprio sul mondo del contoterzismo agricolo italiano. Eppure non si comprende perché spesso gli imprenditori agromeccanici non siano coinvolti nei tavoli istituzionali o addirittura siano discriminati nelle decisioni prese dai politici. Politici che fino al giorno prima a parole si sono sempre dichiarati dalla loro parte.
I parallelismi con la fine degli anni Novanta non finiscono qui. Sempre sulla nostra rivista si trattava del cronico ritardo da parte degli agricoltori nel pagamento del servizio agromeccanico, tradizionalmente posticipato alla fine dell’annata agraria. La situazione attuale non sembra essere molto diversa. Anzi, potremmo dire che è peggiorata, dal momento che si fanno sempre più frequenti i casi di insolvenza anche nel settore agricolo, prima limitati ad altri comparti.
Che dire poi dell’innovazione. Non è certo di ieri la notizia che solo i contoterzisti sono in grado di mettere alla prova su vasta scala un prodotto o una macchina innovativa e hanno le capacità finanziarie e strutturali per affrontare investimenti importanti nell’ambito delle macchine agricole.
Consola poco il fatto che questo sia un male comune a tutta l’Europa e non solo italiano. Proprio recentemente si sono radunate a convegno le associazioni dei contoterzisti dei principali paesi europei ed è emerso come siano condivise alcune criticità di tipo economico (tempi di pagamento dei clienti, costo degli input, gasolio in primis, costo di acquisto di trattrici e macchine operatrici, accesso al credito) e di sistema (burocrazia, mancanza di manodopera qualificata). Così come è ormai opinione comune che il contoterzista agricolo debba ragionare da imprenditore e intuire le direzioni verso cui va il mercato, senza fare troppo affidamento sugli eventuali contributi.
Chiudiamo riprendendo il passaggio finale dell’articolo scritto da Albonetti su Macchine e Motori Agricoli nel 1998. «Anche nel mondo dell’impresa agromeccanica professionalità, qualità di servizio e serietà non sempre hanno dal mercato il riconoscimento dovuto e queste credo siano le caratteristiche che ci accomunano. Ma ci accomuna anche la convinzione che la testardaggine con cui si perseguono questi obiettivi prima o poi verrà premiata».
Stiamo ancora aspettando questa premiazione... con testardaggine.

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